Anno d’uscita: 2023
Sito web: https://www.traumaforward.it/homeTrauma.php

La band Trauma Forward nasce dall’idea di Jacopo Bucciantini, filosofo laureato in neuroestetica, il cui strumento principale è la batteria, e di Davide Lucioli, ingegnere elettronico che si occupa principalmente di synth. Il concept del progetto, partito nel 2013, è il tentativo di fare qualcosa di diverso, per il gusto di sperimentare e veicolare messaggi che solo la musica può esprimere. Trauma Forward si connota dunque come un progetto artistico basato sulla commistione di musica progressive, filosofia e arte visuale.

“Aesthesys”, il secondo album, si colloca nell’ambito di una trilogia musicale già avviata con “Scars”, uscito nel 2016. Nel progetto avviene l’incontro di diversi generi musicali – come elettronica, progressive, ambient, world music e soundtrack – con la fotografia artistica, la scultura, la narrativa e la filosofia. In altre parole, il progetto si propone come un’operazione di superamento dei limiti imposti. Si intende creare un filo conduttore attraverso gli album e a partire dalle domande filosofiche fondamentali che ciascun essere umano si pone: «Chi siamo? Cosa è ciò che ci circonda? Cosa è Dio?»

La cover
La domanda di base del full-length “Aesthesys” è quanto si possa conoscere del mondo esterno e la narrazione è guidata dal Protagonista, ovvero un manichino che rappresenta il lato bio-meccanico del nostro essere.Nelle intenzioni dei Trauma Forward, questa creatura è destinata a compiere un percorso e noi proveremo a seguirlo, passo per passo, grazie all’accostamento con opere d’arte (e non solo). Indipendentemente dalle tre domande proposte, questo tipo di cover induce a una profonda riflessione spirituale.

Il primo elemento che colpisce visivamente è il manichino di colore rosso che sta scavalcando una sorta di muretto, attraverso l’apertura in un muro grigio, forse di cemento. Come tutti i manichini, non ha fattezze ben definite, ma è dotato di una volontà propria che si esprime attraverso il movimento. L’ombra della gamba meccanica si delinea, leggera, sul muretto sottostante.

L’apertura da cui sta uscendo forma una sorta di S squadrata e regolare; è un campo di buio in fondo al quale si intravede qualcosa, forse una porta o forse un oggetto luccicante in una teca. Le cromie separano con decisione i settori della copertina. I colori scelti sono estremamente raffinati, a partire dal grigio, e ricordano gli affreschi ritrovati nelle dimore pompeiane, espressione di una civiltà molto progredita.

La parola Aesthesys è riprodotta con una grafica affilata, quasi fosse una pennellata, a comporre una sorta di labirinto che ricorda nella forma, anche se non nel funzionamento, il SATOR o Quadrato Magico. Quest’ultimo è un’iscrizione latina a forma di quadrato magico le cui cinque parole sono sator, arepo, tenet, opera, rotas. Si tratta di un palindromo, ovvero una frase che rimane identica se letta da destra a sinistra e viceversa. Inoltre, la stessa frase si ottiene leggendo le parole dal basso verso l’alto purché ogni riga sia letta da destra verso sinistra.

«Chi siamo?» «Esseri senza volto»
Il manichino assomiglia alle creature poste nelle grandi opere metafisiche di Giorgio De Chirico, dove i suoi esseri inanimati sono collocati in uno spazio ben delimitato da edifici e altre sculture, ma solitamente privo di altre presenze. Qui il silenzio è quasi tangibile, in un tempo senza tempo.

Da sinistra a destra possiamo osservare “Le muse inquietanti”, olio su tela (1917-1919) e il gruppo scultoreo “Gli archeologi” del 1968. Nel quadro, la palette di colori è piatta, le tonalità sono calde e la luce proietta grandi ombre sulla pavimentazione della piazza. Il gruppo scultoreo è stato realizzato in bronzo patinato, e anche in questo caso le teste sono lisce e senza sembianze definite.

«Cosa è ciò che ci circonda?» «Una realtà inspiegabile»
Possiamo però domandarci se il manichino non stia addirittura fuggendo dallo spazio buio, come se avesse trovato la via d’uscita da un labirinto dove ha vagato per molto tempo. Improvvisamente si è dischiusa un’opportunità e ne ha approfittato.
In questa celebre litografia dell’artista olandese M.C. Escher, intitolata “Relatività” (1953), le leggi della fisica e della prospettiva sono completamente alterate. I diciassette personaggi appaiono come automi, ma sono in grado di muoversi da soli, proprio come nella cover di “Aesthesys”. Essi salgono e scendono le scale di ambienti diversi, che si uniscono nella raffigurazione “impossibile” proposta dall’artista.

«Cosa è Dio?» «…»
Per l’ultima grande domanda possiamo ipotizzare che il Protagonista non sia semplicemente uscito dal suo isolamento per velleità di fuga, ma perché intento a compiere un cammino alla ricerca del Creatore, cioè Dio. Il pellegrinaggio alla ricerca del proprio fattore è un grande tema classico sfruttato in moltissimi film, e si tratta di un incontro non sempre felice. Facciamo qualche esempio.

In “Automata”, film del 2014 diretto da Gabe Ibáñez, la Terra è ormai desertificata e gli esseri umani convivono con i robot Pilgrim 7000. L’agente assicurativo Jacq Vaucan (interpretato da Antonio Banderas), che lavora per una società di robotica, interagisce con l’androide femminile Cleo le cui fattezze assomigliano straordinariamente a quelle del manichino di “Aesthesys”.“Io, robot” è un film del 2004 diretto da Alex Proyas ed è liberamente ispirato all’antologia “Io, Robot” di Isaac Asimov dove i rapporti tra uomini e robot sono governati dalle tre leggi della robotica. Nei volti dei nuovissimi e avanzatissimi NS-5 cominciamo a intravedere occhi, naso e bocca.

Ava
 (Alicia Vikander) è l’androide protagonista del film “Ex machina” del 2015 per la regia di Alex Garland. Anche in questo caso, il robot ha sembianze femminili e ricambia i sentimenti di un giovane programmatore. I robot assumono anche nella cinematografia fattezze sempre più simili all’umano… e quindi al nostro manichino non resta che compiere un passo per diventare un essere umano, cioè arrivare alla fine del suo percorso e incontrare Dio.

Ne “La Creazione di Adamo”, affresco di Michelangelo nella Cappella Sistina, l’uomo alza mollemente un braccio in direzione del Signore, che procede con immensa potenza da destra a sinistra, sorretto da una serie di angeli e stendendo il dito creatore in direzione di Adamo.

Ormai il manichino ha un corpo anatomicamente perfetto, le sembianze sono di suprema bellezza e il suo dito sta per ricevere quel dono che lo renderà davvero un essere umano a tutto tondo. Il suo lungo percorso di ricerca è finito… o forse è solo l’inizio di una nuova, straordinaria avventura.
Cristina M. Cavaliere

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