Anno d’uscita: 2024
Sito web: https://www.simonecarnaghi.it

Non basta fare un album parlando di cosa non va nel mondo, non basta creare una tracklist per far capire quanto il nostro pianeta sta cadendo a pezzi. Questo Simone Carnaghi lo sa bene, artista di cui abbiamo già parlato in occasione dell’artwork “Nightmares in Daylight”.

Per chi ancora non conoscesse Simone Carnaghi bisogna che sappiate che è stato lui stesso ad occuparsi di tutto per questo disco; si è quindi messo in gioco come compositore, arrangiatore, musicista, gestendo anche il mixaggio e la masterizzazione presso il suo studio privato di musica a Rescaldina (MI), dove porta avanti la sua attività di insegnante polistrumentista, che ormai esercita da anni.
Ora si ripropone con un full-length ancora più forte, più attivo e con testi più incisivi che mai, con “Mankind”, senza paura di esprimere ciò che sente; canzone dopo canzone, testo dopo testo, ci apre la mente verso ciò che sta succedendo intorno a noi.
«L’avidità e soprattutto l’egoismo di tante persone è il cancro di questo mondo. Tutto ruota attorno ai soldi e al potere. I “potenti” non si accontentano e vogliono sempre di più, non curandosi minimamente di alcun tipo di conseguenze», – dice Simone stesso – «Le energie positive e negative sono presenti in ognuno di noi, sta a noi cercare di vivere al meglio delle nostre possibilità e cercare di fare vivere al meglio le persone che ci stanno accanto e con cui condividiamo momenti della nostra vita».

“Mankind” è un concept album e questa particolarissima cover, creata da Astori Antonella (alias Aeglos Art, ebbene sì, sono sempre io! https://www.facebook.com/aeglosartphoto) comunica e racconta storie ed emozioni proprio come avviene per le musiche e le parole di ciascuna canzone. Come lo stesso Carnaghi mette in evidenza, è una release davvero particolareggiata sotto ogni punto di vista, che musicalmente gode di un arrangiamento davvero ben curato in tutti i dettagli, (la copertina non poteva certo essere da meno); ci troviamo ad ascoltare un genere heavy metal con influenze progressive e non solo.
L’artwork  risulta essere piuttosto articolato e richiede molta attenzione ai grandi e piccoli dettagli. La prima cosa che chiaramente si nota è il volto con evidente cervello di un uomo connesso a ciò che sono gli elementi in natura (terra, acqua, aria, fuoco), un uomo che vuole controllare a modo suo tutto ciò che lo circonda, in maniera però egoistica, logorando sé stesso e l’ambiente. Il suo cervello, ma anche la parte facciale, sono divisi in due; il lato sinistro è praticamente grigio, logorato, quasi uno scheletro che fuma, con un occhio ormai cieco (eh sì, le persone ormai sembra che guardano ma non osservano veramente, rimangono impassibili davanti a tutto questo degrado), una parte sopraffatta dalle sue malefatte, mentre l’emisfero destro cerca ancora di resistere… ma per quanto ancora lo potrà fare?

Anche ciò che sta in basso, si rispecchia in questa divisione: da un lato un pezzo di terra molto secco con spaccature (la siccità ormai sta diventando anche questo un grosso problema) e dall’altra parte l’acqua, con cerchi concentrici che in un qualche modo rendono l’idea della calma e tranquillità, dando un forte contrasto a tutto ciò che c’è di negativo.

Andiamo ora a vedere più da vicino i dettagli…

Nel lato sinistro della copertina si vedono dei chiari riferimenti alla guerra, con fumo generato da esplosioni, bombe, carri armati, aerei militari in cielo e gente con la mascherina per non respirare ciò che si sta emettendo nell’aria. Su dei bidoni, infatti, troviamo il simbolo pericolo delle radiazioni (detto anche Trefoil) che è stato ideato nel 1946 presso il Radiation Laboratory dell’ Università della California, a Berkley.
La sua spiegazione è tanto semplice quanto efficace: il pallino al centro rappresenta l’atomo e le tre sagome nere simboleggiano la radioattività emessa. Ma come è nato questo logo? La storia dietro alla sua ispirazione è andata persa ahimè nel tempo: secondo alcuni resoconti dell’epoca, gli ideatori avrebbero preso spunto da un cartello di “pericolo eliche in movimento” di un vicino bacino di carenaggio. Secondo altri si lasciarono ispirare dalla bandiera della Marina Giapponese, all’epoca un simbolo ben noto a tutti gli americani e facilmente associabile a una sensazione di pericolo.
Tra l’altro questo logo in realtà non nasce con questi colori, ma bensì sono state create nel corso degli anni varie versioni, prima magenta e blu, poi magenta e giallo, per finire col sostituire il magenta col nero.

Il messaggio di Simone vuole essere di protesta contro queste assurdità che continuano a ripetersi nel corso della storia dell’essere umano. «C’è veramente da vergognarsi di tutto questo. Chiunque commetta queste crudeltà non si ferma mai a pensare che in questo mondo anche loro ne fanno parte?» (N.d.A.) Ci sono diversi altri particolari che mettono in evidenza la crudeltà dell’essere umano, non solo verso il suo simile, ma anche verso l’ambiente circostante, come prodotti chimici buttati poi in giro in mezzo alla natura, inquinamento, mozziconi di sigarette, lattine di bibite e mascherine buttate per terra. Tra l’altro, quest’ultimo oggetto, fa chiaramente riferimento a ciò che ha preso vita nel 2020, anno in cui fece la sua comparsa il Covid-19 (acronimo dell’inglese CoronaVirus Disease 19) e tutta l’umanità è stata messa a sedere da questa pandemia diffusasi a livello globale senza poter fare nulla, se non che aspettare e sperare.

Nel lato destro della copertina, invece, si può notare un barlume di speranza che si manifesta con dei colori più chiari dati dalla luce emanata da un faro, e la nuova vita che nasce da una piantina verde che rappresenta la natura e che cerca di trionfare al di sopra delle crudeltà dell’essere umano.

Questo punto di riferimento è la sentinella del mare, il guardiano della notte. In letteratura, il noto libro di Virginia Woolf (1882-1941), “Gita al Faro”, ci dona paesaggi indimenticabili, consacrando il mito del faro nella scrittura: «Ora erano molto vicini al faro. Eccolo che si stagliava, nudo e dritto, abbagliante di bianco e nero, e si vedevano le onde rompersi in schegge bianche come vetro infranto contro gli scogli. Si vedevano le venature e le spaccature degli scogli. Si vedevano chiaramente le finestre; un tocco di bianco su una di esse, e un ciuffo di verde sullo scoglio. Un uomo era uscito e li aveva guardati con il cannocchiale ed era rientrato. Ecco com’era, pensò James, il faro che per tutti quegli anni avevano visto attraverso la baia; era una torre nuda su una roccia deserta».
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:George_Charles_Beresford_-_Virginia_Woolf_in_1902_-_Restoration.jpg

Inoltre Jules Verne fu un altro grande viaggiatore della fantasia e dell’immaginazione e ci ha regalato immagini veramente suggestive del faro col suo romanzo “Le Phare du Bout du Monde”. Una delle massime esperte di fari in Italia, Annamaria Lilla Mariotti, ha dedicato ai fari molte pagine fantastiche tra dettagli storici, architettonici, curiosità, leggende e fotografie dalla sua passione ed esperienza personale. Dal suo prezioso studio e ricerca, emerge come la storia dei fari sia una storia affascinante che parte da molto lontano.
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:F%C3%A9lix_Nadar_1820-1910_portraits_Jules_Verne.jpg

I colori tendono a scurire e a creare la giusta atmosfera per rappresentare al meglio i danni inflitti al nostro mondo a causa dell’essere umano, non solo da un punto di vista ambientale, ma anche da un punto di vista sociale. Ecco quindi varianti tetre a sinistra e colori caldi per il lato destro.  Chiudete quindi gli occhi, fermatevi a pensare al nostro pianeta, a noi stessi, e fatevi avvolgere dalla musica di questo album! Forse un giorno l’uomo riuscirà a capire e a non fare più questi errori, la speranza è l’ultima a morire.
Antonella “Aeglos” Astori

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