Anno di uscita: 2015
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Sì, sì: di materia epica, nel disco “Með vættum” della band di Reykjavík Skálmöld ce n’è in abbondanza. Se ne trovano indizi oggettivi fin dall’immagine di copertina dell’album realizzata dall’artista Ásgeir Jón Ásgeirsson: navi drakar in lotta su onde tumultuose; serpenti di mare tra i flutti peggio che nel poema “The Rime of the Ancient Mariner” di Samuel Taylor Coleridge (17721834); sagome di draghi e giganti…
E, se me lo permettete, aggiungo anche un elemento epico “personale” legato a questo disco: l’amica Silvia che mi ha portato come souvenir proprio una copia di “Með vættum” al ritorno da un suo viaggio turistico in Islanda. “Epico”: esatto. Considerate, infatti, che Silvia è partita in volo per l’Isola di Ghiaccio e Fuoco proprio durante il terremoto che ha scosso la nazione scandinava a metà dello scorso novembre. Poi, arrivata a destinazione, ha visitato imperterrita le cascate, i geyser e le faglie del Parco Naturale Gullni Hringurinn, quando le scosse telluriche si erano appena calmate.
Nel frattempo, ha visitato pure il negozio “Lucky Records” di Reykjavík, dove ha acquistato il disco per me, con un vulcano attivo a poche decine di chilometri… Sì, insomma: anche Frodo Baggins se la cava niente male in questo genere di gite, però…

Bisogna d’altronde riconoscere che l’Islanda, uno slancio così appassionato per le sue mete turistiche, sa meritarselo. In primo luogo sotto l’aspetto delle sue bellezze naturali, difatti, è molto difficile che l’isola scandinava non susciti curiosità: il vulcano spento Snæffels, ad esempio, «alto cinquemila piedi», colpì la fantasia del romanziere di Nantes Jules Verne (18281905) al punto da spingerlo a immaginarvi la soglia d’accesso per un fantastico mondo preistorico nel capolavoro letterario “Viaggio al centro della Terra”, pubblicato dallo scrittore francese nel 1864.
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Spostandoci poi ad esaminare gli eventi storici che hanno segnato la nazione islandese, notiamo ancora delle peculiarità sorprendenti; a cominciare dalla costituzione nel 930 d.C. di un’assemblea generale (l’Alþingi) a guida dell’isola: di fatto, il primo parlamento dell’Europa medioevale. In seguito, risalta necessariamente per la sua rilevanza la sottomissione del paese alla corona norvegese a decorrere dal biennio 12621264, dopo un lungo periodo di guerre civili. I decenni precedenti alla perdita dell’indipendenza furono significativi per l’Islanda anche sotto il profilo letterario, perché tra i protagonisti delle lotte intestine menzionate vi fu anche il dotto politico Snorri Sturluson (11781241), autore di un trattato di poetica nordica precristiana intitolato “Edda”, che per secoli è stato il libro più conosciuto della letteratura norrena.
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Se gli scenari naturali, la storia, e la letteratura dell’Isola di Ghiaccio e Fuoco possono offrire sorprese così interessanti, quando li consideriamo come soggetti separati, tanta maggiore curiosità può allora destare un’espressione artistica che colleghi fra di loro questi singoli elementi in un insieme. Ed è proprio il caso del disco “Með vættum” cui ho accennato poche righe fa, oltre che, più in generale, dell’intera discografia degli Skálmöld.
La band islandese caratterizza infatti la sua personale visione di heavy metal con gli stessi temi che ispirarono Snorri Sturluson, e ambienta le proprie composizioni tra le falesie, i pianori di origine lavica, e i massicci montuosi dell’isola natia, riproducendo con la propria musica le sensazioni che si possono avvertire attraversando quei luoghi.

Ad esempio, la canzone “Að vetri” tratta da “Með vættum” cita il cratere Snæffels che affascinò Verne, e riserva grande attenzione alla resa nell’immaginazione dell’ascoltatore di dettagli enfatizzati dal ripetersi costante del verso «Það snjóar, það snjóar» («Nevica, nevica»), come lo scricchiolio della terra ghiacciata sotto i passi, o come il tepore di stracci di fortuna stretti sul viso per proteggersi dalla bufera.
L’immaginario degli Skálmöld, quindi, per quanto spesso rivolto verso miti fantastici, non trascura il concreto suolo islandese dove questi ultimi hanno avuto origine. E non ci sarebbe dunque da stupirsi, se la desolazione straniante raffigurata nell’illustrazione di copertina del quinto full-length della band “Sorgir”, così come la vallata ritratta sulla cover del suo successore “Ydalir”, rappresentassero entrambe autentici, riconoscibili paesaggi dell’isola scandinava, e ne raccogliessero in qualche modo l’essenza.
Sicuramente, l’erudito islandese Jón Árnason (18191888), che redasse la prima raccolta scritta di racconti popolari della sua madrepatria, avrebbe considerato queste due immagini perfettamente adatte per accompagnare le pagine della sua opera composta di “Galdrasögur” (“Storie di magia”), “Náttúrusögur” (“Storie sulla natura”), “Helgisögur” (“Leggende”), etc.
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È infatti facile constatare come gli Skálmöld siano in pratica dei “prosecutori in musica” del lavoro di Jón Árnason: anch’essi, al pari dello studioso di folklore loro compatriota, contribuiscono a impedire l’avverarsi del timore di Jón Sigurðsson (18111879), uno dei principali promotori dell’indipendenza islandese, e cioè che «le storie antiche… che come piccoli fiori stanno attorno a noi… scompaiano prima».
Paolo Crugnola