Anno d’uscita: 1989
Siti web: http://www.thecure.comhttp://www.velladesign.com

Volete ascoltare un album dei Cure ma non sapete da quale iniziare? Vi suggerisco “Disintegration”, pubblicato nel 1989 dalla Fiction Records, Prima raccolta di inediti della band di Robert Smith a raggiungere la top 10 della classifica italiana (esattamente parliamo del 7º posto), collocandosi al 20º posto fra gli album più venduti complessivamente nel 1989. Il disco si può classificare come la parte della trilogia dark insieme a “Pornography” e “Bloodflowers”.

Il sound dell’intero full-length è un dark più innovativo rispetto agli altri lavori del gruppo con all’interno canzoni più mature, contrassegnate da effetti combinati da un rock psichedelico e da un pop britannico; nonostante questa parte cupa, si può comunque dire che i brani sono orecchiabili e di piacevole ascolto.

L’artwork è stato curato sempre da Andy Vella. La tecnica usata che vediamo nella copertina è quella della sovrapposizione, ottenuta in diverse esposizioni, semplicemente usando trasparenze polaroid e sovrapponendo a più profondità, riprendendo gli elementi più volte per costruire l’immagine in modo che diventi più simile ad un dipinto. Andy Vella voleva così creare profondità, consistenza e translucenza. Questa lavorazione viene spesso utilizzata per creare immagini alquanto spettrali, per aggiungere ad esempio oggetti o persone assenti; la differenza è che oggigiorno lo stesso effetto può essere creato più velocemente grazie a programmi di grafica a computer. Per completare il lavoro, una volta stampato, il layout venne coperto con una speciale vernice UV crackle per ridefinirlo, aggiunta durante il processo litografico; si tratta di una vernice vetrificante che permette di creare splendidi effetti anticati stile cabochon o 3D su carta e plastica. (Questo effetto lo si può notare maggiormente nel vinile).

La tecnica della sovrapposizione fotografica fu usata già nel 1951 dal fotografo Paolo Monti e da Dan Mountford, giovane fotografo e designer inglese che crea ritratti e paesaggi onirici utilizzando la doppia esposizione fotografica.
La cover sembrerebbe rappresentare molto bene le emozioni che prendono vita dai sogni visionari del cantante e ha come protagonista proprio il volto di Robert Smith e alcuni fiori sparsi in giro.

Guardandola attentamente, ci si può immergere nella romantica canzone “Lovesong”, realizzata come regalo di nozze del cantante per la moglie Mary Poole, una traccia con un testo ottimista, differente dalle altri dell’album. I fiori, inoltre, si possono collegare al fatto che, sebbene si tratti di un lavoro con atmosfere autunnali, uscì in piena primavera.
Non è la capigliatura solita di Robert Smith che fa da padrone a questa scena, bensì sono gli occhi a parlare, occhi che puntano verso l’alto, (quasi troppo in alto), che sembrano svanire nel bianco. Questo tipo di sguardo potrebbe indicare la volontà di scappare, di non volersi impegnare e voler fuggire dalla situazione che gli sta intorno.

I fiori poco colorati, che fanno ombra sul suo corpo, rendono quasi l’idea dell’emergere dell’artista stesso da un buio infinito che si propaga tutto intorno a lui. Questi elementi sembrerebbero rappresentare i fiori del male, come se fosse protagonista di un quadro preraffaellita; una sorta di vita e di morte, come d’altronde lo è il significato della poesia di Baudelaire, (poeta tra l’altro amato dal cantante stesso) che allude proprio ai fiori come simbolo di bellezza che solo l’arte sa realizzare messi a confronto con quello del degrado e alla volgarità della società.“Logorando a sfida le estreme passioni
i nostri cuori saranno grandi torce
che specchieranno il duplice chiarore
nei nostri spiriti, specchi affini.”

I fiori possono anche richiamare una sorta di speranza, una metafora del sorriso di cui si parla in “Plainsong”; ed è proprio con questa canzone da cui vi suggerisco di partire. Imprimetevi nella mente l’immagine, chiudete gli occhi, alzate il volume e, come dice il testo della stessa, immaginatevi che tutto stia per diventare buio, come se fosse la fine del mondo. Ma poi ecco arrivare un sorriso che ti fa vivere come se tu fossi ai confini del mondo e un mondo nuovo appare ai tuoi occhi. Una sorta di positività e quiete sembra entrare finalmente nell’anima. Una situazione si può dire di pace, ma anche quasi psichedelica, un viaggio attraverso l’inconscio; spogliamoci di ciò che siamo diventati e lasciamoci andare ad un mondo nuovo, surreale, lasciamoci avvolgere da ciò che ci sta attorno senza paure. Bisogna ricordare che questo album nasce da un senso di fastidio che il cantante provava nei confronti del successo; infatti, era così tormentato dalla fama, che si buttò sulle droghe allucinogene.

Solo un fiore è colorato, anche se con colori piuttosto tenui. Può essere considerato proprio lui il fiore della speranza, come meta da raggiungere per ottenere il giusto equilibrio tra mente e corpo?
Antonella “Aeglos” Astori