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La locandina
Il manifesto colpisce per la preponderanza dei due colori bianco e nero, e ci mostra un uomo visto di spalle, che occupa quasi l’intero spazio disponibile. Di lui possiamo intuire come sia di alta statura; ne intravediamo i capelli biondi ondulati, che vanno a sfiorare un rotondo colletto a gorgiera tipico dell’epoca. Da questo particolare, e dalla manica con pizzi, attorno alla mano che impugna la lunga penna d’oca, capiamo anche che non appartiene allo strato più infimo della società. Il lembo di un mantello cade elegantemente dalla spalla destra. Il colore di una metà della penna è lo stesso dei capelli chiari.

Nel poster sta accadendo qualcosa, che cogliamo solo a una seconda osservazione: l’uomo è fatto d’inchiostro, che schizza dalla penna e che, presumibilmente, va a comporlo nel procedere della scrittura. Lo sfondo bianco è dunque la pagina su cui egli sta scrivendo, pur mantenendo il proprio anonimato. Vi sono delle gocce nere attorno alla testa e altre, più allungate, nella parte bassa dell’immagine, che sembrano accorrere in questo processo di “formazione” della figura. Ci sono anche degli schizzi bianchi nella parte destra, come di vernice.

Uomini senza volto
Nella storia dell’arte vi sono molti esempi di uomini visti di schiena. Il più famoso è senza alcun dubbio “Viandante sul mare di nebbia” del pittore romantico Caspar David Friedrich, un olio su tela realizzato nel 1818. Anche senza l’aiuto del titolo, intuiremmo, grazie alla posa e al bastone, che l’uomo è reduce da una passeggiata e si è soffermato ad ammirare dall’alto il maestoso panorama montano. Il vero protagonista non è tanto lui, quanto ciò che si stende davanti al suo sguardo, esattamente come nella locandina di “Anonymous” dove l’uomo sta scrivendo, o si accinge a farlo.

Anche il pittore belga René Magritte ci propone innumerevoli esempi di uomini senza volto, come ne “La Riproduzione Vietata” del 1937, un olio su tela che mostra un personaggio allo specchio. Quest’ultimo però non riflette la sua faccia ma, ancora una volta, la schiena e la nuca, in una moltiplicazione infinita.

Uomini con la maschera
Il personaggio della locandina non ha quindi volto, e il titolo del film richiama alla memoria anche gli Anonymous, un movimento che ha compiuto diversi attacchi contro società e istituzioni governative. Gli Anonymous però si servono, per celare l’identità dei suoi membri, della maschera modellata sulle sembianze di Guy Fawkes ricavate da una stampa. Egli fu parte di una cospirazione che tentò di far esplodere il Parlamento inglese nel 1605 nel cosiddetto Gunpowder Plot, ed è dunque diventato il simbolo di coloro che lottano contro un potere autocratico.
Da sinistra a destra: “Guy Fawkes”, illustrazione di George Cruikshank dal romanzo di William Harrison Ainsworth del 1840 e la maschera dal film “V per Vendetta”.

Total black
Persino nel mondo dei fumetti abbiamo un personaggio completamente abbigliato di nero e che raramente mostra il volto! Si tratta di Macchia Nera, uno dei nemici di Topolino, entrambi appartenenti agli innumerevoli personaggi della Disney. Creato nel 1939 da Floyd Gottfredson (per i disegni) e Merrill De Maris (per i testi), è uno dei più inquietanti antagonisti del celebre topo, poiché indossa una tunica nera lunga fino alle scarpe (nere) con ampie maniche svasate, completa di cappuccio con due buchi per gli occhi. Niente a che vedere con la suprema eleganza della posa dell’uomo nella locandina, ma gli schizzi di inchiostro – abbinati al nome di Macchia Nera – me l’hanno riportato alla memoria.Macchia Nera nell’episodio di “Topolino” dal titolo “Il ladro di calzini”.
https://it.wikipedia.org/wiki/Macchia_Nera#/media/File:Macchia_Nera.png

Per finire, vi invito a osservare anche la locandina inglese con la scritta «WAS SHAKESPEARE A FRAUD?» che campeggia sulla schiena dell’uomo misterioso nel manifesto di “Anonymous” (chissà perché, quella italiana riporta «SHAKESPEARE. UN INGANNO CHE DURA DA SECOLI.»). In inglese la parola “fraud” è molto interessante, poiché ha un’accezione negativa rispetto al più blando “inganno”. Essa è traducibile con “frode, truffa”, e suggerisce un’operazione furfantesca magari costruita a tavolino.

Se fosse così, poco importa perché possediamo un patrimonio di opere che ci parlano del cuore dell’essere umano, delle sue passioni – come l’amore, la vendetta, la sete di potere, la perfidia, l’ambizione, il coraggio. L’immagine ci sta suggerendo che, chiunque sia questo autore prodigioso, soltanto attraverso le sue pagine possiamo conoscere veramente la sua identità… e anche un po’ noi stessi.
Cristina M. Cavaliere