Anno d’uscita: 2023
Sito web: https://krehu.bandcamp.com/album/kre-u

Il progetto KRE^U nasce nel 2020 da un’idea dell’artista sardo Ignazio Cuga. Il nome della band letteralmente tradotto in “quercia”, fa capire il profondo legame con la loro terra di origine, la Sardegna, dove ne vanno a raccontare le tematiche più nascoste e le leggende più oscure che rendono affascinante e piena di mistero questa regione. Il loro stile fonde le migliori caratteristiche dei pionieri del Black Metal che ricordano sonorità tra i primi Bathory e i Darkthrone ma riarrangiate in chiave propria più cantautoriale, tradizionale ed etnica.
Foto di Manuele Puddu

Le tematiche trattate in questo genere sono abitualmente legate alle mitologie nordiche, propriamente dette True Norvegian ma in questo caso affrontano temi correlati al folklore sardo cantandoli in barbaricino, ovvero l’idioma antico e autentico di questo luogo. I riferimenti culturali e le tradizioni musicali, fondono le radici della storia e delle leggende della Sardegna, trattando fatti reali sui ribelli banditi sardi nell’era Sabauda.

La scelta immaginifica per il lancio del loro omonimo debut album, è la scultura intitolata “La madre dell’ucciso”: una delle opere fondamentali dell’arte Sarda del ‘900 creata da Francesco Ciusa. Questa creazione consacrò lo scultore appena 24enne conquistando elogi da parte dei critici che presenziavano la biennale di Venezia del 1907. La band stessa spiega di questa scelta stilistica che nella cultura tradizionale isolana, la posa rigida, immobile, della veglia funebre (sa Ria) serviva a contenere la sofferenza della perdita, per far sì che questa potesse essere superata attraverso l’esperienza del lutto, di un cordoglio che, da dolore insostenibile, diventava cerimoniale, rito comunitario.

La forma solenne, composta e geometrizzante, il reticolo di rughe che scava profondamente il viso chiuso in un dolore intimo e dignitoso trasporta nella dimensione del mito e del simbolo la tragica realtà della vita Sarda, legandosi a più livelli con i temi lirici affrontati nell’album dei KRE^U. Per ogni morto da vendetta infatti, per ogni latitante in fuga, per ogni pastore caduto in disgrazia ci sarà una madre afflitta, ammutolita dal dolore estremo di vedere il proprio figlio morto. È in questa riflessione che l’opera riassume ed evoca a livello simbolico tutta la disperazione di una Madre/Terra che ha visto continuamente i propri figli massacrati nel corso della storia, eppure, in un solenne e meditativo mutismo mantiene una altera e composta dignità.

Nella sua raffigurazione, questa donna vestita con il tradizionale abito sardo, stringe a sé le gambe, come sinonimo del proprio dolore. Un dolore realmente accaduto nel 1897 presso le campagne di Nuoro dove un omicidio causato dal codice della vendetta sarda, colpì una povera famiglia. “La madre dell’ucciso” è la trasfigurazione di una testimonianza vissuta realmente da Ciusa, che assistette in prima persona alla reazione devastante di questa madre davanti al corpo del figlio, la quale avrebbe trasformato un dolore assordante alla mestizia di un silenzio pietrificato.
Il viso serrato pieno di profonde rughe e le labbra avvolte nel più profondo mutismo, colgono appieno il dolore di una madre affranta dalla mancanza del proprio figlio ma senza perdere la propria dignità. La postura rende ancora più ieratica la celebrazione di questa lacerante tragedia, comunicando consapevolezza e rassegnazione. Inoltre, vediamo come sfondo un tipico paesaggio sardo ma potrebbe essere, per chi non conoscesse la band, un paesaggio nordico che troviamo in alcuni degli album Black più conosciuti.

Il logo del gruppo occupa un ruolo ben definito, che si contraddistingue rispetto agli altri esponenti del genere dalla scelta addizionale di una foglia di quercia, inserita all’interno di un cerchio che si staglia dalla figura sottostante per maggiormente suggellare il concetto naturalistico e rurale del proprio concept. La quercia è simbolo di forza, perseveranza e giustizia.
La scelta di questa copertina, è intenzionale per far capire ad un osservatore attento, lo stile della band. Lingue antiche, canti epici e sonanti si abbracciano a sonorità oscure e malinconiche, dando vita a canti rabbiosi che richiamano a sé tutte le sensazioni e i ricordi di quei luoghi e quelle situazioni lontane; cercando infine di rendere molto impattante il soggetto e a coglierne tutta la drammaticità dell’opera scelta. Per rappresentare l’album nella sua completa forma.
Alessia Bertuca

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