Anno d’uscita: 2023
Sito web:
https://www.latlantide.it/artisti/renato%20franchi.htm

Quella del 12 dicembre 1969 è una data che rappresenta una pagina tragica della storia italiana: l’esplosione di una bomba alle ore 16:37 all’interno del salone centrale della Banca Nazionale dell’Agricoltura in Piazza Fontana a Milano causò la morte di 16 persone (una diciassettesima morì 14 anni dopo a causa delle lesioni riportate) e il ferimento di altre 88. L’evento, in seguito, venne definito “la madre di tutte le stragi”, poiché nel decennio successivo si verificarono altri attentati dinamitardi che culminarono nell’ultimo, il più terribile, quello alla stazione di Bologna, con un bilancio di 85 vittime.

Tutti questi atti terroristici, di comprovata matrice nera, sono rimasti nella maggior parte dei casi senza giustizia, perché i lunghi e tortuosi iter processuali non hanno consentito che i responsabili pagassero per quanto commesso. “Strategia della tensione” è la denominazione che l’oscuro scenario che comprende queste stragi ha assunto, a voler indicare l’insieme di complesse sinergie tra elementi deviati dell’apparato statale, organizzazioni di estrema destra e connivenze internazionali, volte a diffondere paura e insicurezza nella popolazione al fine di rendere auspicabile, da parte dell’opinione pubblica, una svolta governativa di tipo autoritario sul modello di quanto accaduto in quegli anni in Grecia e in Sudamerica.
Da oltre 50 anni le associazioni dei familiari delle vittime e la società civile, ma anche scrittori, artisti e musicisti, hanno chiesto e ricercato risposte a questi drammatici e assurdi accadimenti: sono stati scritti numerosi saggi sull’argomento, opere teatrali, cinematografiche e documentari sono stati prodotti e sono state composte anche canzoni da band e cantautori. Mancava, però, rispetto a quanto è stato fatto rispetto ad altri periodi della nostra storia recente, come per esempio la Resistenza, la realizzazione di un concept album dedicato, nello specifico, a Piazza Fontana, che racchiudesse, come un autentico documento sonoro, brani musicali già esistenti e interventi attoriali, ma anche nuove composizioni, a voler raccontare cause e conseguenze di quell’attentato da differenti punti di vista: quello prettamente storico-politico, ma anche quello delle vittime, dei loro familiari, dei cittadini milanesi e della società italiana nel suo insieme. Tutto ciò doveva includere anche la storia di Giuseppe Pinelli, l’anarchico “precipitato”, in circostanze mai chiarite, da una finestra della Questura di Milano tre giorni dopo l’esplosione della bomba. Ora questa esigenza ha preso forma e sostanza in un disco di recente uscita.

“17 fili rossi + 1 – Ricordando Piazza Fontana” è il titolo dell’album, pubblicato dalla casa discografica Latlantide, che vuole raccontare una vicenda – una ferita ancora aperta nella nostra storia recente – per non dimenticare l’accaduto. Il titolo del lavoro, una vera e propria “suite collettiva” a cui hanno collaborato 11 musicisti e 5 attori, prende spunto da un docufilm realizzato nel 2019, nel 50mo anniversario della strage, “Io ricordo – Piazza Fontana”, in cui la protagonista Francesca Dendena, figlia di Pietro, una delle vittime dell’esplosione, collega con dei fili rossi le foto delle persone decedute e dei presunti responsabili dell’attentato.
Al progetto, realizzato sotto la direzione artistica di Renato Franchi, hanno preso parte artisti da sempre impegnati nell’ambito nella difesa della memoria storica del nostro Paese, come Gang, Renato Franchi & His Band, Yo Yo Mundi, Filippo Andreani, Alessio Lega, Come le foglie, Casa del Vento e la Banda degli Ottoni a Scoppio. Al loro fianco troviamo band e musicisti emergenti come Daniele Ridolfi, Andreacarlo e Emily Collettivo Musicale, e attori che recitano brani a tema: Moni Ovadia, Renato Sarti, Daniele Biacchessi, Silvano Piccardi e Paolo Raimondi. Un importante contributo a livello organizzativo è stato poi fornito da Fulvio Mario Beretta, che è anche autore del testo che ha dato spunto a Renato Franchi per la composizione della title track del disco. La grafica dell’artwork, che andremo ora ad analizzare, è stata invece realizzata e curata da Cristian Visentin dello studio Vise Photo Graph di Legnano.
La copertina del disco raffigura i funerali delle vittime che si tennero in Piazza Duomo il 16 dicembre 1969, in un’opera grafica dell’artista milanese Giovanni Tagliavini. La particolarità dei lavori di quest’ultimo è quella di accostare al nero, sempre presente, tinte brillanti e di rappresentare per lo più figure umane deformate, con tratti che potrebbero rimandare tanto all’iconografia cubista quanto all’Espressionismo, per esprimere forti sentimenti o problematiche sociali come la solitudine, l’emarginazione, la guerra, l’immigrazione.

Tagliavini, che ha operato in ambito pubblicitario come illustratore per testate come “Diario” e “Il Manifesto” e ha disegnato diverse copertine di libri, realizza le proprie opere utilizzando una tecnica molto originale. Partendo da un dipinto, l’artista lo scannerizza, lo rielabora con Photoshop e alla fine ottiene un “quadro digitale” che viene stampato su un supporto di alluminio. I quadri ottenuti possono essere di piccole o di grandi dimensioni. Quello che li accomuna è la costante presenza di volti scolpiti, geometrici, l’uso dei colori saturi ed il ricorrente motivo del labirinto, che diventa parte integrante delle sembianze dei personaggi, sotto forma di spirale o di linee spezzate.

La front cover dell’album “17 fili rossi + 1” mette in primo piano i volti della folla, inespressivi e sbigottiti: alcuni di essi fissano l’osservatore, ma sono muti, impietriti nel loro dolore; alle tonalità più vivaci dei volti, pur sempre innaturali come il giallo e il blu, si contrappongono i toni cupi del loro abbigliamento, in segno di lutto. Alle loro spalle, in un cielo rossastro, campeggia la cattedrale, nera e sfumata di ombre sanguigne, lugubre e mortifera, in rimando all’eccidio che ha straziato la città. Il quadro è stato esposto, lo scorso anno, nell’ambito di una personale dell’artista presso l’ARCI “Bellezza” di Milano, luogo particolarmente significativo: nel seminterrato del locale dove è stata allestita la mostra sono infatti state girate alcune scene del film “Rocco e i suoi fratelli” di Luchino Visconti.
All’interno del digipack c’è uno scatto dell’interno della banca dopo l’esplosione e al centro, accanto ai nomi delle 17 persone scomparse, è stata inserita la foto dell’attrice Giovanna Mezzogiorno, che interpreta Francesca Dendena nel docufilm sopracitato. Ricordiamo che Francesca, deceduta nel 2010, è la fondatrice dell’Associazione Piazza Fontana 12 dicembre ’69, che rappresenta i familiari delle vittime.

Altre opere di Tagliavini sono presenti nel booklet del CD. La copertina di quest’ultimo rappresenta il momento della strage: l’insegna della banca, l’ambulanza, i soccorsi, un ferito in barella e un testimone, con il volto tagliato a metà e lo sguardo rivolto, attonito e impotente, in direzione dell’osservatore. Se ci si sofferma sul viso della vittima, contratto in una smorfia di dolore, il pensiero va a “Guernica” di Pablo Picasso e ai personaggi che esprimevano, nei volti e nelle posture, tutto l’orrore causato dal bombardamento sulla cittadina spagnola. Anche qui prevale il colore nero – il buio serale della Milano invernale, ma anche il simbolo del lutto, delle “trame nere”, della mancata giustizia – insieme a tonalità sature a contrasto: giallo e verde acido, rosso, blu.
L’ultima pagina, su uno sfondo tricolore, propone il profilo della fontana che dà il nome alla piazza. La presenza della bandiera italiana non è sinonimo di patriottismo, bensì allude al fatto che quella di Piazza Fontana, come altre, sia stata riconosciuta come “strage di Stato” poiché tra i mandanti, come si è detto, c’erano elementi deviati di governo, magistratura, forze dell’ordine e servizi segreti, in connivenza con organizzazioni neofasciste e internazionali. Le nostre istituzioni non hanno mai dato risposta a questo e ad altri misteri e accadimenti e ciò, negli anni, ha portato alla formulazione di slogan come “chi è Stato?” o “nessuno è Stato”, comparsi più volte su cartelli e striscioni durante manifestazioni commemorative.
Altri disegni di Tagliavini sono presenti nel booklet. Sulla pagina del testo della canzone “Quasi soltanto mia” di Filippo Andreani, che racconta la vicenda di Pino Pinelli dal punto di vista della moglie Licia, compare nuovamente la sagoma del Duomo con lo stesso Pinelli, che sembra passeggiare nella piazza. L’immagine dell’uomo viene dalla rielaborazione di una sua foto che lo ritrae mentre era in vacanza in Liguria nel 1956 (lo scatto originale è presente nel digipack). I colori, il rosso e il nero, rimandano a quelli delle bandiere anarchiche, ma il rosso potrebbe alludere anche al sangue e alla morte del ferroviere, caduto – questa la versione “ufficiale” dei fatti – per un “malore attivo” da una finestra della Questura, ma molto probabilmente assassinato: circostanza, questa, purtroppo mai chiarita.L’ultima illustrazione dell’artista milanese, presente accanto alle liriche del brano “La fontana” di Yo Yo Mundi, è una farfalla il cui corpo si compone di occhi e chitarre: l’arte, e la musica in particolare come nel caso di questo concept album, sono dotate della capacità di vedere in profondità, di comprendere significati che un osservatore distratto non coglie. Anche qui le tonalità sono il rosso e il nero: i simboli sono i medesimi – il sangue della strage, il nero del terrorismo di estrema destra, il lutto, ma anche il contrasto tra la vita e la morte. Nel booklet gli sfondi delle pagine bianche sono poi costituiti da riproduzioni di prime pagine di quotidiani dell’epoca, con titoli a caratteri cubitali dedicati alla strage.
Nelle pagine centrali, particolare evidenza viene data all’iconico scatto di Uliano Lucas che rappresenta Piazza Duomo gremita di folla durante i funerali delle vittime. L’albero di Natale, che non manca mai nel mese di dicembre, assume in questa immagine una particolare valenza (la “divina Indifferenza”, per dirla con Montale), perché rinforza la drammaticità della strage, avvenuta in un periodo in cui il centro del capoluogo lombardo era pervaso da un’atmosfera di festa e affollato di persone intente negli acquisti a sole due settimane dalla festività.
A fianco dell’immagine delle esequie vediamo le foto delle lapidi delle 17 vittime e quella di Pinelli (una delle due esistenti, in verità, quella con la scritta “ucciso innocente” e firmata “gli studenti e i democratici milanesi”) presenti in Piazza Fontana e un’immagine del memoriale “Non Dimenticarmi”, un’installazione che troverà posto nella medesima piazza in ricordo delle 137 vittime della strategia della tensione (136 caduti a causa delle bombe, più lo stesso Pinelli). Il monumento verrà realizzato dall’artista Ferruccio Ascari e si compone di 137 steli metallici che sorreggono altrettante campane a vento.Il significato di questo progetto discografico è stato efficacemente riassunto da Claudia e Silvia Pinelli, figlie di Pino, in un contributo presente nel digipack:
«… è bello pensare che oltre a noi che usiamo parole di Memoria c’è e ci sarà una chitarra, o un pianoforte, o un violino o un tamburo o un’orchestra e una voce, anche una sola, che continueranno a suonare e a far risuonare quello che è stato, che faranno vibrare corde di conoscenza di storie che si sarebbe voluto fossero dimenticate nella protervia di verità e giustizia negate». E ancora: «Non basta una canzone, ma quanto è importante per continuare a far sentire l’indignazione … senza che sia l’indifferenza ad avere il sopravvento e quella musica, quei testi, qualcuno li ascolterà e sentirà che ci sono storie che non svaniscono negli insabbiamenti processuali, ma continuano a volare e a raggiungere generazioni anche lontane».
Dove non è arrivata la giustizia, è dunque la musica, e più in generale l’arte (con l’impegno congiunto di musicisti, artisti, collaboratori e sostenitori che hanno contribuito alla realizzazione di questo disco) a farsi carico della memoria di Piazza Fontana da trasmettere alle giovani generazioni, per non dimenticare l’accaduto contro ogni forma di indifferenza e di oblio.
Maria Macchia

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