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Tehe’s Bar
Tehe’s Bar
, il grande mistero. Fake o reale? L’insegna è qualche piano sopra la posizione del Batman/Fantasma dell’Opera. Leggenda vuole che questo sia il bar di Amsterdam dove gli Iron Maiden hanno reclutato i ragazzi per cantare i cori nella parte centrale di “Heaven Can Wait”. Dopo ore spese nella ricerca di un qualsiasi indizio su questo locale, non sono riuscito a trovare la minima info utile per determinarne l’esistenza. Sono giunto alla personale conclusione che in realtà i nostri, complice Riggs, abbiano voluto scatenare l’ennesima caccia al tesoro fra i fan. Se qualcuno ha notizie in merito, gli sarei grato se mi ragguagliasse. Resta il fatto, l’unico documentato, che questo nome è citato nei credits dell’album.

Piramidi
Al centro della scena, in fondo alla strada principale, un’enorme piramide nasconde l’orizzonte. Il vertice della costruzione è chiaramente l’epicentro dell’uragano che sta impazzando intorno, generato dall’energia sprigionata dall’antico manufatto. Più indietro, verso il punto di vista di chi osserva, altre due piramidi minori assistono, come abbiamo già annotato, al passaggio del Tristo Mietitore. Piramidi, Morte con la Falce, Energia dei fulmini sono elementi che accomunano le copertine di “Powerslave” e “Live After Death” creando un legame di forte valore simbolico. Già, perché magari non vi eravate ancora accorti, ma anche nella scena notturna nel lato posteriore della copertina del live sono presenti delle piramidi. Le due minori, per la precisione. Dove? Sempre in fondo alla città, nella sua periferia, le ho indicate con il circoletto giallo piccolo, quello grande è un ingrandimento del dettaglio. Chiaro a questo punto il riferimento incrociato tra “la vita dopo la morte” del live, con Eddie che risorge e la civiltà dell’antico egizio illustrata in “Powerslave”, che abbracciava questo principio attraverso il culto dei morti. La vita continua anche dopo la morte, questo il pensiero. Ognuna delle due copertine contiene elementi dell’altra. “Powerslave”, “Live After Death” e “Somewhere In Time” sono intimamente connessi fra loro da questi simboli, non vi è dubbio alcuno.

Maggie’s revenge
La vendetta di Maggie. Maggie è ovviamente il Primo Ministro britannico Margareth «non mi scordo di te» Thatcher, assassinata da Eddie nella copertina del singolo “Sanctuary”, ma alive and kickin’ in quella successiva del singolo “Women in Uniform”, nascosta dietro ad un angolo in attesa di restituirgli la cortesia a colpi di mitra. Due copertine che Riggs non poteva dimenticare di citare, visto il clamore e la pubblicità che accompagnarono la loro pubblicazione. La Premier britannica è famosa per aver intrapreso una politica economica ed estera di estremo rigore, nel tentativo di preservare la stabilità finanziaria britannica, che ha messo in ginocchio la classe media anglosassone in quel periodo, oltre ad innescare il conflitto con l’Argentina per il dominio delle Falkland/Malvinas. Da qui il disprezzo della classe lavoratrice, per cui la musica metal era un riferimento, nei sui confronti. Sentimento condiviso anche dalla nostra band preferita, che ha avuto modo di esprimerlo in più occasioni.

Donna alla finestra
Al primo piano dello stabile che ospita il mitico Ruskin Arms, una donna è affacciata alla finestra aperta, in una posizione che non lascia nulla all’immaginazione. Quasi nessun dubbio sul fatto che possa essere la prostituta Charlotte, l’unica persona per la quale Eddie sia riuscito a provare amore. Di Charlotte gli Iron raccontano in quattro tracce che compongono la “Saga di Charlotte the Harlot”:
“Charlotte the Harlot” da “Iron Maiden”
“22 Acacia Avenue” da “The Number of the Beast”
“Hooks in You” da “No Prayer for the Dying”
“From Here to Eternity” da “Fear of the Dark”

…to be continued al prossimo articolo: https://www.artovercovers.com/2022/01/15/somewhere-in-time-i-riferimenti-discografici-terza-parte/
Fabio Vannucci