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Jon Ryan Schaffer nasce a Franklin, nello stato dell’Indiana, nel 1968. L’essere precoce e determinato lo accomunano ai due artisti presentati prima, solo che in questo caso la disciplina in cui si cimenta è la musica. È la sorella che lo introduce al fantastico mondo del Rock, attraverso gli ascolti di mostri sacri come Deep Purple, Black Sabbath, Blue Öyster Cult. La folgorazione avviene, quando undicenne, ad un concerto dei Kiss, capisce che la sua strada è quella di essere musicista. Più tardi non mancherà di ribadire quanto Steve Harris e gli Iron Maiden siano stati per lui fonte di ispirazione.
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Nel frattempo il suo percorso scolastico avviene presso una scuola luterana. La condotta repressiva dei pastori educatori dell’istituto, probabilmente consueta in quegli anni, lo portarono a sviluppare il suo personale rifiuto a sottomettersi ad ogni forma di potere, ribellandosi a ciò che giudicava come malvagio, esprimendo con rabbia la sua opposizione. Probabilmente, quando uno dei pastori, non essendo in grado di sostenere con Schaffer un confronto sull’evoluzione contro il creazionismo, gli mise in gola una saponetta per obbligarlo ad ubbidigli, scatenando in lui la determinata volontà di formare una band, per riuscire a dimostrare loro che si sbagliavano. Questa sua natura ribelle ed incline ad intravedere macchinazioni e complotti in ogni forma di potere lo porterà alla ribalta delle recenti cronache per l’assalto, nel Gennaio 2021, del Capidoglio a Washington, fatto per cui ha subíto in seguito la detenzione carceraria.
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Rilasciato su cauzione ad Aprile, dopo patteggiamento, sta collaborando con la giustizia, nel rispetto dei patti stipulati per l’ottenimento della libertà provvisoria. Rischia circa 4 anni di reclusione. Questo episodio, che con la musica non ha nulla a che vedere, l’ho inserito per descrivere il quadro caratteriale della persona che, a partire dall’infanzia, seguendo una spirale discendente proseguita probabilmente per anni, è arrivato all’estremizzazione delle proprie posizioni ideologiche, aspetto che certo non lo rende una persona di facile interlocuzione. Ma chiudiamo questa parentesi e torniamo là dove mi ero interrotto: l’urgenza di formare una band. Sedicenne, matura l’idea di trasferirsi a Tampa, in Florida, per realizzare il progetto che ha in mente da diverso tempo. Poco prima della sua partenza però accade un evento luttuoso.

Uno dei suoi amici di infanzia, appassionato come lui di motociclette, perde infatti la vita in un incidente stradale. Questo episodio luttuoso aprirà in lui una dolorosa ferita che, nonostante si sia rimarginata, lascerà una profonda cicatrice, ad indelebile memoria. Alla fine a Tampa ci arriva e nel 1984 forma la sua rima band, che chiama “The Rose”. Manco a dirlo, col caratterino che si ritrova, la formazione dura poco. Caparbio come sempre, ne crea un’altra, che chiama “Purgatory”, l’embrione degli attuali Iced Earth. Dal 1985 al 1990, la line-up è in continuo mutamento, probabilmente in ragione di quanto scritto sopra. Sta di fatto che in quell’anno, quelli che ora conosciamo definitivamente come Iced Earth, pubblicano finalmente il loro album di debutto, auto-intitolato.
L’anno successivo, la band pubblica un nuovo album, con il titolo “Night of the Stormrider”.
Segue una pausa dal 1992 al 1995, anno in cui gli Iced Earth riprendono, manco a dirlo con una nuova formazione, con Matt Barlow alla voce, ruolo che ricoprirà fino al 2003, con un nuovo lavoro, chiamato “Burnt Offerings”.
Con Barlow, a mio parere, gli Iced raggiungono la piena maturità. La sua incredibile voce, la mia preferita tra tutte quelle che hanno militato nella band, è quella che più si adatta alle trame che Schaffer intesse. Lo strumento che Schaffer usa per esprimere il suo talento è la chitarra ritmica. Musicista potente, capace di riff micidiali e cavalcate entusiasmanti, offre al meglio il genere power/trash metal, regalando brani di eccellente livello. Compone quasi tutti i brani e, fino a “Burnt Offerings”, la sua scrittura è complessa ed elaborata, eppure mantiene uno spiccato lato melodico, che nel tempo si è rivelato il marchio di fabbrica di Schaffer. Arriviamo finalmente al periodo che più mi interessa, in quanto rappresenta il vero motivo di questo racconto: Nel 1996 esce “The Dark Saga”, seguito nel 1998 da “Something Wicked This Way Comes”.
Questi due album sono il nodo che unisce indelebilmente le esistenze di Todd McFarlane, Greg Capullo e Jon Schaffer. Fate una pausa, sgranchitevi le gambe, prendetevi un tea, tornate sulla poltrona, rilassatevi e io poi vi spiegherò il perché.

…to be continued…
Fabio Vannucci