Enzo Sciotti è stato uno dei più importanti disegnatori di locandine cinematografiche in Italia. Recentemente scomparso (è mancato il 12 aprile scorso a 76 anni) ha realizzato oltre tremila manifesti. Ha illustrato i lavori di maestri come David Lynch, Adrian Lyne e Jean-Luc Godard e di numerosi registi italiani come Dario Argento (“Phenomena”, 1985), Carlo Verdone (“Borotalco”, 1982) e Pupi Avati (“Regalo di Natale”, 1986).
Tuttavia Sciotti ha probabilmente espresso il meglio di sé raffigurando le sinuose curve e gli attraenti lineamenti delle più sensuali attrici della commedia sexy all’italiana Edvige Fenech, Anna Maria Rizzoli, Pamela Prati, Nadia Cassini, Gloria Guida – dando vita ad immagini che hanno fatto sognare migliaia di spettatori.

Il filone, estremamente prolifico tra la seconda metà degli Anni’70 e la prima metà degli Anni’80 aveva, come è noto, tra i suoi interpreti beniamini del pubblico come Lino Banfi ed Alvaro Vitali. Comicità di grana grossa e ammiccanti scene di nudo erano gli stuzzicanti ingredienti di questi prodotti che, in forma quasi seriale, riempivano le sale di tutta Italia e vengono tuttora riproposti in innumerevoli repliche in TV.
Sicuramente un sostanziale contributo al successo di queste pellicole venne fornito proprio dalle locandine di Enzo Sciotti. Esse sono riconoscibili per la presenza di ritratti quasi fotografici dei protagonisti maschili e femminili e per il titolo scritto in caratteri di grandi dimensioni, di notevole impatto. I corpi femminili, in abiti succinti e in pose provocanti, sono protagonisti indiscussi del cartellone, in primo o secondo piano, ed attirano invariabilmente lo sguardo dell’osservatore con allettanti promesse di ciò che poi la vicenda svelerà: i corpi senza veli delle interpreti, che si offrono generosamente agli occhi dello spettatore.

L’illustratore romano, che negli anni Sessanta e Settanta aveva realizzato un grandissimo numero di manifesti per i film erotici di vari cineasti europei, stabilì fruttuosi sodalizi con alcuni registi nostrani specializzati in commedie “piccanti”: Sergio Martino, Michele Massimo Tarantini, Mariano Laurenti. I sogni “proibiti” degli italiani, grazie a questa collaborazione, si popolarono di avvenenti professoresse, poliziotte e dottoresse che gettavano scompiglio negli ambienti che frequentavano, provocando equivoci esilaranti e sensuali turbamenti nei personaggi (e spettatori) maschili di tutte le età.

Una delle partnership più durature del grafico fu senz’altro quella con Tarantini. Essa si dipana nell’arco di due decenni per un totale di 15 pellicole, in gran parte commedie, con qualche incursione nel poliziesco e nell’avventura.

La prima pellicola per la quale Sciotti lavorò con il registra romano fu “La professoressa di scienze naturali” del 1976, uno degli innumerevoli prodotti del fortunato filone “scolastico”.
Quest’ultimo era nato proprio l’anno precedente, con “La liceale” dello stesso Tarantini, in cui Gloria Guida interpretava la studentessa sexy; Edvige Fenech, altra attrice-simbolo del genere, rivestì invece i panni de “L’insegnante” di Nando Cicero, capostipite di una “saga” dedicata alle vicende di docenti “hot”.
Nel film di Tarantini, il ruolo della giovane supplente che manda in tilt gli ormoni di studenti, colleghi e genitori è interpretato da Lilli Carati, una delle icone del cinema erotico italiano. La locandina rientra pienamente negli standard del genere: il corpo della professoressa è fasciato da un abitino attillato e scollato, la gonna è rialzata e mostra calze e reggicalze. Tra le mani la donna regge alcuni libri, degli alambicchi ed un coniglio che, presumibilmente, verrà utilizzato per gli esperimenti di laboratorio. Lo sguardo di Stefania, questo il nome del personaggio, non è ammiccante, ma è perso nel vuoto; le labbra socchiuse le conferiscono ulteriore sensualità. Alle sue spalle, gli alunni la osservano ardenti di desiderio.

L’attrice varesina, che ebbe molta notorietà negli anni Settanta-Ottanta come protagonista di commedie firmate da registi come Bruno e Sergio Corbucci, Pasquale Festa Campanile e Lina Wertmuller, morì nel 2014 a soli 58 anni per un tumore al cervello, dopo aver trascorso molti anni in preda alla depressione e alla tossicodipendenza da eroina. Eterna prigioniera di ruoli che intimamente rifiutava, Ileana Caravati – questo il suo vero nome – vide la propria esistenza fatta a pezzi come i fotogrammi delle pellicole hard che fu costretta a interpretare per procurarsi il denaro per gli stupefacenti. Negli ultimi anni della sua vita riuscì a ritrovare una certa serenità e rimase, con i suoi tratti delicati, uno dei volti (e dei corpi) più amati delle sexy-pellicole di casa nostra.

Una locandina particolarmente significativa per i canoni del genere “scolastico” è quella di “L’insegnante al mare con tutta la classe” (1980), con Lino Banfi, Alvaro Vitali e Anna Maria Rizzoli.
La bionda e prosperosa attrice romana appare in una posa inequivocabile, in ginocchio a quattro zampe, e indossa un bikini estremamente ridotto di colore nero. Nelle mani brandisce una fiocina, indossa un cinturone e ha un pugnale legato alla coscia sinistra. Accanto a lei, tre libri ne ribadiscono il ruolo “istituzionale”. Alle sue spalle c’è Banfi, che indossa un costume da bagno “vintage” a strisce gialle e rosse che ne accentua il ruolo comico. In evidente posa di sorpresa, l’attore pugliese si lascia sfuggire di mano un secchiello, una paletta e un succhiotto. In basso a destra appare Alvaro Vitali, con sguardo concupiscente e con una mano che vorrebbe palpare le “grazie” della fanciulla. Dietro un ombrellone, infine, un altro personaggio maschile si gode la scena a distanza. Di notevole impatto è il lettering del titolo, giallo su sfondo scuro, in cui la “A” diventa un corpo femminile, mentre le due “S” contengono un paio di occhiali con i quali un ipotetico voyeur potrebbe ammirare meglio il corpo dell’avvenente protagonista.

Altro filone prolifico fu quello “medico”, in cui procaci dottoresse e infermiere facevano salire la pressione ai loro colleghi e pazienti. Sciotti illustrò così “La dottoressa ci sta col colonnello” (1980) con Nadia Cassini e gli immancabili Vitali e Banfi. L’attrice italo-americana indossa i tipici “panni” del mestiere: il cappello da crocerossina, un succinto camice che ne svela il “lato B” e calze rosse con reggicalze. I protagonisti maschili appaiono come di consueto, e forse in maniera ancora più accentuata del solito, due maschere grottesche, a voler rappresentare lo sconcerto e lo scompiglio provocati nell’ambiente ospedaliero dall’ingresso dell’attraente professionista. Alle loro spalle, un gruppetto di pazienti si affaccia da una porta, quasi a voler raggiungere il terzetto. Anche qui il lettering del titolo si fa “umanizzato”: due lettere “O” diventano, rispettivamente, un volto e un corpo femminile; salta all’occhio l’errore ortografico (“STA” non vuole né accento né apostrofo).Ultimo sottogenere della commedia sexy frequentato dal binomio Tarantini -Sciotti fu quello “poliziottesco”. I due si cimentarono due volte con le sexy vicende delle rappresentanti delle forze dell’ordine: il primo lavoro fu “La poliziotta della squadra del buon costume” nel 1979, con una delle attrici più amate di sempre, Edvige Fenech, e gli immancabili Banfi & Vitali, mentre due anni dopo arrivò “La poliziotta a New York”, con la stessa Fenech, Vitali e Renzo Montagnani.
Nel manifesto del primo film, la protagonista indossa un abitino-divisa che viene sollevato dalla mano di Banfi, il quale è al volante di una “500” gialla. Viene così messo in mostra l’intimo bianco con reggicalze. A sinistra è visibile Vitali, vestito da donna, in una posa grottesca. Diversamente dalle illustrazioni precedenti sono presenti, in dimensioni ridotte, altri personaggi femminili, quelli delle prostitute che compaiono nella storia, nella quale l’agente Gianna D’Amico (Fenech) cerca di sgominare un “giro” di tratta delle bianche.

La carriera dell’illustratore romano fu multiforme e variegata e quello della commedia sexy all’italiana fu solo uno dei generi che egli ebbe occasione di frequentare, ma fu senz’altro tra i suoi prediletti. La sua opera, come si è detto, diede un notevole contributo al successo di pellicole che, negli ultimi decenni, sono state rivalutate perché mettono in luce vizi e mancanze della società italiana, sia pure a fronte di esili trame e di scene scollacciate. E le bellissime protagoniste – ora splendide settantenni – rimarranno per sempre immortalate nel fulgore della loro gioventù e delle loro forme conturbanti nei manifesti di Enzo Sciotti.
Maria Macchia