Anni d’uscita: 1986 e 1997
Sito web: https://www.thecure.com/

I Cure, nella loro storia discografica, nel 1986 e nel 1997 hanno consacrato al pubblico due stupendi Greatest Hits: “Standing on a Beach” e “Galore” in cui sono stati inseriti i loro singoli di maggior successo. C’è uno strabiliante accostamento estetico nella visione di queste due copertine; due soggetti molto distanti tra loro per età sono ritratti su uno stesso orizzonte. Un uomo dalla pelle ruvida ci osserva in “Standing on a Beach” e un bel bimbo guarda il cielo gustandosi un gelato in “Galore”. La fine e l’inizio, l’omega e l’alfa della vita davanti allo sfondo del mare che rappresenta l’infinito. Un curioso filo conduttore degno di una analisi più approfondita che ci porterà a scoprire le curiose sfumature di due artwork così agli antipodi tra loro ma mai così simili.

“Standing on a Beach” vede la luce nel 1986 e fu la prima grandiosa raccolta dei singoli della band di di Robert Smith usciti dal 1978 al 1985, la si può trovare in altri stati editata con il nome “Staring at the Sea”. Il titolo del disco è un estratto dal testo della prima traccia “Killing an Arab”.

Per chi non lo sapesse queste parole non hanno certamente un fine razzista nei confronti degli arabi, ma compongono un’importante citazione tratta dal romanzo di Albert Camus, “L’étranger” (“L’estraneo”) pubblicato nel 1942; testo importantissimo nella filosofia dark e punk rock perché esprime perfettamente la sensibilità di non accettazione del conformismo.
Il vecchio, ritratto nella foto in bianco e nero che ci scruta con i suoi occhi profondi è lo stesso protagonista che vediamo camminare in solitaria nel video di debutto del 1978. La sua estetica si riadattava perfettamente con l’intento della grafica e venne reingaggiato per farsi ritrarre nuovamente per questo best of. John Button, questo il suo nome, è un pescatore in pensione che conobbe la band agli esordi.
Nell’osservare la fotografia di “Standing on a Beach” mi viene in mente un altro titolo tratto da un altro celebre romanzo: “Il vecchio e il mare” (“The Old Man and the Sea”) di Ernest Hemingway (John Sturges ha diretto l’omonimo film con Spencer Tracy nel 1958).
Questo racconto narra la struggente storia di un anziano pescatore alle prese con le avversità della vita, una miserabile esistenza nata sotto la stella della sfortuna ma compensata dal coraggio e dalla perseveranza contro la forza dirompente della natura.

Negli occhi di questo volto, si può facilmente percepire che cosa è stato volutamente catturato dall’obiettivo della macchina fotografica; l’uomo ci sta guardando dritto negli occhi in modo malinconico e nostalgico. Il suo viso è arido e scalfito dalle rughe che spaccano il contrasto con il paesaggio dietro di lui. In questo sguardo c’è tutta l’espressione e la profondità di chi ha vissuto intensamente e faticato per il proprio lavoro, sfidando quotidianamente intemperie, stagioni e le difficoltà che l’incognita vita sul mare fa affrontare. Gli occhi sono posizionati orizzontalmente proprio al centro dell’immagine così come il viso è perfettamente nella metà a destra. La sua postura decentrata tende quasi a farlo immaginare uscente dallo sguardo della fotocamera, come se il suo desiderio fosse quello di andarsene per assaporare il riposo, la solitudine e forse la quiete di una riva che non dovrà più essere attraversata ma solo commemorata. Questo aspetto è maggiormente evidente se si stende il libretto, il viso di John con il suo vestito nero spacca completamente tutta la distensione di un grigio chiaro omogeneo che fa combaciare cielo e spiaggia. Tutta la composizione rende questo scatto ancora più realistico ed efficace. Il mare d’inverno.
La copertina di “Galore”, la raccolta dei Cure che contiene tutti i singoli dal 1987 al 1997 più l’inedita “Wrong Number” è un trionfo di accostamenti cromatici, i colori primari del blu, del giallo e del rosso predominano nell’ambiente rendendo l’atmosfera assolutamente estiva e gioiosa.
Abbiamo una bellissima bimba (si chiama Isabel Caroline Slark) che si sta godendo il tepore del sole gustandosi un gelato, distratta da qualcosa che appare nel cielo, non curandosi del fiordilatte che gli ha sporcato le labbra e che tra pochi istanti colerà anche dal cono. La sua posa è dinamica, in movimento e non statica come quella del pescatore. Si sta muovendo e anche il fotografo britannico Ralph John Perou, autore dello scatto, sa bene che cogliere l’attimo con dei bambini non deve essere una cosa semplice.

Nell’immagine c’è tutta l’ingenuità di uno sguardo che osserva per la prima volta un ambiente totalmente nuovo, con i suoi suoni, i suoi colori e i suoi profumi. Deve anche aver giocato con la sabbia, la sua gamba e il suo piedino hanno ancora attaccato dei granuli ma non se ne cura, è tutto così nuovo e interessante! Non ci sta guardando come il pescatore, non ha bisogno di comunicarci qualcosa perché la sue gestualità narra tutta l’incredulità della scoperta che ancora non ha stancato le sue emozioni. Robert Smith in comune accordo con sua moglie Mary Poole decise di non avere figli in quanto, come sostenuto dallo stesso cantante, non sarebbe stato in grado di educarli perché incapace di disciplinare sé stesso.

In tutta probabilità la bimba di copertina potrebbe essere la rappresentazione delle sue canzoni, delle sue “bimbe”. Ed è anche vero che con i bambini Robert sa essere infatti molto affettuoso, è un super premuroso zio di ben 25 nipoti. E penso che lui li guardi con gli stessi nostalgici occhi di chi una vita l’ha vissuta a pieno come il pescatore ma al tempo stesso mantiene l’incredulità di un bimbo che sta riscoprendo la vita che si è appena affacciata al nostro mondo. E mentre leggete, nel backend la bambina deve essere sicuramente andata a gattonare da qualche parte sfuggendo all’obiettivo, lasciando il suo tappetino rosso da solo “Standing on a Beach”.
Sara “Shifter” Pellucchi

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