Anno di uscita: 2002
Sito web: https://www.instagram.com/jeanclaudeades/

Va bene: artificiosamente, forzatamente, magari pure sovvertendo le leggi della fisica… d’accordo: tutto quello che volete… però, sulle spiagge italiane nelle estati tra la seconda metà degli anni ‘90 e i primi 2000, il pallone da calcio dei giovani turisti doveva rotolare sempre proprio fino alle sedie a sdraio del gruppo di ragazze intente all’abbronzatura. Era un metodo comune per attaccare bottone con le sopraddette giovanotte: bastava scusarsi, recuperare la sfera, e poi inventarsi qualche trovata per (provare a) fare colpo.

Risultati? Alla peggio, l’indifferenza. Alla molto peggio, poteva succedervi di finire come gli attori di una pubblicità della birra Nastro Azzurro del 1996, i quali, dopo aver convinto le tintarellanti a partecipare ad un “partitone” di calcio, incassavano da queste ultime vangate di eurogol (uno addirittura in rovesciata)…
Incidenti del mestiere. Un po’ come quello del pallone ribelle che, invece di collaborare, si fermava puntualmente qualche metro prima dell’obiettivo («Oh, se s’impianta anche la terza volta, o si spiana prima la cunetta o io torno in sdraio, chiaro?!», tagliò corto a questo proposito un mio vicino d’ombrellone una domenica di luglio a Jesolo nel 2001). Erano imprevisti che a modo loro coloravano la giornata; e pazienza, se la rendevano più simile a qualche scena di “Acapulco, prima spiaggia… a sinistra”, piuttosto che ad una puntata di “Baywatch”.
Oggi, forse, questo metodo del “pallone rotolante” non è più così di moda. Le mie due amiche Laura e Dalila, più giovani di me di qualche anno, mi hanno infatti raccontato, dapprincipio, che a loro sono capitati ammiratori con pensate più moderne per far conoscenza sulla spiaggia. Tuttavia, entrambe hanno poi anche detto che, effettivamente, qualche “palleggiatore finto-casuale” si fa ancora vivo durante le varie estati, ciarliero ma con il classico filo d’imbarazzo malcelato che, se non fosse per l’abbronzatura, gli tingerebbe le guance di tutti i colori degli ombrelloni che ha sopra la testa… Tutto come da copione, insomma, e mi sa che potremo rivedere questa scena ancora anche quando avranno inventato i pedalò 3.0; chissà…

Nel frattempo sarà cambiato l’attore o il musicista di moda che l’aspirante acchiappatore proverà ad imitare per suscitare interesse: ovvio. A cavallo del 2000, ad esempio, Leonardo Di Caprio era in pieno successo con i cuori delle sue fan, e di conseguenza io e qualche mio compagno di liceo tentavamo di ispirarci a lui, con risultati che a dirla tutta affondavano più in fretta del suo Titanic, ma vabbè… mica era colpa sua. Un paio di anni dopo, alle porte dell’estate 2002, capitò invece nel nostro immaginario un altro personaggio dello spettacolo, che scalzò Di Caprio dalla cima dei “riferimenti”: Jean Claude Ades, in arte J.C.A., produttore discografico anglo-tedesco specializzato in musica elettronica, nonché autore del fortunato CD-singolo “I Begin To Wonder”, di cui vedete la copertina nell’immagine in apertura.
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Jean_Claude_Ades_-_Press.jpg

La title track del disco portò molte soddisfazioni ad Ades fin dal primo momento: le note della canzone, che intrecciavano suggestioni Anni ’80 con house-music ibizenca, furoreggiarono per l’appunto in fretta tra gli appassionati di musica dance, tanto da garantire al produttore anglo-tedesco la partecipazione all’edizione 2002 del popolare Festivalbar. Non solo: “I Begin to Wonder” fu anche apprezzata dalla popstar Dannii Minogue, che ne eseguì una propria versione, accrescendone ulteriormente il successo.
Tuttavia, oltre al trionfo discografico, c’era anche un altro aspetto di Jean Claude Ades che spiccava all’occhio all’istante guardando il videoclip della sua hit, e che fu efficacemente riassunto così dal mio compagno di classe Amix: «Lui sì che pullula! Lui sì che prospera! …».

In effetti, il filmato promozionale di “I Begin To Wonder” mostrava da subito l’autore della canzone, nei panni di un fotografo di grido, circondato da modelle ammiccanti. Dopodiché, il protagonista lasciava la macchina fotografica e passava in una sorta di zona-benessere, dove le suddette modelle, se possibile, aumentavano pure di numero. Niente da aggiungere: ovunque andasse, J.C.A. appunto “pullulava”; guardate di nuovo la copertina del disco e ditemi se non è vero.

Con un simile “curriculum”, fu automatico nominare goliardicamente Ades “exemplum estivo” con votazione plebiscitaria di quattro banchi della classe su quattro. E perciò, nel luglio e nell’agosto del 2002 i palloni da spiaggia e le speranze mie e di alcuni miei compagni liceali seguirono le note di “I Begin To Wonder”. Devo aggiungere per completezza che J.C.A. fu l’ultimo giocoso “modello di riferimento” che scegliemmo; non so quindi se altri musicisti o uomini di spettacolo abbiano poi superato il punteggio vertiginoso che gli assegnammo sul “pullulometro”. Solo quando, molto tempo dopo, ho conosciuto il mio amico Jack e la sua fama («Jack moderno Casanova: stai sicuro che ci riesce, ogni volta che ci prova»; «Jack come un bronzo di Riace. Non lamentatevi, mariti: non è colpa sua se piace»), ho avuto l’impressione che il “record” fosse in pericolo. E allora, ci sarà stato nel frattempo qualcuno in grado di superare il punteggio di Jean Claude Ades? E quale canzone sarà l’attuale colonna sonora degli acchiappatori tra gli ombrelloni? Aspettate, che mi siedo un attimo a pensarci su, mentre laggiù sulla spiaggia sta per iniziare un’altra partita. Il pallone rotola, and I begin to wonder…
Paolo Crugnola