Nel comporre la copertina di “Somewhere In Time” Riggs, che come emerso dagli articoli precedenti (https://www.artovercovers.com/2020/05/15/copertine-iron-maiden/) sappiamo essere un meticoloso e contorto narratore per immagini, prende la decisione di ripercorrere ed illustrare la carriera dei nostri beniamini facendolo come sua abitudine, inserendo qua e là indicazioni più o meno esplicite, che trasformano l’artwork del sesto album della band in un esercizio di pura cattiveria, sfidando i fan ad una caccia al tesoro questa volta molto complicata.

Se avete pensato che la copertina di “Powerslave” fosse frutto di una mente fuori dall’ordinario, qui potete solo inchinarvi alla sagacia del disegnatore.
Quello che analizzeremo nelle pubblicazioni a venire è il risultato di circa tre intensi mesi di lavoro nei quali Riggs, da par suo, ha avuto anche il tempo di annoiarsi, come vedremo. Buon per noi che non abbia deciso di mollare…  Stesso discorso vale anche per me che, all’inizio di questo articolo ho letteralmente arrancato per riuscire a dargli un’impostazione che risultasse semplice e fruibile.

Tutti gli indizi che illustrerò sono frutto di una raccolta di informazioni ricavate da varie fonti nel web, spesso parziali, spesso superficiali, a cui ho cercato di dare completezza, approfondendo dove possibile. Le informazioni sono tante, di vario tipo, sparse su tutti i quattro lati della copertina, una superficie piuttosto ampia insomma, complicata da gestire in un’unica soluzione.

L’immagine della copertina del disco che vedremo è disponibile, in alta risoluzione, nel sito ufficiale di Derek Riggs: http://derek.server311.com/derekriggs.com/somewhere-in-time.html. Per riuscire quindi ad elencare gli easter-eggs presenti nell’artwork con un ordine (secondo me) logico, ho deciso di suddividere i riferimenti per tipologia, secondo uno schema del tutto arbitrario, che spero sia funzionale.

Iniziamo quindi questo nuovo viaggio.

La copertina
Come sarà immediatamente chiaro a tutti, la scena mostra quella che probabilmente è la zona più frequentata di una ipotetica futuristica città, in un momento particolarmente vivace della vita notturna. La presenza di Eddie “Cyborg” la fa da padrona; appena dietro lui i nostri beniamini lo osservano, anche piuttosto distrattamente, togliere la vita ad un suo simile. Una situazione un po’ da far west, che richiama subito la memoria alla copertina del singolo “Stranger in a Strange Land” dove Eddie “Clint Eastwood” minacciava con lo sguardo bionico un invisibile malcapitato. O magari noi.
La via principale riflette le luci degli innumerevoli locali presenti, ognuno con la sua insegna ben luminosa per attrarci, e le vetrine mettono in mostra il meglio che il negozio ha da offrire. Lasciamo passare il primo attimo di disorientamento e fermiamoci ad osservare attentamente la scena. Non avete idea di che tesoro avete di fronte.
È ora di andare a caccia.

I riferimenti ludici


West Ham – Arsenal 7 – 3

Sul ponte che attraversa la via principale, un tabellone fornisce il risultato di un incontro di calcio inglese. Il buon Steve Harris se la starà ridacchiando due volte. Il West Ham, che porta i soprannomi di “The Hammers” e anche “The Irons”, è la squadra in cui il fondatore degli Iron ha militato da piccolo e per cui tifa da sempre. Un simbolo degli Hammers è sempre presente nel suo abbigliamento durante i live. Il West Ham di recente ha ricambiato il favore adottando una divisa versione Iron Maiden.


Upton Park
Continuano i riferimenti calcistici. Upton Park, in realtà il nome ufficiale sarebbe Boleyn Ground, era lo stadio sede del West Ham United. Lo era nel 1986, data di uscita dell’album.
Dal 2016 il West Ham disputa infatti i propri incontri casalinghi all’Olympic Stadium (London Stadium). Nel frattempo la vecchia struttura dedicata ad Anna Bolena è stata demolita.


L’Amours Beer Garden
L’Amours Beer Garden
sembra rievocare un locale frequentato dagli Iron, che portava il nome di L’Amour, dove si sono anche esibiti. Il richiamo si rafforza vedendo l’immagine di Adrian Smith con indosso una t-shirt del locale. Probabilmente era affezionato in modo particolare al club newyorkese. Da fonte Wikipedia rileviamo che L’Amour era un locale musicale a Brooklyn, New York, gestito da Mike e George Parente. L’Amour ha aperto come discoteca nel 1978, si è trasformato in un club rock nel 1981 e ha chiuso nel febbraio 2004. È stato promosso come “Rock Capitol of Brooklyn”. Comunemente pronunciato “La-Morz” dai mecenati, il locale ha ospitato molti dei più grandi artisti dell’hard rock e dell’heavy metal, tra cui Iron Maiden, Kiss, Megadeth e Metallica, oltre ad accogliere spesso band underground provenienti da tutto il paese e da tutto il mondo. L’originale L’Amour di Brooklyn è rimasto una parte rilevante della scena rock-metal per quasi 25 anni.

…to be continued…
Fabio Vannucci