Anno d’uscita: 1930
Regia: Josef von Sternberg

Germania, 1930, nella democratica Repubblica di Weimar il cinema tedesco è ai vertici mondiali. Ernst Lubitsch, Friedrich Wilhelm Murnau, Fritz Lang, Georg Wilhelm Pabst e tanti altri hanno realizzato pellicole capaci di registrare incassi consistenti in tutti i continenti. Solo l’emergente Hollywood e le avanguardie sovietiche possono competere nel primato con Berlino; gli altri Paesi, soprattutto quelli europei, sono ancora agli albori del cinema sonoro, con un occhio puntato verso i lavori dei cineasti germanici.

Tra questi c’è un ambizioso tuttofare (regista, scenografo, montatore e direttore della fotografia) originario di Vienna: Josef von Sternberg. Pur avendo solo 36 anni, von Sternberg nel 1930 ha già all’attivo più di dieci film, sia muti sia sonori, alcuni dei quali girati negli Stati Uniti, dove è andato anche per carpire le innovative tecniche di Hollywood.
Tornato dagli USA in Germania, von Sternberg realizza una pellicola che coniuga il dramma hollywoodiano all’espressionismo tedesco: “L’angelo azzurro”.

Il film esce nelle sale con una locandina tradizionale. Siamo in un teatro di varietà e sulla destra vediamo una parte del palco, con una ballerina in primo piano, una seconda seduta in disparte e degli orchestrali subito dietro. Sullo sfondo c’è una scenografia gioiosa, con un sole splendente che irradia il palcoscenico. A sinistra, da un palchetto, due uomini eleganti assistono alla scena, mentre in platea sono presenti altri spettatori dagli abiti decisamente più dimessi.

Nella parte alta del poster è presente un solo nome: quello di Emil Jannings. A molti questo nome non dirà nulla, ma nel 1930 è l’attore tedesco più famoso al mondo. Nell’anno precedente, Jannings aveva trionfato alla prima notte degli Oscar della storia, dove aveva ritirato la statuetta di Miglior Attore Protagonista per il film “Crepuscolo di gloria”, diretto guarda caso dallo stesso von Sternberg. Jannings, che ne “L’angelo azzurro” interpreta il professor Rath, è l’uomo seduto nel palchetto, contraddistinto dal suo celebre pizzetto rosso. Dopo aver trionfato negli Stati Uniti, la coppia von SternbergJannings punta a ripetere il successo con un lavoro di produzione tedesca. È difatti la prestigiosa casa di produzione UFA a finanziare l’opera e il suo marchio è ben visibile a sinistra. Il titolo del lungometraggio è ovviamente di color azzurro, in un vivace stampatello minuscolo. Vivace è anche la protagonista femminile del film, la non ancora affermata Marlene Dietrich. Il nome dell’attrice è difatti in caratteri ridotti rispetto a quelli del protagonista maschile e del regista.

Il successo commerciale della pellicola cambia però gli equilibri tra le forze in campo. Questo cambiamento avviene anche sull’affiche. Viene difatti diffuso un secondo manifesto, destinato a immortalare la scena simbolo del film: Marlene Dietrich mentre accavalla le cosce in calze a rete e guepiere.
La protagonista femminile si impossessa del centro dell’artwork con un gesto di grande impatto erotico. Indossando un cappello a cilindro rosa che copre i boccoli chiari, con un trucco in viso marcato e un abito rosso con la gonnellina aperta che mostra culotte bianche, guepiere e calze a rete color carne, la ballerina Lola Lola ammicca allo spettatore seduta su una botte di legno. Il suo accavallare le gambe eccita il maturo professor Rath, ritratto sulla sinistra in blu, quasi a essere divorato dal sex appeal della donna.
La Dietrich diviene la vera protagonista, il vero “angelo azzurro”, anche se il nome dell’opera corrisponde in realtà al locale dove si esibisce come ballerina. Il nome dell’attrice sopravanza quello di Jannings. Anche il regista austriaco, che pure nel 1930 è affermato a livello mondiale, deve accontentarsi in questa nuova locandina dei caratteri minuti utilizzati per gli attori non protagonisti. Sotto le gambe della Dietrich compare il titolo, dove solo la parola “blaue” è azzurra. Il resto è nero, il colore che più si addice a questo cupo film. I raggi di sole che nel primo poster stavano nella scenografia del palco, qui sono presenti come diretta emanazione della ballerina. La sua schiena emana calore, con delle radianti pennellate gialle che rompono il freddo contesto blu che avvolge il professore.

È nata una stella, destinata ad essere uno dei sex symbol più influenti della storia del cinema. Con “L’angelo azzurro” la Dietrich si impone al pubblico mondiale, creando una femme fatale capace di sedurre e distruggere gli uomini. La prima grande predatrice, o “cougar“, della storia del cinema è sulla affiche de “L’angelo azzurro”. Il suo accavallare le gambe verrà riproposto in tutte le salse da tante aspiranti Marlene Dietrich. Ma l’unica e inimitabile è quella diretta dal suo mentore Josef von Sternberg.
Leonardo Marzorati