Anno d’uscita: 2019
Sito web: https://www.madonna.com/

«Madame X è un agente segreto. Viaggia in tutto il mondo. Cambia identità. Combatte per la libertà. Porta la luce in luoghi bui. Lei è una ballerina. Una professoressa. Un capo di stato. Una casalinga. Una cavallerizza. Una prigioniera. Una studentessa. Una madre. Una bambina. Un’insegnante. Una suora. Una cantante. Una santa. Una puttana. Una spia nella casa dell’amore. Io sono Madame X».

Queste le parole di Madonna in un video -teaser di 90 secondi, uscito il 14 aprile 2019, due mesi prima della release dell’album dall’enigmatico titolo. Il soprannome “Madame X”, come la stessa artista raccontò, le venne attribuito all’età di 19 anni dalla sua insegnante di danza, Martha Graham: «Ogni giorno vieni a scuola e non ti riconosco. Ogni giorno cambi la tua identità. Sei un mistero per me». Così l’appellativo venne scelto dalla cantante per il suo nuovo disco e “Madame X” divenne il suo alter ego. Caratteristica di questa nuova immagine di sé è l’occhio bendato: come ella stessa spiegò, la “donna del mistero” dorme con un occhio aperto e viaggia per tutto il giorno con un occhio chiuso, perché è stata ferita.Di grande impatto è l’artwork del full-length. Nella foto, un primissimo piano della cantautrice, ella appare con un incarnato quasi bianco, sul quale spiccano gli occhi blu, le sopracciglia nere, le labbra rosso rubino “cucite” dalla scritta “Madame X”. Perché la bocca è sigillata? Lo sguardo della donna è carico di fascino e appare molto eloquente, ma il fatto che le labbra siano “chiuse” dal titolo dell’album sembra voler comunicare all’osservatore che l’ascolto delle canzoni potrà svelare dei segreti o delle verità nascoste. Lo sfondo dietro il volto è scuro e crea un netto contrasto con esso. I capelli sono insolitamente neri; spiccano un paio di orecchini di brillanti, che contribuiscono a conferire luminosità all’immagine, mettendo ancora più in risalto la bocca vermiglia.

Questa immagine della popstar è stata accostata a quella di Frida Kahlo, artista da lei molto apprezzata, soprattutto per la forma e il colore delle sopracciglia
Madonna, collezionista di opere d’arte, è un’ammiratrice della pittrice messicana e possiede anche una sua opera di grande valore: “La mia nascita” (1932).
Il dipinto rappresenta la mamma di Frida nell’atto di partorire e venne realizzato subito dopo la sua morte, causata da un cancro al seno. Anche la madre della Ciccone scomparve per lo stesso male incurabile nel 1963, a soli 30 anni, e per questo motivo la cantante si è sempre sentita legata da un’affinità elettiva con la Kahlo.

Il quadro è una sorta di racconto sulla caducità umana e, nel contempo, vuole mostrare come la morte possa essere aggirata e respinta tramite la sua sublimazione nella creazione di un’opera d’arte. L’ambientazione della scena è una stanza spoglia al centro della quale, in un grande letto, una donna sta dando alla luce il proprio figlio, in totale solitudine. Il corpo del bambino è ancora dentro quello della madre e la testa del nascituro spunta dalle gambe divaricate di quest’ultima. Il capo del neonato, appoggiato su un lenzuolo sporco di sangue, è reclinato, inerte, il suo collo è sottile e gli occhi sono chiusi, come fosse nato morto. Le sue sopracciglia folte e unite assomigliano a quelle di Frida.  Il particolare più toccante e inquietante è rappresentato dal fatto che un telo bianco copre il volto e il petto della partoriente, come ella fosse un cadavere. Sopra il letto compare il quadro con l’immagine di un’altra madre sofferente, la Madonna Addolorata trafitta da spade, al cui culto la madre di Frida era devota. Più che una nascita, il dipinto sembra dunque voler raffigurare una duplice morte. In questo modo i concetti di nascita, vita e morte sono strettamente intersecati. La sofferenza della nascita rimanda, per la pittrice, al pathos insito nella creazione artistica. La forza rigeneratrice dell’opera d’arte, fonte di equilibrio e di nuova vita, pare dunque essere inscindibile dal travaglio necessario per il suo concepimento e per il suo venire alla luce. Non stupisce, quindi, che Madonna sia rimasta particolarmente colpita ed inspirata da questo quadro

In altre versioni dell’album, in particolare nella deluxe edition, la cantante appare in una più “tradizionale” versione bionda. La sua testa è parzialmente coperta da un foulard bianco, le labbra sono rosse ma di una tonalità più spenta, mentre il titolo dell’LP, in un lettering nero, compare al centro del volto, tra gli occhi e il naso.Il disco si configura come più sperimentale rispetto al precedente “Rebel Heart”del 2015; nei testi sono presenti riferimenti all’attualità e tematiche politiche, mentre musicalmente prevalgono i ritmi latini. Molti brani, infatti, e il concept stesso nacquero durante un soggiorno dell’artista a Lisbona, nel 2017.

Ma il nome “Madame X” ha anche dei precedenti cinematografici. Dall’opera teatrale di Alexandre Bisson “La Femme X”, scritta nel 1908, sono stati infatti tratti numerosi film intitolati “Madame X”, il più celebre dei quali è quello di David Lowell Rich, del 1966, con Lana Turner, regina del melodramma statunitense, nel ruolo della protagonista.
La vicenda narra la storia di Holly, una donna che dopo la morte accidentale dell’amante scivola nella spirale dell’alcolismo e della depressione. Allontanata dalla famiglia, ella è costretta ad assumere uno pseudonimo; dopo varie tragiche vicissitudini, muore con il cuore spezzato anche se il figlio, ormai adulto, in qualità di avvocato l’ha difesa in un processo senza aver scoperto chi fosse in realtà. Niente a che vedere, dunque, con l’alter ego di Madonna, figura complessa e multiforme, ma non drammatica. Unico punto in comune tra le due “Madame X” potrebbe essere quello dell’alterità, della falsa identità, che nella pellicola viene imposta ad Holly per non gettare fango sulla famiglia da cui proviene e per preservare la serenità del figlio e la carriera del marito, mentre nel caso della cantante è solo una “maschera” che viene indossata per “giocare” con la propria immagine, creando una figura femminile affascinante, misteriosa e dalle molte sfaccettature.

Una curiosità: la frase “una spia nella casa dell’amore”, in inglese “a spy in the house of love”, citata dalla popstar nel video-teaser, è tratta da una canzone dei Doors, “The Spy” (tratta dall’album Morrison Hotel del 1970: link alla recensione: https://www.artovercovers.com/2020/01/07/a-spasso-per-los-angeles-la-sosta-dei-the-doors-al-morrison-hotel/ ) ed è a sua volta derivata dall’omonimo romanzo di Anaïs Nin del 1954.

Maria Macchia