Anno d’uscita: 2020
Regia: Carlo Gabardini, Gianluca Neri e Paolo Bernardelli

«Ciao ragazzi tutto bene?» Questa è la domanda che sembra fare il protagonista della locandina del docufilm “Sanpa. Luci e Tenebre di San Patrignano”. Anche la risposta ci appare scontata: «Sì, tutto bene». La scena affettuosa di un uomo che appoggia amichevolmente le sue mani sulle spalle di due ragazzi seduti è molto meno sincera di come vorrebbe apparire. Almeno secondo gli autori di questo discusso film documentario sulla Comunità di San Patrignano uscito su Netflix il 30 dicembre del 2020.

Grande successo della stagione 2020-21, “Sanpa” è un film inchiesta realizzato da Carlo Gabardini, Gianluca Neri e Paolo Bernardelli sulla più celebre comunità di recupero per tossicodipendenti italiana: San Patrignano. Il vero soggetto del film (e della affiche) è però il fondatore della stessa comunità: Vincenzo Muccioli.

Padre padrone della sua struttura fino alla morte, avvenuta nel 1995, Muccioli è stato ed è tuttora uno dei personaggi più discussi della Storia Repubblicana Italiana. Il documentario dà voce ai suoi sostenitori e ai suoi detrattori, lasciando allo spettatore la libertà di valutare personalmente il suo operato.
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La locandina fa altrettanto. La parte superiore ci mostra un uomo con una camicia a quadri confortare dei giovani con un’affettuosa pacca sulla spalla. Lo spettatore capisce subito di chi si tratta. L’omone è Muccioli, il cui volto anche a molti anni dalla sua morte è riconoscibile dai più. La sua stazza, i suoi celebri baffi “a piramide” e la sua espressione bonaria, sono elementi che per anni hanno contraddistinto questo protagonista della nostra più recente Storia. Anche i ragazzi seduti sotto di lui sono facilmente identificabili. Sono tre “ospiti” della sua struttura, ex tossicodipendenti che negli Anni Ottanta e Novanta andarono (o furono mandati) a San Patrignano per uscire da quello che veniva chiamato “il tunnel della droga”.
L’immagine però viene tagliata a metà, come fosse una foto strappata, e nella parte inferiore della locandina ci viene presentata un’altra situazione. Con un azzeccato continuum, che sfrutta la postura e il colore chiaro del maglione del ragazzo al centro, dalla scena di cordialità si passa alle celebri catene. Lo stesso ragazzo che nella parte superiore dell’immagine si sta voltando verso il sorridente Muccioli, nella parte superiore si ritrova due catene di ferro alle caviglie.

L’espediente ci mostra l’altra faccia della medaglia. Anche questa non può sbalordire, dato che da decenni si discute sui metodi non ortodossi utilizzati a San Patrignano, soprattutto negli anni in cui era diretta da Vincenzo Muccioli. Le catene di San Patrignano non sono una novità. Uno spettatore che si trova sulla sua piattaforma televisiva (e non all’ingresso di una sala cinematografica) la proposta di un film su San Patrignano sa che, salvo che sia una pubblicità della struttura stessa, si parlerà anche delle pagine buie. “Luci e Tenebre” appunto, come recita il sottotitolo della versione italiana.

Come la figura di una carta da gioco o una moneta, “Sanpa” ha due facce e il poster del docufilm ce le mostra entrambe. Nelle cinque ore (una per episodio) di film ascoltiamo tante voci contraddittorie sulla figura di Muccioli e sulla sua Comunità. La composizione ci introduce a questo contrasto con due situazioni opposte che però hanno un fil rouge che le collega. Il risultato è un’unica immagine disturbante. Sta allo spettatore decidere se far pendere l’ago della bilancia sulle pacche sulle spalle o sulle catene alle caviglie.

Il docufilm di Gabardini, Neri e Bernardelli è la prova che il manifesto mantiene una funzione introduttiva all’opera, oltre che promozionale, anche sulle piattaforme. Le piattaforme non hanno messo in ginocchio le sale cinematografiche, nonostante un calo di biglietti strappati negli ultimi anni. I vecchi cinema per di più pagano meno dazio rispetto ai multisala all’impatto delle piattaforme. Anche le locandine mantengono la loro funzione e non sembrano destinate a morire. Di encomiabili ce ne sono sempre meno, eppure “Sanpa” dimostra quanto siano ancora importanti, persino sullo schermo di casa e non affisse al muro.
Leonardo Marzorati