Anno d’uscita: 2023
Sito web: https://www.facebook.com/lamenadepaginaufficiale/

Il gruppo alternative Metal dal nome La Menade è composto attualmente da Tatiana Lassandro (voce e chitarra), Tanya Marano (tastiera), Laura Colarieti (batteria), con la partecipazione di Luciana “Lux” (basso).
La band nasce a Roma nel 2000 e all’appello hanno già tre album pubblicati con un forte riscontro di pubblico e di stampa specializzata: l’Ep “Conflitti e Sogni” nel 2005, (per Load Up Records), “Male di Luna” del 2007, orgogliosamente autoprodotto e “DisumanaMente” (Valery Records, 2014).

Il gruppo conta anche innumerevoli live in tutta Italia, la vittoria alla prima edizione del contest organizzato da Roma Rock Festival, (uno speciale su Rai Uno), la partecipazione a due colonne sonore e la finale nazionale del W:O:A Metal Battle Italy nel 2015.

Il nome del gruppo rimanda a ciò che è la mitologia Greca; le Menadi, infatti, erano conosciute come sacerdotesse del dio Dioniso, il dio dell’ebbrezza, del vino e del raccolto, e quindi della follia e dell’irrazionalità. Attraverso danze euforiche mescolate alla musica come mezzo per raggiungere l’estasi, la società dell’epoca invocava il loro dio. L’ispirazione alle Baccanti è proprio una vera e propria presa di posizione da parte del gruppo, ispirandosi ad esso alla continua ricerca di una propria originalità musicale, libera da vincoli e cliché. Le ragazze impongono la loro presenza sulla scena underground, presentandosi con un songwriting del tutto personale a cui si accompagna una presa live di grande impatto.Dopo l’uscita di Chiara Milita (basso) dalla band e anni di attesa La Menade tornano nel 2023 con un nuovo full-length “Reversum” (pubblicato da Time To Kill Records), in cui la lingua italiana lascia il posto a quella inglese ed è proprio di questo lavoro di cui ora andiamo a scoprirne il significato visivo.

L’artwork è opera di Fabio Listrani, artista autodidatta, illustratore, autore, musicista e grafico, laureato in una facoltà scientifica chiamata Scienze dei Media di Roma. (https://www.instagram.com/fabio_listrani/).

La band dice che lo scopo era quello di voler fotografare in un’immagine la disfatta del nostro mondo e della sua bellezza, rappresentata dalla statua femminile in primo piano che richiama in alcuni suoi dettagli la Nike greca, identificata come una donna con le ali, raffigurazione di vittoria e di bellezza che, incuranti, stiamo ormai ahimè distruggendo.
Non ci sono molte informazioni su Nike nella cultura greca, a parte quelle relative a sua madre Stige (figlia dell’ Oceano) e a suo padre Pallade, il Titano. Aveva tre sorelle, anch’esse personificazioni: Zelos (Rivalità), Cratos (Supremazia) e Bia (Forza), le quali, assieme a Nike, sedevano sempre con il saggio Zeus sul Monte Olimpo.

L’alloro che la scultura tiene tra le mani simboleggia la sapienza, la gloria ed il successo; infatti già nell’antichità greco-romana questa pianta era sacra ad Apollo, cingeva la fronte di grandi poeti e dei vincitori. Basti ricordare solo l’immagine del sommo poeta e politico toscano Dante Alighieri.
Ma eccolo apparire anche in altre opere d’arte come ad esempio nella tela “Apollo e Dafne” (1470) di Pollaiolo (pittore, scultore e orafo italiano), dove Ovidio narra di come la ninfa Dafne, per sfuggire all’amore di Apollo, fu trasformata dal padre in una pianta di alloro (o lauro). Da quel momento questa pianta è sempre rimasta sacra al Dio Sole; infatti, i contadini romani, per ingraziarsi i favori del Sole, avevano l’usanza di legare tre ramoscelli d’alloro con un cordoncino rosso. In questo modo avrebbero così favorito il buon raccolto, aiutando il grano a maturare e donare benessere alla popolazione.
Essendo quest’ultimo anche dio della bellezza, della musica e della poesia, questa pianta è diventata attributo di chi si applica a tali arti. Ancora ad oggi viene spesso raffigurato su stemmi e medaglie come emblema di premio e trionfo. Addirittura gli antichi greci erano convinti che le foglie di questa pianta possedessero il potere di trasmettere il dono della previsione, di poter respingere la sfortuna e anche le malattie infettive.

A Delfi, la casa dell’oracolo di Apollo, i sacerdoti e la pitonessa masticavano o incendiavano foglie di alloro per instaurare un collegamento con gli déi.

Siamo quindi davanti ad un’immagine di grandiosità ormai decaduta, quella di un uomo che, pur avendone tutti i mezzi, non ha saputo sfruttare le sue potenzialità ed ha finito per essere piuttosto il carnefice del mondo che avrebbe potuto (o dovuto?) rendere migliore.

E questo si traduce in un’inevitabile sconfitta dell’umanità, schiacciata e abbruttita da meccanismi e tempi disumani.

Da qui il paesaggio desolato (il terreno ormai reso arido, la statua in rovina, le macerie di una città sullo sfondo religioso con le croci) e il cielo apocalittico della copertina che evocano una disfatta totale. Il rosso ha la prevalenza su tutto e, nonostante sia simbolo di energia e volontà, qui è come se fosse il sangue versato, evidenziando i fulmini che scendono dal cielo. Solo a destra, in un piccolissimo angolo, il cielo rimane del suo quieto blu stellato.

Che sia quella piccola speranza per un futuro migliore?

D’altro canto è praticamente da una vita che l’uomo disimpara, che si fa la guerra… E visto che di antica Grecia abbiamo parlato, posso rendere nota la battaglia del Peloponneso, dove per quasi un anno i greci si scontrarono in un conflitto di una violenza assurda che colpì gran parte della popolazione civile, proprio come sta succedendo ora… è la gente, il popolo, che ahimè ci rimette sempre. Tra il 431 a.C. e il 404 a.C., Sparta si trova a combattere contro Atene, un conflitto in cui uomini uniti da lingua, religione e costumi cercarono in tutti i modi di distruggersi. Per ben ventisette anni ebbero luogo assedi e battaglie navali, uno scontro che si combatté anche nelle case e nelle strade, causando così migliaia di morti e provocando l’espulsione di migliaia di rifugiati.

Si andrà mai ad imparare dal passato?

L’immagine di copertina è completata dall’artwork interno che svela i tre simboli alchemici (usati per denotare alcuni elementi e composti: putrefazione, Saturno e terra) che scandiscono il ciclo essenziale della “distruzione/morte”. Un ciclo che è solo una parte del tutto e che si pone come percorso necessario per raggiungere il traguardo successivo, ossia la rigenerazione/purificazione.

“Reversum” è appunto, come la sua cover racconta, l’inizio di questo ciclo e come tale è un album intimo e cupo e, se vogliamo, introspettivo nel mood e nel sound.

E come dice la band stessa in un’intervista in TrueMetal: «Questo album è la distruzione di ciò che era, uno sguardo sulle rovine di questo mondo, dove la bellezza non ha più valore e l’umanità definitivamente scompare. É roccia e fiamme. Terra e fuoco».

A voi ora l’ascolto, vi attende un mix di metal, dark, elettronica e progressive!
Antonella “Aeglos” Astori