Link all’articolo precedente: https://www.artovercovers.com/2024/03/06/in-follow-me-as-a-ghost-i-sisters-of-sfidano-fantasmi-a-colpi-di-post-rock-prima-parte/

Ecco che entra in ballo l’artworking  di questo loro primo extend playing, una copertina che rapisce subito lo sguardo di chi la osserva, rimanda inquietudine e rappresenta in modo perfetto le atmosfere del disco, risultando giusta, originale e suggestiva.

Il primo pensiero che mi venne in mente guardandola mentre ascoltavo l’album fu «ma guarda un po’ che foto giusta hanno fatto fare questi per utilizzarla come cover», ed è stato un pensiero che ho ritenuto plausibile per molto tempo fino a quando ho potuto realizzare questa intervista, chiedendo appunto alla band come fosse nata l’idea di scegliere quella foto di copertina, se han voluto rappresentare in un certo senso le atmosfere dell’album, e poi il perché delle maschere, se le posture dei tre individui in foto hanno un senso compiuto o sono casuali, ed infine chi fosse l’autore se loro stessi o un professionista dell’arte fotografica. La loro risposta, oltre che spiazzante rispetto all’idea che mi ero fatto, fu inaspettata ed allo stesso tempo meravigliosamente interessante perché mi aprì un mondo.
Prima risponde Aaron: «Abbiamo trovato l’artwork un po’ di tempo dopo aver pensato e scelto il nome del disco. In realtà non coincidono affatto cronologicamente. Si trattava più di trovare un’immagine che si collegasse al titolo, nel modo in cui pensiamo che il titolo si colleghi alla musica. Con il sound basso tematico che ricorre in tutto il disco, ho pensato che la foto lo dimostrasse. È strano come a volte senti le cose con i tuoi occhi, e onestamente si adattava molto bene alla musica del nostro album».

Chris, su cosa rappresenti questa foto e sulle posture degli individui, aggiunge: «In retrospettiva, penso che la foto mostri in qualche modo il “fantasma” (il ragazzo di mezzo) che segue il demone (il ragazzo in prima linea)».

Continua Aaron riguardo l’autore: «Non lo abbiamo saputo per molto tempo. Era un’immagine royalty free che ho trovato mentre guardavo le foto vintage di Halloween. Supponevo che fosse piuttosto vecchia ma, come hai detto tu, è molto affascinante. Successivamente abbiamo appreso che è attribuita al fotografo nippo-americano Yasuhiro Ishimoto ed intitolata “Chicago 1948-52”».
Yasuhiro Ishimoto, nato a San Francisco nel 1921 e morto a novant’anni nel 2012, crebbe in Giappone e tornò negli Stati Uniti nel 1939, quando progettò di studiare agricoltura in California. Fu arrestato dalle autorità americane durante la Seconda Guerra Mondiale e detenuto in un campo di internamento per giapponesi americani. Fu lì, sorprendentemente, che sviluppò la sua passione per la fotografia, che lo occupò per il resto della sua lunga vita. La sua carriera decennale ha esplorato le espressioni del design modernista nell’architettura tradizionale, le tranquille ansie della vita urbana a Tokyo e Chicago e la capacità della macchina fotografica di far emergere l’astratto negli ambienti quotidiani e apparentemente concreti del mondo che lo circondava.
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Yasuhiro_Ishimoto_bijutsu-techo_kao_at_the_beginning_of_the_1960s.jpg

Mentre era all’Institute of Design di Chicago, studiò con il fotografo Harry Callahan (deceduto nel 1999), la cui influenza può essere vista nelle fotografie di strada, esposte in una piccola galleria laterale, che furono scattate durante gli anni scolastici di Ishimoto e durante una visita di ritorno in città un decennio dopo. Mentre Callahan in quel momento stava osservando le lunghe e diritte strade di Chicago, intravedendo di tanto in tanto dei pedoni a media distanza, Ishimoto ha scattato da una posizione perpendicolare quindi i suoi soggetti sono a volte premuti contro le facciate degli edifici, fatti sembrare figure esposte in un diorama .

Poi ci sono diverse fotografie scattate ad Halloween, in cui i bambini mentre fanno dolcetto o scherzetto, si fermano brevemente a posare per il fotografo, gli scatti accentuano questa impressione del palcoscenico nelle foto dell’artista.

Tra esse, la composizione più impressionante risulta essere proprio la cover di questo primo lavoro dei Sisters of…Chicago, 1948-52”, che presenta una bambina vestita da strega in primo piano, che contorce il suo corpo su un bastone e fissa intensamente l’obiettivo. La sua posa sembra spontanea, ma l’equilibrio generale è notevole: un secondo bambino, vestito da fantasma, si libra qualche metro indietro, incorniciato da una scalinata, da cui scende un terzo.

Gli individui che vediamo in foto dunque sono dei bambini, infatti se si osserva l’artworking con la giusta prospettiva lo si può intuire, certo è che le maschere di Halloween dell’epoca facevano veramente paura, di seguito qualche esempio molto inquietante:
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Boern_rasleboesse_193x_kgl_bib_billedsamling.jpg

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Children_in_Halloween_costumes_at_High_Point,_Seattle,_1943.jpg

Nel 2021, ricorrendo il centenario della nascita del fotografo, fu tenuta una mostra al Tokyo Fotographic Art Museum per ripercorrere i circa sessant’anni di carriera dell’artista, considerato una vera “icona” della fotografia giapponese del XX Secolo, sia per il suo lavoro creativo, sia per l’introduzione ed il ricollegarsi per primo in Giappone a molte tendenze internazionali, pur sempre mantenendo contatti con il mondo del design e dell’architettura. Fu definito un “bilinguista visivo”, sperimentando nei decenni varie tecniche fotografiche e trattando l’arte visiva secondo diversi stili di riferimento.

Si può fare un tour visivo di alcune delle sue composizioni fotografiche su questo link : https://archive.org/details/90.DPAM/4ErLQNZA4IM7h4lHfYmd_1082131536.png

Tornando alla foto protagonista di questo mio articolo, l’unica cover che mi viene in mente di accostare a quella dei Sisters Of… è quella di “Shame”: primo lavoro discografico dei Brad, super gruppo dove tra i componenti spiccano i nomi di Stone Gossard (Pearl Jam) ed il compianto Shawn Smith (Pigeonhed e Satchel), anche se la foto si discosta molto dall’opera di Ishimoto, essa infatti richiama per certi versi una sorta di “teatro degli orrori”.
In conclusione la peculiarità della scelta fatta dai Sisters Of… per la copertina di questo loro primo EP sta nel fatto che gli stessi la fecero “a pelle”, essa sembrava essere stata fatta apposta per quel lavoro quindi, in quanto libera da copyright, la utilizzarono per richiamare il loro “fantasma” protagonista dell’album “Follow Me As a Ghost”, inconsapevoli per un certo periodo che appartenesse ad uno tra i più eclettici e floridi fotografi del XX Secolo Yasuhiro Ishimoto.

Ringrazio personalmente, anche a nome di tutta la redazione di Art Over Covers, i Sisters Of… per la disponibilità concessa nel fornire informazioni e curiosità in merito alla bellissima copertina del loro primo EP, augurandogli di continuare nel loro percorso musicale che dopo l’ottimo secondo lavoro “The Serpent, The Angel, and The Adversary” nel 2015 (album che personalmente adoro), e la pubblicazione di alcuni singoli negli ultimi anni, vedrà a detta di Chris l’uscita di un nuovo album.
Chris:
«Sì! Stiamo in sessione con circa otto “demo” alle quali stiamo lavorando attraverso diverse fasi di completamento in questo momento e abbiamo una nuova canzone completamente pronta e registrata. Continueremo a scrivere e registrare finché sentiremo di avere qualcosa da dire e finché sentiremo che ciò che facciamo ci piace».

Grazie ai Sisters Of…
Marco “Machu” Dadàmo