Sito web: http://www.guidocrepax.it/

Prima ancora di diventare un fumettista, Guido Crepax, il creatore della mitica Valentina, era un disegnatore di copertine di dischi: come ha affermato Renzo Arbore, egli può essere definito “il primo copertinista italiano”. La sua carriera in questo settore fu molto lunga, dal 1953 al 1999, e comprende oltre trecento copertine di 33 e 45 giri. Questa intensa attività è ora in mostra a Milano, presso la Galleria Nuages di Via del Lauro 10, dove, fino al 19 febbraio 2022, sarà possibile ammirare i lavori dell’artista in una esposizione dal significativo titolo “Crepax a 33 giri”.
Fu il fratello maggiore di Guido, Franco, produttore discografico e scopritore di talenti, ad introdurlo nel mondo della musica come designer di artwork. Nel 1953 Franco Crepax, che lavorava alla casa discografica “La Voce del Padrone”, commissionò al fratello ventenne, grande appassionato di jazz, la realizzazione della cover di un album del pianista Thomas “Fats” Waller. Prima di allora, sulle copertine dei dischi prodotti in Italia c’era solo l’essenziale: il nome del musicista, il titolo e qualche semplice illustrazione. Guido si ispirò, inizialmente, ai lavori del pittore americano Ben Shawn e a quelli del designer David Stone Martin – probabilmente il più grande autore di copertine di jazz di sempre – per poi elaborare, nel tempo, uno stile proprio, che molto aveva in comune con quello dei suoi lavori come fumettista. Proprio grazie ai suoi artwork, Crepax si fece apprezzare nel mondo del design e divenne grafico pubblicitario, illustratore ed autore delle storie a fumetti che lo hanno reso famoso, creando eroine – come Valentina e Bianca – rimaste nell’immaginario collettivo.
I primi approcci di Guido con la decorazione delle copertine ebbero luogo in forma privata: da ragazzo egli iniziò ad abbellire le buste nere dei 78 giri che possedeva con disegni e scritte da lui realizzati. Aveva infatti già da allora intuito che accostare le immagini alla musica potesse rendere più attraente e memorabile il contenuto di una registrazione. A partire dal 1953, poi, egli si cimentò nella realizzazione di artwork per album di generi molto diversi, partendo però dal jazz, come si è detto, e dalla musica classica. Il jazz era il genere che Guido prediligeva: fu pertanto in questo campo che, all’inizio della carriera, egli si mise in luce per la propria originalità. Acquistò gradualmente autonomia rispetto ai modelli americani di riferimento e giunse a realizzare invenzioni grafiche spesso caratterizzate per un ruolo della figura femminile sempre più preponderante.
Con la musica classica il designer aveva un legame molto forte, dato che suo padre era un violoncellista di talento. Negli anni Cinquanta e Sessanta, pertanto, egli realizzò numerose copertine per la Ricordi e la Carisch, illustrando opere dei più grandi compositori. Esse si caratterizzano per uno stile più semplice e tradizionale rispetto a quanto da lui realizzato nell’ambito del jazz, del pop e del rock; tuttavia si presentano, indubbiamente, innovative rispetto alla produzione italiana precedente. Un filone molto prolifico in Italia fu poi quello degli audiolibri: sempre tra gli anni Cinquanta e Sessanta, grandi attori come Giorgio Albertazzi, Enrico Maria Salerno, Ernesto Calindri e molti altri prestarono la loro inconfondibile voce per narrare i capolavori della letteratura, interpretando immortali brani di poeti, romanzieri e drammaturghi – tra i quali Omero, Dante, Boccaccio, Manzoni, ma anche Baudelaire ed Emily Dickinson – realizzando incisioni di grande popolarità. Crepax operò anche in questo settore, realizzando sia copertine tradizionali che progetti più insoliti e moderni. Il mercato dei “dischi parlati” comprendeva anche supporti contenenti favole per bambini e i corsi di lingue straniere, e Guido disegnò copertine anche per questo tipo di prodotti. Particolarmente interessanti sono gli artwork della collana di fantascienza “Gli eroi dello spazio”, caratterizzati da immagini surreali e visionarie.
È però tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta che il designer diede il meglio di sé, realizzando opere che si contraddistinguono per il suo tratto inconfondibile. In esse la figura femminile diviene centrale e sono riconoscibili notevoli somiglianze, oltre a vere e proprie citazioni, con le eroine dei suoi fumetti. Valentina, infatti, nasce nel 1965, e nello stesso anno un volto di fanciulla che ne ha le sembianze compare sulla cover del singolo “Milano”, inciso dalla band di un giovanissimo Claudio Lippi: I Crociati. Sul 45 giri di Massimo Ranieri “Per una donna” (1974), invece, compare una donna che ha gli stessi tratti della protagonista del romanzo erotico a fumetti “Histoire d’O”. Sulla emblematica cover di “Come sei bella” dei Camaleonti (1973) la capigliatura della ragazza ricorda quella di Mina. Il primo piano e l’utilizzo del bianco e nero focalizzano l’attenzione dell’osservatore sulle labbra, il cui colore rosso viene ripreso nel lettering del titolo: l’immagine emana grande sensualità.
Sicuramente il capolavoro assoluto di Crepax è il gatefold di “Nuda”, album del 1972 della band di rock progressivo Garybaldi. Esattamente cinquanta anni fa, il panorama musicale italiano era esplosivo ed uno degli eventi clou di quella irripetibile stagione fu, dal 16 al 18 giugno, il festival organizzato dalla rivista underground “Re Nudo”, al quale presero parte gruppi come il Banco del Mutuo Soccorso, i Capsicum Red (nei quali militava un giovanissimo Red Canzian) e gli stessi Garybaldi. Gli album realizzati dalle band di “prog” italiano si caratterizzavano per la grandissima originalità delle loro copertine, realizzate da maestri dei design e della fotografia come Cesare Monti e Gianni Sassi. Ricordiamo, fra le tante, quella di “Darwin” del Banco (link alla recensione: https://www.artovercovers.com/2019/03/23/banco-del-mutuo-soccorso-darwin/) e di “Arbeit Macht Frei” degli Area (link alla recensione: https://www.artovercovers.com/2019/06/10/area-arbeit-macht-frei/)
Ma, tornando a Crepax, possiamo affermare che la copertina di “Nuda” sia davvero epocale, probabilmente la più bella tra tutte quelle del rock italiano. L’album venne pubblicato nell’ottobre 1972 dalla band composta dal chitarrista “Bambi” Fossati, dal bassista Angelo Traverso e dal batterista Maurizio Cassinelli. Quest’ultimo, in un’intervista pubblicata nel catalogo della mostra, pubblicato da VoloLibero Edizioni e curato da Antonio, figlio di Guido, e dall’Archivio Crepax, racconta la genesi di questo artwork. Il musicista ricorda come fu Franco, allora direttore commerciale della CGD, a mettere in contatto il fratello con i componenti del gruppo. Essi non si incontrarono personalmente, tuttavia il lavoro svolto da Guido riuscì ad incarnare perfettamente lo spirito dell’album, conferendogli un valore aggiunto con le suggestioni evocate dai suoi disegni. Bianca, il personaggio ritratto nell’artwork, era la protagonista della graphic novel La casa matta – ripresa poi nel libro Bianca, una storia eccessiva – in cui veniva ritratta quasi sempre nuda, a voler simboleggiare la libertà e la mancanza di freni inibitori di una donna che si immagina sottoposta a torture di ogni tipo per scoprire che, in qualità di vittima, è in realtà lei stessa a dirigere il gioco.
La parte interna dell’album di esordio dei Garybaldi illustra, in tre tavole, alcuni brani: Maja Desnuda, 28 febbraio 1970 e due momenti della suite Moretto Da Brescia, che occupa l’intera facciata B, Goffredo e Dolce come sei tu. Esternamente, il gatefold raffigura Bianca sdraiata, nuda, con minuscoli esseri che si arrampicano sul suo corpo. La ragazza dai lunghi capelli neri ha gli occhi chiusi, le labbra dischiuse e si appoggia sugli avambracci. L’espressione del suo volto potrebbe denotare il piacere procurato dalla presenza degli innumerevoli animali che camminano su di lei e che si insinuano nelle pieghe della sua pelle. Alla sua sinistra, degli omini in miniatura la osservano e uno di loro si arrampica sui suoi capelli, come fossero una liana. L’immagine della donna rievoca quella di Gulliver a Lilliput ma, a differenza del protagonista del romanzo di Jonathan Swift, ella non è legata, fatta eccezione per uno spago avvolto attorno ad una delle sue caviglie. La copertina, tra tutte quelle concepite da Guido, è indubbiamente la più memorabile, ma anche la più vicina all’immaginario onirico presente nelle sue storie a fumetti.
Un’altra copertina gatefold presente in mostra è quella de “La curva di Lesmo”, album omonimo del progetto musicale che porta il nome del primo episodio di Valentina e che raffigura l’eroina in una posa simile a quella di “Nuda”, anche se qui è stato utilizzato il bianco e nero. Il disegnatore realizzò anche copertine di spartiti, poster ed altro materiale per l’editoria musicale. Tra i tanti lavori, ricordiamo il bellissimo manifesto pubblicitario in stile psichedelico per il 19mo Festival di Sanremo del 1969, distribuito in omaggio con la rivista “Almanacco della canzone”.Un viaggio ideale tra oltre quarant’anni di musica, arte e immagine è dunque quello che i visitatori di questa mostra potranno compiere, lasciandosi guidare dalla fantasia e dal fascino delle bellissime donne uscite dalla penna di Guido Crepax. L’esposizione è aperta nei seguenti orari: dal martedì al venerdì dalle 14.00 alle 19.00; sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 19.00 (chiusura domenica e lunedì). Nei giorni 26 gennaio e 5 febbraio sono inoltre in programma visite guidate a cura di Antonio, Caterina e Giacomo Crepax in orario 16.00-19.00, previa prenotazione via email a [email protected].
Maria Macchia