Anno d’uscita: 2024
Sito web:
http://the-gang.it/  – https://www.riseandbloom.com/

“Bringing it All Back Home” è, come è noto, il titolo di un celeberrimo album di Bob Dylan del 1965, quello della sua “svolta elettrica” e di “Mr. Tambourine Man”. Ma l’idea di “riportare tutto a casa” è un concetto ricorrente per molti musicisti che spesso, ad un certo punto della propria parabola artistica, avvertono l’esigenza di ripercorrerne un tratto e di rivisitare alcune composizioni del passato in una nuova veste per riscoprirne l’attualità e nel contempo “riappropriarsene”.

Questo è accaduto anche ai Gang che, dopo oltre quarant’anni di carriera, nell’ultima release “Tra silenzi e spari” hanno arrangiato ed inciso nuovamente dodici brani storici del proprio repertorio, da “Comandante” a “Sesto San Giovanni” e da “Bandito senza tempo” a “La pianura dei 7 fratelli”. Questo perché gli album che in origine li contenevano sono ormai fuori catalogo e i diritti di utilizzo appartengono ad una major, la WEA, dalla quale la band di Filottrano si è sganciata da tempo, avendo preferito negli ultimi anni coinvolgere i propri fan in qualità di coproduttori per assicurarsi la massima libertà artistica.
Lo strumento del crowdfunding è stato utilizzato dai fratelli Severini per la realizzazione degli ultimi quattro full-length, vale a dire la “quadrilogia” prodotta da Jono Manson: “Sangue e cenere” (2015), “Calibro 77” (2017), “Ritorno al fuoco” (2021) e, appunto, “Tra silenzi e spari” (2024). I 1500 sostenitori hanno appena ricevuto la loro copia, ma il disco è ora anche acquistabile dal pubblico sul sito ufficiale dei Gang; seguirà la regolare distribuzione commerciale in formato fisico e digitale.

La copertina della versione “standard”, però, sarà differente da quella della limited edition riservata alla fan base: in questo modo i Severini hanno voluto premiare la folta schiera dei sostenitori che da più di quattro decenni li accompagna lungo le strade del Rock che conducono all’Utopia.

La cover di “Tra silenzi e spari” (il titolo è tratto da un verso del brano “Se mi guardi vedi”) è stata curata, come è avvenuto dal 2006 a questa parte per tutti i lavori grafici riguardanti la formazione marchigiana, dallo studio Officina 48 di Luca Guerri. Mentre però i tre album precedenti presentavano in copertina scatti fotografici di grande impatto, ritraenti Marino e Sandro, l’ultimo lavoro rappresenta un cambio di rotta, visivamente parlando, poiché raffigura un coloratissimo patchwork, opera della moglie di Jono Manson, Caline Wells.

Prima di occuparci di questo artwork, diamo dunque una rapida occhiata ai tre antecedenti. Ciò che li accomuna, oltre alla produzione di ampio respiro da parte del songwriter newyorkese e alla realizzazione tramite crowdfunding, è la presenza di scatti fotografici estremamente suggestivi, nei quali i due rockers assumono connotati epici ed eroici, da autentici “banditi senza tempo”.
La cover di “Sangue e cenere” vede i due fratelli circondati da uno stuolo di personaggi che appartengono al loro immaginario ed al loro universo artistico e personale: strumentisti, artisti di strada (il circo Takimiri è uno dei ricordi d’infanzia più indelebili per Marino), persone di tutte le età e di diversa provenienza, persino un asino. La foto è di Paolo Simonazzi.
“Calibro 77”, una raccolta di rivisitazioni di brani pubblicati da diversi artisti in Italia in quell’anno, quello del “Movimento” che a breve sarebbe imploso, ritrae i musicisti davanti alla vetrina di un locale, forse fittizio, a loro intitolato, al numero 1977 di una strada imprecisata. Autrice dello scatto, Erica Spadaccini. “Ritorno al Fuoco”, infine, affianca ai fratelli la sagoma di un elefante e in questo caso il fotografo è Lorenzo Pavani, lo stesso che ha realizzato il photoshoot per la campagna di crowdfunding e la foto interna del gatefold di “Tra silenzi e spari”.
Per l’ultimo album Sandro e Marino hanno scelto invece, come si è detto, di valorizzare il suggestivo lavoro artigianale di Caline Welles, consorte del loro amico e produttore statunitense. Caline è un’autentica artista a tutto tondo che da sempre utilizza diverse modalità espressive (disegno, pittura, scultura e altre forme di arte visiva, poesia, canzoni) nel tentativo di esprimere temi universali sotto il comune denominatore della condizione umana. L’attività di realizzazione di patchwork e ricami è però per lei relativamente recente: ha infatti iniziato a ricamare circa dieci anni fa, quando è nata sua figlia. «Avevo bisogno di trovare un modo per rimanere creativa che potesse essere facilmente interrotto e ripreso, in base alle esigenze della bambina» ha spiegato. E il patchwork è un altro modo di “riportare tutto a casa”: non solo è un’attività che è possibile svolgere, come afferma Welles, al proprio domicilio e in sintonia con i propri ritmi, ma è anche una tecnica che permette di dare nuova vita a frammenti e avanzi di tessuti di varia origine, realizzando lavori che li accostino in modo inedito, magari con l’aggiunta di ricami e applicazioni, donando quindi ordine ed armonia ad un apparente caos di colori e tessuti.
Quando i Severini le hanno commissionato il patchwork dopo aver visto alcuni suoi lavori in Internet, l’artista è partita dal titolo della release. Ella si è chiesta che cosa ci possa essere “tra il silenzio e gli spari” e questa è la risposta che si è data: «Resistenza. Far sentire la propria voce. Prendere posizione. Solidarietà e lotta contro l’oppressione». Dopo questa importante riflessione, alcune immagini hanno iniziato a prendere forma nella sua mente. Questo il racconto di Caline: «il silenzio del mondo naturale, la dolce libertà degli uccelli in volo, sostenuti dal movimento dell’aria, che si librano sopra i giardini con il profumo dei fiori appena sbocciati, la promessa di nutrimento. Il silenzio della pace. E poi l’interruzione. Una pistola. Un botto, un’esplosione, uno sparo, che frantuma il silenzio nel caos e nell’insicurezza… Così l’uomo tenta di distruggere le cose che non comprende. Cerchiamo di spegnere le luci più brillanti che riflettono ciò che più temiamo. E la violenza diventa un nemico che si autoalimenta: dopo aver sparato un colpo, come possiamo fermare la marea di proiettili?»

Welles ha iniziato a cucire ascoltando le canzoni dei Gang che Jono traduceva man mano per lei, anche se si è fatta guidare dalle emozioni che la musica le trasmetteva, più che dal significato dei testi. Tutto questo nella massima libertà creativa e compositiva: «Mi piace l’idea che la musica e la fiber art siano collegate attraverso culture e tradizioni. Nel pannello che ho creato per questo album ho incluso resti tessili e simboli provenienti da diverse parti del mondo che a me sembravano essere tutti in relazione con la musica».
Su riquadri di tessuto di vari colori accostati tra loro si stagliano simboli dal significato pregnante: il pugno chiuso, le stelle rosse, la colomba della pace. L’unico emblema sul quale Caline si è trovata in difficoltà è stato quello della pistola: «L’ho cucita sul tessuto, ma mi sono resa conto che non mi andava bene, quindi l’ho tolta. Le immagini decostruite delle armi sono una parte importante della storia. Ho voluto demolire il “potere” di quello strumento di morte e tutto ciò che rappresenta, per tornare indietro nel tempo, in un mondo più equo, dove tutti gli animali esistevano nel silenzio e nei suoni del mondo naturale».

Il risultato è quello che vediamo: un tripudio di tonalità brillanti, un soffice manto per avvolgere, idealmente, le canzoni dei Gang e “riportarle a casa”, donandole agli affezionati ammiratori della band. Oltre a realizzare l’immagine di “Tra silenzi e spari”, Welles ha recentemente lavorato a un progetto di installazione a lungo termine chiamato “The Embroidered Forest”: «Sto cucendo un cast di personaggi che abitano questo mondo, ognuno con il proprio posto nella storia. Sto usando ricami fatti a mano, ma anche collage con pezzi di resti tessili antichi, perline, bottoni, radici, pietre, ramoscelli e altri oggetti trovati nel mio giardino. Cerco di riciclare e spesso uso materiali che reperisco nelle mie immediate vicinanze».
Tornando all’album, all’interno del gatefold del vinile compare, come si è detto, uno scatto in b/n di Lorenzo Pavani che ritrae i fratelli Severini davanti ad una giostra. Il CD limited edition è una versione in formato ridotto del gatefold stesso, mentre nel booklet sono riportati i testi delle canzoni con i ricami come sfondo. Diversa è invece, come si accennava in precedenza, la copertina della versione standard del CD: l’involucro è in formato ‘jewel box’ mentre la cover riporta un dettaglio del patchwork con un pugno alzato in primo piano, quel pugno che è sinonimo di unione, di solidarietà, di rivendicazione e di lotta al sistema, tematiche che sono alla base della filosofia artistica e personale della band.
La formazione marchigiana, con questo lavoro, ha voluto riappropriarsi di alcuni dei suoi brani più amati, quelli che non mancano mai nelle scalette dei loro concerti. Li ha “riportati a casa”, alla loro dimensione naturale, che è quella della condivisione con gli ammiratori: nell’intimità di un piccolo locale, sulle tavole di un palco montato in una grande piazza, o nella quiete della propria abitazione, come quando si ascolta un 33 giri con le proprie canzoni preferite, magari avvolti in una coperta patchwork con i colori dell’arcobaleno come quella di Caline Welles.
Maria Macchia