Anno d’uscita: 1986
Sito web: http://www.cccp-fedeliallalinea.it/

Nell’Emilia Romagna degli Anni Ottanta un gruppo musicale scardina la storia del Rock nazionale con un Post Punk destinato a fare scuola a generazioni di musicisti. Sono i CCCP – Fedeli alla Linea, band nata a Berlino dall’amicizia di due ragazzi dalle indubbie qualità: il frontman Giovanni Lindo Ferretti e il chitarrista Massimo Zamboni. Berlino è divisa da un muro che separa il capitalismo dal comunismo, l’Ovest dall’Est; l’Emilia Romagna è una delle poche aree dell’Europa Occidentale ad essere amministrata da un Partito Comunista. La regione rossa per eccellenza è la palestra di un gruppo che vive di provocazioni. La copertina del loro primo disco ne è la prova.

Già il titolo è un programma: 1964-1985 “Affinità-divergenze fra il compagno Togliatti e noi – Del conseguimento della maggiore età”. Nome della band e titolo occupano praticamente tutta la cover. “Affinità-divergenze tra il compagno Togliatti” è il titolo di un articolo pubblicato nel 1962 dal maggiore giornale cinese, il Quotidiano del Popolo, che criticava la linea marxista dell’allora segretario del Partito Comunista Italiano. L’identità politica della band non è nascosta, ma come i cinesi di Mao mostravano divergenze verso il comunismo italiano, così anche Ferretti e Zamboni hanno parecchio da dire. La canzone “Emilia paranoica” riassume le divergenze dei CCCP con la loro terra.

L’immagine si ispira ai quadri del socialismo reale, con l’effige del “compagno Togliatti” sullo sfondo. Il nome del gruppo incorpora la sigla CCCP, che replica quella dell’Unione Sovietica; in realtà non è chiaro se la pronuncia all’italiana al posto di quella correttamente traslitterata dal cirillico, SSSR (Sojuz Sovetskih Socialističeskih Respublik) fosse intenzione originaria dei fondatori, di fatto sono stati sempre chiamati “ci-ci-ci-pi”, spesso omettendo la seconda parte del nome (Fedeli alla Linea).
In rosso leggiamo due anni: 1964 e 1985. Il primo anno è quello della morte di Palmiro Togliatti, il secondo è quello in cui viene ultimato l’album, che esce però solo nel 1986. Su uno sfondo verde vediamo in un cerchio il ritratto del celebre politico italiano. Sotto di lui, come usavano fare i dirigenti sovietici e degli altri paesi comunisti, i cinque componenti della band. Come fossero i legittimi eredi di Togliatti, i CCCP si presentano in veste di dirigenti del Pci. Non indossano però giacca e cravatta come i politici comunisti dell’epoca, ma t-shirt o divise degne della sinistra extraparlamentare. C’è molta confusione in copertina e i CCCP vivono di caos.

Giovanni Lindo Ferretti alla voce, Massimo Zamboni alla chitarra, Umberto Negri al basso e alle percussioni, Annarella Giudici Danilo Fatur ai cori: sono questi cinque artisti gli eredi del compagno Togliatti. Questa è una copertina che avrà fatto sussultare diversi dirigenti e militanti dell’allora Pci. Sbeffeggiare così il “compagno segretario” era inammissibile nei rigidi ambienti comunisti. I CCCP si presentano come apocrifi seguaci della dogmatica linea comunista. Ascoltandoli, ci si imbatte in irriverenti e imprevedibili esponenti del più anarchico spirito punk. Si esaltano le capitali dell’Est Europa e i loro principali giornali di partito e si dileggia il liscio romagnolo.

Sul retro è presente un fittizio mausoleo di Togliatti, simile a quello di Lenin presente sulla Piazza Rossa a Mosca. Il mausoleo è verde con le scritte in rosso e in bianco.
Un gruppo che si è battezzato con la sigla in cirillico dell’URSS sfoggia in copertina i tre colori della bandiera italiana. Una provocazione visiva che si accompagna alle tante sonore presenti nel disco, un capolavoro in tutti sensi nella storia della musica italiana.
Leonardo Marzorati