Anno d’uscita: 2023
Regia:
Marco Bellocchio

Marco Bellocchio da tanti anni indaga attraverso la settima arte sulle pagine buie e dimenticate della storia italiana. Nel 2023 ha portato sul grande schermo “Rapito”, pellicola che narra la vera storia di Edgardo Mortara, il più celebre dei bambini ebrei sottratti dallo Stato Pontificio alla sua famiglia ed educato in un collegio per fanciulli convertiti al cattolicesimo. La vicenda, iniziata nel 1851 all’alba dell’unità d’Italia, ebbe risalto in tutta la penisola, ma anche nelle altre nazioni europee e persino negli Stati Uniti, dove la comunità ebraica puntò il dito contro il regime papalino, che aveva all’epoca come sommo pontefice Pio IX. Non è un caso che il più celebre dei registi ebrei statunitensi, Steven Spielberg, è stato sempre attratto dalla vicenda e tiene nel cassetto un lavoro in merito.
Il regime clericale di Roma sfruttava ogni occasione per sottrarre alle tante famiglie ebree presenti sul suo territorio bambini che venivano convertiti al cattolicesimo. Spesso agiva sfruttando escamotage o buchi burocratici: nel caso del piccolo Edgardo si approfittò di una domestica cattolica che riferì alla Santa Inquisizione di aver convertito il neonato prima della circoncisione. Quasi sempre venivano scelti bambini di famiglie disagiate o delle aree più rurali dell’Italia Centrale. Il caso Mortara colpì però una famiglia colta e borghese residente nell’anticlericale Bologna, città che soffrì più di ogni altra il dominio pontificio. Per di più eravamo negli Anni’50 dell’800, in pieno Risorgimento, quando i piccoli Stati che componevano l’Italia stavano per essere travolti dall’unità nazionale. C’erano tutte le premesse perché questa vergognosa pratica terminasse definitivamente.
“Rapimento di Edgardo Mortara”Moritz Daniel Oppenheim (1862)

La locandina dell’opera mette al centro i due principali attori della vicenda: la vittima e il carnefice. La vittima è chiaramente il piccolo Edgardo Mortara, interpretato da Enea Sala. È lui ad essere “Rapito” e, nonostante sia seduto sulle gambe di un adulto che pare coccolarlo, non sembra per nulla felice. Il bambino ci fissa con uno sguardo triste. Indossa un lungo camice bianco. Il colore più candido rafforza l’innocenza del fanciullo. Lui non ha colpe, a differenza di chi sta dietro. Costui non è un uomo qualunque. A tenerlo in braccio è difatti il sovrano assoluto dello Stato Pontificio: il papa.

Giovanni Maria Mastai-Ferretti, originario di Senigallia, fu eletto papa nel 1846 a soli 54 anni col nome di Pio IX. Questo pontefice, che guidò la Chiesa per 31 anni, è stato uno dei personaggi più controversi del XIX Secolo. Percepito all’inizio del suo mandato come un papa liberale e aperto alle idee risorgimentali, si dimostrò invece un conservatore e un acerrimo nemico dell’unità d’Italia. Ultimo “papa re” e sovrano assoluto dello Stato Pontificio, firmò le condanne a morte di diversi patrioti italiani. Ciononostante, Giovanni Paolo II, non senza polemiche anche interne alla Chiesa Cattolica, nel 2000 lo fece beato.

Se il piccolo Edgardo è il rapito,Pio IX è chiaramente il rapitore. Seduto sul trono papale indossa la mozzetta, la celebre mantellina rossa che copre il rocchetto, la lunga sopraveste bianca indossata dagli altri prelati. L’abito corale del papa è quello usato nelle grandi occasioni ufficiali. Il Santo Padre, all’epoca non solo capo di Stato, ma sovrano di una monarchia assoluta, teocratica, ierocratica ed elettiva, si fa immortalare mentre abbraccia un bambino sottratto alla sua famiglia. A interpretare papa Mastai è Paolo Pierobon, istrionico attore di teatro che non disdegna interessanti incursioni nel mondo del cinema e della televisione. Prima di vestire i panni di Pio IX era stato nientemeno che Silvio Berlusconi nella serie tv “1992-1993-1994”.

Il volto del papa non è però presente nel manifesto. L’immagine viene tagliata proprio sotto gli occhi. Resta il braccio destro che avvolge il bambino e un sorriso appena accennato. Gli unici occhi che possiamo vedere sono quelli del piccolo Edgardo. È lui il vero protagonista del film, quello a cui il titolo fa riferimento. Il rapitore, nonostante sia uno dei più importanti personaggi storici italiani, resta sullo sfondo. Il manifesto non ci dà l’opportunità di guardare negli occhi l’antagonista. Nonostante il suo potere assoluto, destinato a crollare nel 1870 con la breccia di Porta Pia e l’ingresso dei bersaglieri in San Pietro, Pio IX diventa quasi un’ombra rossa di Edgardo. Prova ad avvolgerlo e a trattenerlo, ma la Storia, quella con la S maiuscola, lo libererà.

Edgardo nella realtà mantenne la fede cattolica, si fece prete e non si riconciliò mai con la sua famiglia legittima. Il poster però prende esempio dal più celebre dei bimbi rapiti dallo Stato Pontificio per ricordarci un triste passato non troppo lontano che non va dimenticato. Dopo Pio IX abbiamo conosciuto episodi ben più gravi di antisemitismo e tanti altri tiranni (su tutti Hitler e Stalin) si sono fatti fotografare sorridenti con in braccio ignari bambini. Il poster del film di Bellocchio sembra proprio dirci “mai più” casi simili. I bambini devono correre liberi e non devono stare in braccio ad autocrati avidi di potere.
Leonardo Marzorati