Anno d’uscita: 1986
Sito web: https://it.wikipedia.org/wiki/Talk_Talk

«Ci si può salvare in ciò che è più fragile e sfuggire alle costrizioni quotidiane che avvolgono la nostra esistenza?» Questo si chiedeva Italo Calvino nelle sue “Lezioni Americane”, trattando il tema della leggerezza e prendendo spunto da grandi autori come Montale e Kundera.
Il metro di misura nella vita è la leggerezza. Italo Calvino sostiene che per vivere meglio bisogna togliere peso alle cose perché leggerezza non è fragilità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore.
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Vorrei accostare questa mia premessa ad una band musicale che si è caratterizzata per aver avuto uno dei percorsi stilistici più singolari della storia della musica, diventando alla fine addirittura seminale e ponendosi drammaticamente in anticipo sui tempi, facendosi pioniera di un genere che, a distanza di anni, prenderà il nome di post-rock ispirando gruppi come Radiohead, Mogwai e Sigur Rós.

Mi riferisco ai Talk Talk del compianto Mark Hollis, anti-divo per eccellenza in un contesto dove a farla da padroni in termini di vendite e popolarità c’erano Duran Duran, Prince, Madonna, Michael Jackson, ecc.. ed in particolare all’album “The Colour of Spring” del 1986, un lavoro che rappresenta l’ago della bilancia della loro carriera artistica, il punto di non ritorno verso un percorso ascendente dal punto di vista musicale, ma discendente da quello commerciale.

Da qui in poi la band muterà verso sonorità completamente nuove ed originali, sperimentando una sorta di concezione de frammentata di forma canzone che si compone anche e soprattutto di silenzi nella struttura dei brani.

Infatti i successivi due lavori del gruppo londinese, “Spirit Of Eden” del 1988 e “Laughing Stock” del 1991, sono caratterizzati da una forma musicale completamente inedita, sospesa tra progressive rock, jazz e ambient.
Ma è in “The Colour Of Spring” che avviene questa transizione artistica e musicale, dove i Talk Talk riescono a far conciliare quel synth pop strumentale accattivante e mai banale dei primi anni, capace di imporsi e sgomitare in classifica con le hit dell’epoca ottenendo discreti successi a livello internazionale, con la sperimentazione più estrema e coraggiosa, fatta di strofe sussurrate, tempi in terzine jazz, atmosfere eteree e piacevoli silenzi irreali.

Questo approccio musicale così “leggero e fragile” viene rappresentato al meglio sulla copertina del disco con una illustrazione pittorica raffigurante delle farfalle che nel loro insieme vanno a comporre nell’immaginario dell’osservatore quasi un volto.

Quale essere vivente può rappresentare al meglio la leggerezza e la fragilità citate in apertura secondo le tesi di Calvino se non appunto la farfalla, la quale impersona la metamorfosi stessa che la band attraversa con questo bellissimo lavoro discografico.

Un full-length che si mette le vesti della crisalide, guscio e involucro di mutazione e trasformazione da bruco a farfalla, la cover perfetta per dare il giusto senso all’opera.

La realizzazione di questa bellissima copertina viene affidata a James Marsh: artista designer celebre per le sue illustrazioni di farfalle, uccelli ed altri animali immaginari ispirate ai cataloghi naturalistici dell’Ottocento.
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Illustrations_of_new_species_of_exotic_butterflies_Leptalis_VI.jpg

Marsh ha studiato design e display al Batley College of Art e Design, tra i suoi lavori più notevoli ci sono alcune copertine per la rivista Time, i lavori grafici appunto di tutti i long playing in studio pubblicati dalla band inglese dei Talk Talk e la sua copertina apribile per la prima release dei Jamiroquai del 1993 “Emergency on Planet Earth”. Nel 2015, Marsh è stato inserito nella Album Cover Hall of Fame negli Stati Uniti.
Il suo apporto artistico ai Talk Talk dal punto di vista visivo è veramente notevole, e questo lo si può percepire visionando tutte le copertine dei loro lavori affidate appunto alla sua arte pittorica ed alle sue raffigurazioni stilistiche uniche nel trattare il genere naturalistico tipico dei cataloghi del XIX Secolo come già citato in precedenza.

Tranne che per la cover dell’omonimo “Talk Talk” del 1982, tra l’altro molto elegante e originale, egli si soffermò in modo particolare sulle farfalle e sugli uccelli, stilizzandoli e rappresentandoli in maniera artistica e surreale, dando forma a collage visivi e alberi spogli sui quali si adagiano uccelli, anche immaginari, dando vita a forme rotonde, magiche e misteriose.

È quindi nella fragilità delle farfalle rappresentate sulla copertina di “The Colour Of Spring” che i Talk Talk trovano la leggerezza in musica, dando alla luce non il loro capolavoro, ma un disco bellissimo, dove risuonano i colori della primavera, la “loro” primavera, sinonimo di rinascita a nuova forma sonora, il lorowormhole” o ponte di Einstein verso un’altra dimensione, quella del post-rock.

Il giusto artista per dei musicisti che mi piace definire, omaggiando il cinema di Hitchcock, come “La band che visse due volte”.
Marco “Machu” Dadàmo

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