Anno d’uscita: 2016
Sito web: http://rickspringfield.com/

L’etichetta Frontiers Music ha pubblicato nel 2016 l’album “Rocket Science” di Rick Springfield, artista australiano noto non solo per la sua attività musicale, ma anche per quella di scrittore e attore; è apparso infatti in diverse serie TV e film (giusto per citarne uno nominiamo “Dove eravamo rimasti” del 2015 insieme alla bravissima Meryl Streep).
Il disco è stato scritto in gran parte con il suo collaboratore di lunga data ed ex bassista Matt Bissonette, scelto tra l’altro, nell’agosto del 2012, da Elton John per sostituire Bob Birch.

Non si parla di musica hard rock, ma di un genere più AOR, con un rock più arioso; il full-length sicuramente più positivo ed allegro che abbia mai pubblicato nel corso della sua carriera. In alcuni pezzi, il sound è più vicino al power pop e al country rispetto al puro rock melodico. I testi affrontano in gran parte questioni di cuore con irriverenza, arguzia e umorismo oscuro che ha sempre contraddistinto i suoi lavori.

Sarà stata questa voglia di “positività” che l’artwork ci propone una situazione simpatica e divertente, dove il mondo sembra essersi capovolto. Una scimmia è alle prese con un compito a scuola (o se meglio si preferisce sta semplicemente prendendo appunti) e invece due bambini stanno portando a termine un esperimento indossando sopra la testa due scolapasta. La cosa è resa quindi in chiave ironica, allegra, senza però dimenticare la realtà dei fatti. Da cosa è dovuto questo collegamento? Ci avrà forse pensato Jay Gilbert, responsabile della fotografia?

Ora, per un istante, immaginatevi di tornare sui banchi di scuola quando eravate più piccoli e di avere come compagno di banco uno scimpanzé sorridente. Quale compagno migliore ci può essere? I bambini e i cuccioli di primati, dopo attenti studi, si è scoperto che chiedono e si esprimono con gesti molto simili.

Un esperimento realmente fatto ha coinvolto una bambina, filmata in alcune situazioni comunicative tra gli 11 e i 18 mesi di vita, uno scimpanzé di nome Panpanzee e un bonobo chiamato Panbanisha. Le due scimmie, allevate presso il Language Research Center della Georgia State University di Atlanta, sono state seguite dai 12 ai 26 mesi di età. Tutti i soggetti hanno ricevuto un’educazione alla comunicazione: la piccola dai genitori che le hanno insegnato a parlare, le scimmie dagli etologi che li hanno addestrati ad utilizzare gesti, rumori e simboli astratti – i cosiddetti “lessigrammi” – per farsi capire. È comunque comprovato da numerosi studi ed esperienze che le scimmie sono animali intelligenti e si avvicinano molto a quello che è l’uomo; non a caso sembrano proprio essere i nostri antenati.

Un esempio lo troviamo nella scimmia pittrice di nome Congo che ha esposto alla Mayor Gallery di Londra ben cinquantacinque suoi dipinti; addirittura, negli Anni’50, riuscì persino ad attirare l’interesse di Dalì, Picasso e Mirò, tanto da diventarne anche collezionisti. La sua curiosa passione per la pittura la si deve a Desmond Morris, zoologo e pittore che nel 1956 mise un pennello in mano a Congo per studiarne i comportamenti creativi.
L’abbinamento comunque, mi piace pensare, è legato al fatto dell’intelligenza genuina, no profit, dote che solo animali e bambini sono in grado di avere al cento per cento. Anche se, in questa immagine, si avvertono due tipi di soluzioni al problema; un classico bloc-notes e una penna per scrivere (e il viso tranquillo e sorridente dell’animale) contrapposto allo sguardo vuoto dei bambini dove, per sviluppare i loro pensieri, vengono usate delle macchine, sebbene in chiave ironica.

Tra l’altro l’abbigliamento usato è di vecchio stampo, come lo dimostra il gilet a rombi del bambino e il papillon rigato legato al collo di quello vicino; questo tipo di gilet deriva dall’epoca di Edoardo VII figlio della Regina Vittoria. Il loro abbigliamento contrapponeva uno stile elegante con atti ribelli “scimmiottando” (scusate il termine ma qui ci sta proprio bene!) il rigore degli ufficiali della Guardia Reale.

Gli occhiali che invece indossano sembrano gli occhiali protettivi usati da Willy Wonka nel remake de “La fabbrica di cioccolato” diretto da Tim Burton con Johnny Depp, del 2005. Questi occhiali fanno sì che i bambini siano neutrali, perché essendo praticamente neri e scurenti conferiscono una sorta di protezione da tutto ciò che è esterno e che li circonda. Ma, aggiungo anche che fanno in modo che pensino con la loro testa, non potendo vedere né gesti né movimenti di labbra attorno a loro.
E allora non vi resta che immergervi nel sound di questo album prendendo la vita più leggera e ridere di avvenimenti che vi sono successi in passato, ma che adesso devono solo portarvi risate e un senso di serenità.
Antonella “Aeglos” Astori