Anno d’uscita: 2023
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La band What viene fondata nel 2018, anno durante il quale prendono forma brani che confluiranno nel primo EP, intitolato “For One Point”. Parallelamente al processo di composizione, il gruppo si esibisce in live club e festival delle province di Verona, Trento, Reggio Emilia, Brescia e Bergamo.
What – Garda Valpo Jumpin’ Squad

Nel 2019, la registrazione delle tracce viene affidata a Marco Sirio del Metro Rec Studio (per le registrazioni di batteria) e a Enrico Jenny del Bubble Studio; mixing e mastering vengono affidati allo stesso Jenny. Il singolo “Whack” anticipa l’uscita dell’EP. Nelle loro tanto incendiarie quanto goliardiche esibizioni dal vivo, i What GVJS presentano brani originali e tracce composte dalla precedente esperienza musicale del frontman Pietro, con “What A Confus!on”. In seguito all’uscita di “Whack”, vengono pubblicati il lyric video del brano “El Baldo” e il visualizer dei brani presenti nel primo lavoro in studio. Nel 2020 nascono nuove tracce e avviene un cambio di line-up con l’arrivo del chitarrista Andrea Vicenzi (ex “Disperato Circo Musicale”) che andrà a sostituire Leonardo Arena. Nel 2021, i What adottano un nuovo stile grafico con il rinnovo del logo e tornano a esibirsi sui palchi italiani e a comporre nuovi brani.

L’uscita della seconda fatica discografica, intitolata “DOH”, avviene nell’autunno 2023, anticipata dal primo singolo “Stampede of the Disco Elephants”. I due singoli successivi sono “Garda Valpo Bromance” e “The Thing”. Registrazioni, editing e mixing vengono affidati a Mattia Nidini (Death Lab Studios – Verona) e il mastering a Federico Ascari (Zeta Factory – Modena).

La band trae ispirazione dalle band crossover di fine Anni Novanta-inizio Anni Duemila, rileggendo il Rapcore in chiave moderna, fondendo più generi musicali per dotare ogni brano di una propria personalità: il groove è il collante che amalgama le tracce e il punto fermo dal quale partire per la composizione e l’esecuzione dei brani.

“For One Point”
Il titolo del loro primo EP“For One Point”, si riferisce alla frase presente sull’Asso di Coppe delle carte da briscola, gioco e rituale che la band ripete prima di ogni live e che caratterizza l’immagine del gruppo. Le cinque tracce – 1. “Martin Lost His Head”, 2. “El Baldo”, 3. “Leviosa”, 4. “Hollaback Girl” (Gwen Stefani Cover) e 5. “Whack” – propongono cinque argomenti diversi dove il groove, lo slapping e i riff sono tenuti insieme dal collante della mescolanza di più lingue.

Il mazzo di carte trevigiano
Nella cover di “For One Point” le carte del mazzo trevigiano, diffuse in Italia grazie alla Dal Negro, creano una sorta di tappeto, sono virate in campiture di grigio e quasi tutte disposte a testa in giù, e ben rappresentano la mescolanza di stili musicali di questa band e il loro humour irriverente. Ma la scelta di utilizzare un mazzo di carte implica anche l’idea dell’azzardo, della fortuna, della casualità. È una forma ludica antichissima e popolare, e un gioco trasversale amato da tutte le classi sociali, dall’ultimo dei plebei fino al primo degli aristocratici.

Le carte sono disposte fittamente e completamente a creare uno sfondo che invita a “scavare”, ad andare oltre. È bene specificare che, subito sotto il nome della band, vengono presentati gli assi, poiché simboleggiano i quattro membri del gruppo (Stefano Righetti – Asso di Denari e batteria, Elia Lonardi – Asso di Bastoni e basso, Pietro Filippi – Asso di Coppe e voce, Andrea Vicenzi – Asso di Spade e chitarra). L’unica carta collocata per il verso giusto è l’Asso di Denari, ma, guarda caso, è coperto dal nome del gruppo. Gli assi sono rappresentati anche in forma stilizzata nel logo realizzato da Leonardo Arena.

«Per un punto Martin…»
Una curiosità sul titolo “For One Point”, legato alla prima traccia “Martin Lost His Head”, che forma la traduzione del proverbio presente sulla carta dell’Asso di Coppe. Esso recita «per un punto Martin perse la capa», ed è ravvisabile sulla sinistra dello sfondo di carte. L’asso nella versione originale è coloratissimo e ha due profili, uno triste e l’altro gaio, insieme alla fatale scritta. Il titolo è stato scelto in quanto il primo “punto” della Squad è stato messo a segno con l’uscita di questo iniziale lavoro discografico.

Il noto proverbio deriva dal latino «Uno pro puncto caruit Martinus Asello» (letteralmente «Per un unico punto Martino perse Asello») e si intende la perdita della cappa, cioè della carica, da parte dell’abate del monastero di Asello. Molto famosa, la storiella del XV Secolo racconta che l’abate Martino pensò di apporre sulla porta del monastero la scritta «Porta patens esto. Nulli claudatur honesto», cioè «La porta resti aperta. Non sia chiusa a nessun uomo onesto». La versione definitiva però recava un errore, cioè un punto spostato. Una cosa piccolissima, un’inezia, che però capovolgeva completamente il messaggio cristiano di accoglienza, il quale era diventato: «Porta patens esto nulli. Claudatur honesto», cioè «La porta non resti aperta per nessuno. Sia chiusa all'(uomo) onesto». Che la frase fosse stata scritta dallo stesso Martino, o da un artigiano distratto (lapsus freudiano ante-litteram?), le alte sfere ecclesiastiche, indignate da tanta insipienza, decretarono l’immediata sollevazione dell’abate, privandolo della “cappa” (cioè del mantello), che della dignità abbaziale era simbolo. I ragazzi di What hanno spinto tale privazione alle estreme conseguenze, togliendo all’abate Martino la testa, forse agevolati dalla parola “capa” o forse intendendo con ciò la perdita di senno del religioso!

Fumetti + pop art
Il colore tolto al mazzo di carte trevigiano, che nell’insieme sarebbe stato probabilmente troppo chiassoso, viene restituito attraverso il nome della band What. Il lettering della parola è chiaramente ripreso dal mondo dei fumetti e molto spesso usato per esprimere un suono o un rumore. Questi ultimi sono resi attraverso l’onomatopeia, cioè la formazione di parole che simulano il rumore stesso, ad esempio per imitare il lancio di un pugnale si usa “swiss!”, reso attraverso un lettering dalla forma allungata. Anche la macchia d’inchiostro è uno splash grafico nello stile del fumetto. L’arancione usato per riempire le lettere è lo stesso del titolo dell’EP.

Non è finita qui! L’anima popolare e giocosa di questa cover richiama anche i lavori di uno degli artisti della pop art più conosciuti dopo Andy Warhol, cioè Roy Lichtenstein, che usava il fumetto come forma d’arte e inseriva balloon con scritte per la narrazione di storie.
A titolo esemplificativo cito l’opera “Whaam!”, un dittico in colori acrilici e olio su tela del 1963 e uno dei lavori più importanti dell’artista americano.
Cristina M. Cavaliere