Claudio Chimenti o Madkime o più spesso solamente Kime (che si legge “Chime” però, mi raccomando!) è un personaggio dall’animo errante e vagabondo nella ridente Grosseto. Sin da giovanissimo ha avuto il suo incontro/scontro con l’underground e le sottoculture, che lo hanno portato in un mix frenetico di graffiti, skate, musica punk hardcore, fumetti, filosofia DIY… tutto con un solo filo conduttore: il disegno… quello più strano e meno incline alle forme più tradizionali. In una cittadina di provincia come Grosseto è sicuramente stata la sua salvezza dalla noia e al dare senso alle sue giornate, che hanno dato sprono ad impegnarsi e talvolta ad organizzare o comunque a supportare praticamente tutte le iniziative underground della sua città. Quello con cui predilige mettersi più alla prova negli ultimi tempi sono i Gigposter; nelle locandine firmate da lui compaiono nomi come Sick Of It All, Suicidal Tendencies, Comeback Kid, Zebrahead, Ufomammut, The Ghost Inside e molte altre band.
Ciao Kime, benvenuto su Art Over Covers. Prima di tutto raccontaci dove sei nato, dove sei vissuto, che scuola hai frequentato e quando hai iniziato i primi passi nel mondo dell’underground.
Ciao a tutti. Sono nato a Grosseto, una ridente cittadina della Maremma, vicina al mare, vicina alla montagna, a minimo due ore da qualsiasi altra cosa e abitata da autoctoni dalla mentalità aperta e frizzante. Ho vissuto più o meno sempre qua, a parte gli anni universitari, dove ho studiato Visual Design, e qualche mese in altre città, ma più che altro “scroccando” case per brevi periodi. I primi passi nel mondo dell’underground credo di averli mossi alle scuole medie, quando (magari ora suona strano) mi avvicinai alla cultura hip hop, cambiando vestiti e ascolti, venendo subito additato come “scoppiato” e probabile futuro tossicodipendente (la mentalità aperta e frizzante di cui sopra), più che musicalmente venni folgorato dai graffiti, dove scoprii che anche andare a dipingere a spray su un muro nel mezzo del nulla, in un posto che io e i miei amici chiamavamo “50%”, aveva una sua dignità artistica e una libertà espressiva che mi portò subito ad un pensiero moderato del tipo: «andate a quel paese voi e quella che insegna educazione artistica».
Quando di preciso ti sei appassionato di punk/hardcore e conseguentemente al disegno? O se magari è l’inverso.
Mi sono avvicinato al punk per colpa dello skateboard; all’epoca non era ancora uscito il videogame di Tony Hawk… quindi chiunque si chiedeva come facesse la tavola a rimanerti attaccata ai piedi, mentre chi skateava impazziva per capire come muoverli nel modo giusto per chiudere un nuovo trick… e per fare questo non c’era altro modo che guardare ore e ore di video, dove io personalmente ho imparato più che altro come farmi male. Mi sono accorto che avevano delle colonne sonore fighissime con band tipo Millencolin, NOFX, The Faction, Pennywise, Black Flag, Ramones e tante altre. Da lì in poi la frittata era fatta, quella musica ruvida e incazzata sposava in pieno il mio spirito perennemente irrequieto… e sono caduto in un vortice di concerti, copertine di dischi, poster, sete di conoscere sempre nuova musica… e boh… ho paura di non esserne ancora uscito.

Hai avuto modo di frequentare posti particolari o amici che ti hanno spronato o invogliato a dedicarti all’arte del disegno?
Mmm… questa è una cosa a cui non ho mai pensato. C’è sicuramente la complicità delle persone che via via mi sono vicine nella vita, e che solitamente credono in me, molto (moltissimo) più di quanto lo faccia io… non mi metterò a nominarli, tanto sanno già benissimo chi sono. Poi direi tutti i posti e gli eventi legati in qualche modo alla cultura punk e diy: negozi, concerti, mostre ecc. su tutto, i festival come Filler, dove incontri un sacco di gente con la tua stessa passione e attitudine (e gli stessi disturbi mentali). E sicuramente anche le convention di graffiti, nonostante io non sia mai stato una personalità di chissà quale calibro sui muri e negli ultimi anni purtroppo me ne sono un tantino allontanato (causa poco tempo a disposizione e impegni perpetui) le convention sono una delle cose più stimolanti e divertenti che si possono fare legate al disegno… si sente che mi mancano?Adesso parlaci più nel dettaglio della tua passione e come hai affinato la tua arte.
Più che passione parlerei di fissazione, mania, o tormento interiore continuo che non ti abbandona mai e ti condanna al sentire una quantità di volte prossima all’infinito frasi tipo: «è perché non ci credi abbastanza, altrimenti saresti già ricco». Per quel che riguarda il mio metodo di lavoro invece, butto giù una prima idea/bozza a matita e successivamente sviluppo il disegno in digitale (vettoriale), aggiungendo, modificando, il più delle volte stravolgendo tutto… finché non rimane appunto solo l’idea di quello che era inizialmente. Non so se il termine giusto sia “arte” parlando di me. Ho sicuramente il bisogno di avere sempre la testa impegnata a pensare e a disegnare (e quando dico sempre intendo che attività come parlare, mangiare o dormire passano in secondo piano molto facilmente…dandomi l’appeal di Giacomo Leopardi, con lo stesso contagioso buon umore e non ho prove documentate, ma credo anche lo stesso colorito), ma raramente faccio qualcosa che rimane fine a sé stessa, la maggior parte delle volte sono realmente soddisfatto se quello che disegno o progetto lo vedo applicato a qualcosa ,che sia un poster, una t-shirt, una copertina o chissà che altro.

Ti sei ispirato a qualcuno? Ci sono artisti che prediligi o che ti hanno influenzato maggiormente?
Mi ha sempre affascinato tutto quello che esce dai canoni classici e crea una rottura con le definizioni stereotipate di cosa è bello oppure no, è fatto bene oppure no, tecnicamente valido oppure no…e così via. Quello che mi ha ispirato di più tecnicamente credo sia senza dubbio il tratto fumettistico di oltre oceano, cominciando dagli albi dei supereroi Anni’90 quando ero ancora un bambino con disegnatori come Jack Kirby. Poi Jim Phillips, Charles Burns, ma anche Daniel Clowes…per me sono tutti mostri inarrivabili e non so bene come descriverlo, ma credo abbiano un filo conduttore, nei tratti, nella forza espressiva forse, non lo so, ma mi rendo conto spesso che anche se quello che faccio non è così vicino stilisticamente, è un po’ come se la base di quello che vorrei fare restasse lì.
Dato che come me sei un appassionato di musica e il nostro punto in comune è il punk/hardcore, pensi che questa musica ti abbia aiutato nel creare la tua arte?
Assolutamente sì, per prima cosa vedendo che dei disegni che non andavano incontro ai canonici estetici tradizionali potevano essere usati per copertine e poster di band con successo mondiale, e avevano comunque una loro forza e una loro elevatezza, anche se a volte erano imperfetti, anatomicamente sbagliati, dal tratto incerto o più banalmente quasi degli scarabocchi. Questa cosa mi faceva impazzire, nonostante fossero disegni che se avessi fatto io a scuola mi avrebbero fatto prendere un 4 come voto, funzionavano, e non solo funzionavano, in alcuni casi riuscivano ad uscire dal contesto e magari col tempo sono diventate delle vere icone (poi fagocitate dalle multinazionali o rubate a destra e a manca… ma questa è un’altra storia).

Parlando sempre di musica, so che compri dischi, quali sono i tuoi artisti e generi preferiti? E quali sono le copertine che più ti hanno colpito e perché?
Magari… non ne compro molti di dischi purtroppo. Cerco di acquistare quelli dei pochissimi artisti che seguo, o quelli che hanno un lavoro grafico che mi piace particolarmente (o entrambe le cose). Di copertine che mi piacciono ce ne sono una marea, per i motivi più disparati, non saprei da dove cominciare, per esempio negli ultimi tempi ho comprato diversi dischi degli Adolescents che hanno delle cover illustrate piene di personaggi e colori accesi che mi piacciono molto. Invece un disco che ad esempio ho comprato praticamente solo per la copertina è “Rock And Roll Over” dei Kiss, ha una composizione e uno stile ruvido, che mi ha sempre affascinato. L’artwork che a prima vista dovevo avere assolutamente invece, è “Brick By Brick” di Iggy Pop!
Quando hai capito che eri “abbastanza bravo”, i tuoi lavori sono stati richiesti per cosa, oltre che per concerti e dischi?
Non l’ho capito, non mi sento di essere “arrivato” da nessuna parte e sono convinto di avere sempre da migliorare. Per quel che riguarda le richieste del mio lavoro, nel tempo è capitato un po’ di tutto: tessere fedeltà, disegni per associazioni ecologiste, stand espositivi, copertine di quaderni e agende, vetrine, una volta ho disegnato degli astucci per un marchio in un centro commerciale a Roma, credevo che la cosa non avrebbe avuto grosso appeal, invece mi ritrovai assalito da un orda di signore in vena di shopping ognuna con la sua richiesta, a disegnare senza sosta per tipo boh… 10 ore, fu molto divertente.

Quando feci uscire la compilation “Kidz Against Renzi”, io e il ragazzo di Milano Reietta Records ti abbiamo “assoldato” per la copertina, raccontaci di questa esperienza e di come la compilation “OI! Against Silvio” ti abbia chiaramente ispirato.
Essendo passati diversi anni, ovviamente di quella copertina cambierei quasi tutto..ahahah.. Ma il progetto era bello, accettai subito perché c’erano diverse band che avevo già ascoltato, tipo Rotten Bois, gli ultimi, i Plakkaggio, quindi andava tutto incontro ai miei gusti. A me piace molto fare citazioni o rifacimenti di grandi classici che ormai sono nella cultura pop, in questo caso vista la natura della compilation, ho trovato che fosse giusta l’idea che avevate di rendere palese questo parallelismo con il disco “Oi against Silvio”, che aveva una copertina di Alteau, disegnatore mitico che potevi vedere in un sacco di copertine di dischi e fanzine se facevi parte di un certo contesto. Per come siamo messi politicamente invece, di questi tempi dovrebbe uscire una compilation “against” qualcuno una volta al mese…
Sei appassionato anche di cinema? Che genere? E quali sono, se ci sono, delle locandine che ti sono piaciute di più?
Sicuramente non sono un esperto, sono appassionato un po’ di cinema Anni’80, credo che sia il mio più grande imprinting di cultura pop. Magari seguo il lavoro di alcuni registi cercando di non perdermi nulla o quasi… tipo Woody Allen, ma non riesco a stare dietro a “mode” o alle ultime uscite… Le locandine che preferisco sono senza dubbi quelle di Saul Bass, non tanto per lo stile o il risultato finale, più per quanto fu rivoluzionario a mio parere, è stato un genio della grafica. Ma in generale comunque molte di quelle che mi piacciono sono abbastanza vecchie, se vuoi degli esempi le prime che mi vengono in mente: “Metropolis”, “Fright Night”, “Lo Squalo”, “The Warriors”, in generale tutte quelle di fantascienza vintage tipo “Blob”, “Creature From The Black Lagoon”, “Forbidden Planet” ecc. Ci sono poche tra quelle moderne che si distinguono, come ad esempio quella del film “Happiness” o di “Burn After Reading” per esempio… quasi tutte hanno la stessa impostazione di titoli e testi, e le stesse foto messe a collage…infatti ci sono tonnellate di poster fan art, fatti da artisti fortissimi, per ogni film che esce, tanto che spesso diventano migliori dei poster ufficiali, penso che sia perché la locandina rimane il primo impatto che hai a pelle con un film (o un libro, o un disco ecc.) quindi resiste ne tempo e avrà sempre la sua importanza.
Parlaci adesso delle locandine dei concerti più importanti ai quali hai lavorato. E ce n’è uno di cui sei particolarmente orgoglioso?
I poster per i concerti (o gigposter se preferite) sono la mia passione, c’è poco da fare. Non so spiegare perché, ma se ad esempio mi metto a disegnare una qualsiasi cosa, non verrà mai un risultato finale che mi soddisfa quanto può esserlo disegnare la stessa cosa che però so che andrà a finire su una locandina, è un mistero… una teoria del complotto. Ne ho disegnati diversi, perché cerco sempre di buttarmi dove c’è l’occasione, sono affezionato ad alcuni che ho fatto per eventi nella mia città ovviamente, ad esempio gli ultimi due festival “Margini fest2” e “Santa Chaos”. Ma sono molto soddisfatto di quelli per Infest, Ufomammut, Suicidal Tendencies, Zebrahead…è difficile sceglierne solo uno, ma se proprio dovessi, probabilmente sarebbe quello per l’evento con “Sick Of It all, Madball (anche se poi la loro esibizione venne cancellata) Comeback Kid, Spaced”… sono tutte band che apprezzo e un paio le seguo musicalmente da sempre. Se poi ogni tanto riuscissi ad essere libero dal lavoro e dagli impegni per andare anche a vedermelo qualche concerto, e non solo a disegnare…non sarebbe male ed eviterei di imprecare.
Come me vivi a Grosseto e facendo parte o gravitando attorno a certe sottoculture, trovi che questo posto di provincia sia limitante per la tua arte o è il contrario?
Io personalmente credo che non sia penalizzante, devi solo trovare la tua passione, portarla avanti, ed essere disposto a fare più km rispetto ad altri. Ho sempre detestato il discorso “qui non c’è nulla” che diventa la scusa per restare inattivi e non interessarsi a niente, magari criticando sempre e comunque chi invece le cose le fa, o peggio finire per non accorgerti di cosa ti succede intorno. Per dare l’idea di cosa parlo, mi piace sempre citare un episodio: una volta stavo facendo un workshop in una scuola superiore, quando ci siamo messi a parlare di graffiti e street art ho fatto qualche esempio di nomi conosciuti, tra cui Blu, a quel punto un ragazzino interviene con «lo conosciamo già… io ho anche visto un suo muro… a Berlino!» Fin qui tutto normale, se non fosse che c’è un muro disegnato da Blu a 100 metri da quella cavolo di scuola! Forse però è soggettiva come cosa, sono convinto che se avessi abitato in un’altra città, il rischio per me sarebbe stato adagiarmi nel contesto e dimenticarmi delle potenzialità espressive personali… insomma probabilmente sarei finito a fare solo baldoria e concerti, mentre qua mi sono dovuto inventare qualcos’altro, per ingannare il tempo.

E parlando di provincia non potevo arrivare a domandarti qualcosa riguardo il film del nostro amico Niccolò Falsetti, “Margini”. Ti è piaciuto? 
Hanno fatto un lavoro incredibile con quel film, non può non piacerti se arrivi dalla stessa città e fai parte dello stesso contesto, lo consiglio a chiunque sia stato giovane con una band, meglio se punk. Inoltre da noi è come se avesse riacceso la fiamma, in molti portavamo ancora avanti i nostri progetti o le nostre passioni, ma in maniera individuale, con “Margini” e la partecipazione collettiva al lungometraggio, è come se si fosse ricreato un gruppo, che poi è quello che è diventato il “Margini Fest” (un festival autoprodotto…mettiamoci il link che è bello assai)… spero che questo nuovo spirito di unione sia destinato a proseguire. L’unica pecca è che per una serie di eventi sono praticamente l’unico grossetano a non comparire nella pellicola.
Sempre per “Margini”, so che hai lavorato ad un progetto di Zerocalcare per disegnare una delle 10 cartoline dedicate al film, ognuna fatta da un artista diverso. Raccontaci questa esperienza e parlaci della tua cartolina.
Diciamo che giocavo in casa, infatti ho realizzato un’immagine che non è direttamente riferita al film, ma sicuramente è nel pieno spirito che cerca di trasmettere, quello di chi prova l’impresa impossibile di organizzare cose che non siano una sagra in questa terra selvaggia. Il progetto è di livello altissimo, a parte Zerocalcare come art director, c’erano tanti altri artisti fortissimi, ad esempio LRZN, Tommy Gun Moretti, Marcello Crescenzi, solo per dirne alcuni.
Un’altra tua passione è stato lo skateboarding, che come sappiamo è sempre stato legato a doppio filo al punk/hardcore. Dietro c’è un mondo intero, quindi anche lo skate in qualche modo ti ha aiutato con la tua arte?
Lo skate è stato un’altra cosa abbastanza fondamentale sì. Alle elementari scelsi la prima tavola proprio in base alla grafica, era la snake di Jeff Kendall disegnata da Justin Forbes (partii bene) e quando mi riavvicinai alla tavola da adolescente, le grafiche rimasero una costante fonte d’ispirazione. Ricordo che all’epoca mi arrivavano per posta riviste e cataloghi, e sì… ok i trick, ma io ero impressionato dall’impaginazione che rompeva parecchie delle regole che studiavo a scuola e dalla scelta di disegni con uno stile provocatorio e grezzo. Purtroppo non mi è mai capitato di avere un disegno stampato in serie sotto ad una tavola da skate… quindi ecco… semmai ci fosse qualcuno all’ascolto rendereste un bimbo felice… ahaha!

Progetti futuri?
Chiaramente essendo una persona che tende all’overthinking e alla paranoia, ne ho moltissimi, ma sono soddisfattissimo se ne porto a termine anche solo uno. In ogni caso, tempo fa praticamente per gioco ho stampato una mini fanzine, ero convinto che non interessasse a nessuno, ma diversa gente mi chiede di ristamparla e di portarla avanti… mi sono fregato con le mie mani. Poi mi piacerebbe far entrare la parte più visual e artistica del diy in questi eventi che stanno nascendo negli ultimi tempi nella mia città, ne abbiamo parlato a grandissime linee, vedremo che succede. Poi ovviamente spero che ci siano sempre più poster da fare!
Do It Yourself, per te cosa significa? E il punk/hardcore come è legato a questo?
Credo che sia uno dei principi etici di base, ma anche controverso a volte. Una delle prime cose che impari incontrando questa cultura è di fare le cose senza aspettare l’appoggio di nessuno: vuoi far uscire un disco? Incidilo e fallo ascoltare… vuoi fare una fanzine? Stampala e distribuiscila… ecc. In questo modo la soddisfazione è tutta tua, ma anche lo sbattimento di far arrivare quello che fai alle persone, con tutte le difficoltà del caso soprattutto nel competere con altre realtà molto diverse dal diy… per questi motivi intendo che è controverso, essendoci passato in prima persona (nell’avventura folle di organizzare un festival completamente autoprodotto, senza loghi… rassegne stampa o sfilate istituzionali), a volte mi sento di capire anche chi scende a qualche compromesso.

Ultima domanda, ma lascio a te il compito di dire ciò che vuoi e ti ringrazio anche a nome di Art Over Covers.
Penso di aver parlato decisamente abbastanza… ahahah. Non so prendermi troppo sul serio, quindi spero che vi siate divertiti nel leggere le risposte. Abbiamo parlato un sacco di diy e controculture, ancora non sono riuscito a capire se imbattercisi, sia una benedizione nella vita o una condanna. Vi ringrazio per lo spazio e l’attenzione che mi avete concesso e tutti quelli che hanno letto fino alla fine.

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