Anno d’uscita:  1978
Sito web: https://www.slf.rocks/

Nell’ottobre del 1977 i Clash devono esibirsi all’Ulster Hall di Belfast. Siamo nella fase calda degli scontri nell’Irlanda del Nord tra cattolici irlandesi e unionisti protestanti, con la guerriglia e gli attentati dell’IRA da una parte e la risposta dura risposta militare di Londra dall’altra. In un contesto che sconfina con la guerra civile, il concerto della band guidata da Joe Strummer, schierata politicamente a sinistra, viene annullato per ragioni politiche. I fan dei Clash scendono in piazza per protesta. La polizia interviene a disperdere e scoppia una rivolta, divenuta celebre col nome di “Battaglia di Bedford Street”.

In seguito a questo fatto, quattro giovani di Belfast che suonano in una cover rock band decidono di dare una svolta al proprio lavoro. Gli Stiff Little Fingers, letteralmente “Mignoli Rigidi”, abbandonano il rock tradizionale e si danno al punk. Alla fine del 1978 registrano il loro primo long playing punk, che verrà rilasciato nel febbraio dell’anno seguente.
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La band guidata dal carismatico Jake Burns, molto probabilmente senza la consapevolezza, sforna così una delle pietre miliari della storia del punk rock. Si tratta di “Inflammable Material”, disco con all’interno alcuni brani fulminanti come “Suspect Device”, “Wasted Life”, “White Noise”, “Law and Order”, “Rough Trade” e soprattutto la celeberrima “Alternative Ulster”, canzone destinata a divenire un inno politico.

Gli Stiff Little Fingers uniscono alle sonorità punk un forte messaggio politico. Come scrive Garry Bushell sulla rivista “Sounds”, il lavoro del gruppo nordirlandese è «una magnifica fetta di punk vintage suonato velocemente e freneticamente, carico di testi potenti e ritornelli energici abbaiati con rabbia e convinzione dall’uomo con il mal di gola permanente, il cantante-chitarrista Jake Burns».

I testi scomodi rendono il disco materiale scottante, addirittura infiammabile, come dice il titolo. In una città come Belfast, dove gli scontri tra irlandesi e unionisti sono all’ordine del giorno, un disco come “Material Inflammable” per molti non è cosa gradita. La stessa band cerca, a partire dai suoi concerti, di unire giovani cattolici e protestanti.

Nello stesso 1978 arriva sul mercato uno dei primi e più influenti videogiochi di sempre: “Space Invaders”. Il gioco è semplice, a schermata fissa, e prevede la discesa dallo spazio di navicelle aliene, che il videogiocatore deve abbattere con un cannone dai colpi illimitati e che può muoversi solo orizzontalmente. Gli alieni, con uno schema univoco e un ampio e ordinato zig-zag, scendono verso il fondo dello schermo, fino a scontrarsi con il cannone, decretando l’avvenuta invasione e la conseguente fine della partita. Il cannone deve ovviamente abbattere tutte le navicelle aliene, che nella loro discesa aumentano la velocità.
Il gioco deve aver colpito gli Stiff Little Fingers, tanto da inserire come illustrazione di “Inflammable Material” nove fiammelle ordinate in tre colonne da tre che ricordano tanto le navicelle nemiche di “Space Invaders”.  Le nove fiamme sono stilizzate, come quelle realizzate dai primi computer che in quegli anni stanno iniziando a diffondersi. Il loro colore è grigio su sfondo nero. Il nome della band e il titolo del cd sono invece in rosso.

Quasi a contrapporre dei finti fuochi di un videogioco a una terra realmente infiammata come l’Ulster, l’illustrazione unisce divertente finzione a crudele realtà. Il conflitto nordirlandese, mai definitivamente terminato, lascia sul campo circa 3.500 morti, con un picco nella seconda metà degli Anni Settanta.
Sono gli anni in cui in tutto il Regno Unito esplode il fenomeno punk e gli stessi Stiff Little Fingers restano attratti da questa nuova musica dirompente ed eversiva. Se ha un senso a Londra, ne deve avere ancora di più a Belfast!

In questi anni, mentre tanti ragazzi iniziano a intrattenersi con una nuova forma di svago presente nelle sale giochi, nell’Irlanda del Nord si combatte. C’è chi ha poco da divertirsi in una delle poche zone europee dove la guerra non sembra volersene andare. E che lascia, a distanza di anni, ancora degli strascichi. Proprio per questo “Material Inflammable” resta un disco tra i più influenti di sempre. La sua cover non è da meno, immergendoci negli anni più bui dell’Irlanda del Nord, quando c’era chi sparava agli alieni di “Space Invaders” sullo schermo e chi piazzava le bombe per le strade di Belfast.
Leonardo Marzorati