Chi è appassionato di Heavy Metal sa che lo scorso anno, appena trascorso, ha visto l’uscita dell’ultimo lavoro degli storici Iron Maiden. Questa band ha sempre curato molto gli artwork, tanto che alcune copertine sono diventate per i fan oggetto di culto. Quella di “Senjutsu”, l’album da poco pubblicato, mi ha particolarmente colpito per un paio di aspetti.
Registrò innanzitutto un nuovo radicale cambiamento nell’aspetto di Eddie, lo zombie mascotte che ci accompagna sin dagli esordi degli Iron, che ora è in tutto per tutto un samurai, ferocissimo sguardo e katana sguainata, pronto all’assalto. Questa immagine, che ha parecchio diviso gli estimatori del gruppo, ed ha sorpreso davvero anche me risulta, a mio avviso, molto potente. Questo è il primo aspetto. Il secondo è dato dall’accuratezza dei dettagli riservata alla figura del guerriero, su cui l’autore davvero non si è risparmiato. Curioso di conoscere chi avesse realizzato un artwork così d’impatto, ho fatto le mie ricerche, scoprendo in breve tempo che si tratta di Mark Wilkinson, una vecchia conoscenza in realtà. Wilkinson ha infatti collaborato in precedenza con gli Iron. Andando a ritroso nel tempo possiamo citare ad esempio la copertina di “The Book of Souls” (2015) o quella bellissima di “Live in Donington” (1992).
Vanta una lunga collaborazione con Judas Priest, lavora con Asia, Europe, Megadeth, Darkness e molti altri.
Un artista noto ed apprezzato nel mondo discografico come dal pubblico di molteplici band, insomma. Anche da parte mia vi è un particolare affetto nei confronti dei suoi lavori, nello specifico per gli artwork che descriverò più avanti, dopo una breve ma doverosa presentazione della persona che li ha così magnificamente realizzati e della band che li ha commissionati

Mark Wilkinson nasce a Windsor, in Inghilterra il 3 ottobre 1952.
Da adolescente nota alla fermata di un autobus la locandina dell’album “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” dei Beatles e la cosa non lo lascia indifferente. È la prima scintilla di amore per l’arte. Rimane particolarmente colpito dallo stile di Mati Klarwein per le copertine realizzate per “Abraxas” dei Santana e “Bitches Brew” di Miles Davis. Come dargli torto…
Già da giovanissimo si innamora dall’aerografo, attraverso i lavori “The Beatles Illustrated Lyrics” e “Butterfly Ball and the Grasshopper’s Feast” di Alan Aldridge ed Harry Willok.
Ciò che ama della tecnica è la luminosità ottenibile nelle immagini. Acquista quindi un aerografo e si cimenta, insieme ad un amico più esperto, che gli insegna le basi della tecnica. La passione aumenta, per cui si iscrive e frequenta la Watford School of Art dal 1974 al 1977, che non trova però particolarmente istruttivo dal punto di vista pratico, avendo pochi compiti di laboratorio richiesti per quanto riguarda l’illustrazione. Cambia infatti corso, dietro suggerimento del Professore Graham Palfrey-Rogers, già direttore artistico del Magical Mystery Tour dei Beatles, che completa il suo percorso di istruzione.
Consapevole del fatto che il solo titolo di studio non gli garantirà un lavoro, inizia a costruirsi, da autodidatta il proprio portfolio, creando un libro di illustrazioni stampato con una tecnica diversa per ogni pagina, assemblato da lui stesso, grazie alle abilità acquisite con un corso di rilegatura. Dopo la laurea iniziò a lavorare nello studio di Palfrey-Rogers a Covent Garden,  avendo come collega Terry Pastor, che avrebbe in seguito illustra le copertine di “Hunky Dory” e “Ziggy Stardust” per David Bowie.
Dopo due anni iniziò presso uno studio di ingegneria disegnando illustrazioni tecniche, divertendosi anche a ritrarre caricature dei suoi capi. I colleghi, che apprezzavano i lavori, gli consigliarono di provare a buttarsi nel mondo musicale, per le locandine dei concerti ad esempio. Diventa quindi freelance e si occupa delle illustrazioni per copertine di libri e nastri VHS prima e per fumetti e riviste a tema fantascienza/fantasy. Non è soddisfatto però, soprattutto perché non vede molte prospettive per il futuro. Poi, nel 1981, qualcosa di fortunato accade. Si trova in un pub, sta origliando una conversazione che sta avvenendo vicino a lui. Gli sconosciuti interlocutori stanno parlando di un’azienda, la Torchlight, che sta cercando nuovi talenti da inserire nel proprio organico. Aiutati che il ciel ti aiuta, contatta l’azienda, che gli fissa un colloquio con il Direttore Generale. In quella riunione che il funzionario gli comunica chi sarà il committente per i lavori che dovrà realizzare…

…to be continued…
Fabio Vannucci

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