Quando arte figurativa e musica si incontrano. Oggi, attraverso questa bellissima intervista, si racconta l’artista medese Mattia Consonni. “Musica per gli occhi” è il nome che meglio definisce la sua prolifica attività artistica, nata dalla fusione di due diversi impulsi: l’esigenza di esorcizzare lo stress quotidiano legato alla professione lavorativa diurna e la passione incondizionata per la musica che, sin da ragazzo, lo ha portato a vantare una numerosa collezione di vinili e cd, accogliendo tutti i generi musicali con brani ed album di svariati artisti. Nel corso degli anni la stessa forte passione per il collezionismo, nel senso più tradizionale del termine, ovvero cura e conservazione di Lp e cd comprati nei diversi stores, si evolve e sfocia anche verso quei dischi usurati e non più utilizzabili, che ha raccolto negli scantinati o ricevuto da amici e conoscenti desiderosi di liberarsene.

Da qui, la voglia di immaginare un nuova vita per oggetti destinati alla discarica; un segno d’amore nato dal desiderio di salvare un patrimonio culturale che per tante generazioni è stato ed è tuttora un’icona.
Modellando principalmente vinili come materia pura e duttile, ma anche CD, seppur in minor parte, Mattia forgia nuove forme per i dischi, che integrati con le tele, assumono una nuova identità ispirata dall’ascolto degli amatissimi brani. Nascono, dunque, soggetti astratti e simbolici che svelano ed esprimono attraverso la sinergia del colore e dei materiali, le più svariate emozioni ed i messaggi che l’autore intenzionalmente vuole trasmettere per raccontarsi e raccontare.Ciao Mattia! Benvenuto su Art Over Covers, vorrei iniziare questa intervista lasciandoti libero di presentarti al nostro pubblico; come è iniziata la tua passione per l’arte figurativa? C’è stato qualche artista in particolare che ti ha ispirato?
Ho iniziato a realizzare tele, tra pennellate e tentativi di applicazioni di dischi sulle tele, nel 2012 e sono certo che, se solo qualche anno prima mi avessero detto che avrei realizzato delle vere opere d’arte, riconosciute come tali dall’attuale panorama artistico, avrei sicuramente sorriso e preso per pazzo chiunque lo avesse affermato. Pur conoscendo i capolavori di pittori universalmente considerati tra i più grandi, come Leonardo, Michelangelo, Caravaggio, Monet, Manet, Van Gogh, Picasso, Munch, Pollock, Klimt, Botero, Modigliani, o la popolarità di artisti di strada amati dal pubblico di tutto il mondo come Banksy, non mi sentivo molto attratto dall’arte figurativa. Solo dopo aver intrapreso il mio percorso creativo ho maggiormente approfondito la conoscenza di queste opere, guidato dalla curiosità e dall’ammirazione verso alcuni artisti.La tua peculiarità è quella di accostare la musica alle immagini. Le tue opere sono principalmente formate da vinili, circondati da colori che creano figure. Si passa dall’arte minimale a vere e proprie composizioni artistiche e installazioni. Cosa ti ha portato ad elaborare questo concetto di opera d’arte?
Sono un grande consumatore di musica e soprattutto di musica in vinile, ma purtroppo questo supporto può rovinarsi in modo irreparabile. Avere tanti vinili usurati a disposizione è stata la condizione ideale che ha contribuito ad innescare l’idea di realizzare tele con quegli oggetti così preziosi, per ciò che sono stati in grado di trasmettere quando ancora erano integri. La scelta di realizzare tele più sobrie o composizioni artistiche più complesse, nonché installazioni, viene ispirata dal mio grado di coinvolgimento, sia in termini di contenuti che di emozioni, che gli stessi brani che ascolto mi suscitano in un determinato momento del mio vissuto o della mia esistenza.

Cosa intendi trasmettere mediante le tue opere al pubblico che le osserva?
Hai presente quando ascolti una canzone che ami e mentre la stai ascoltando vorresti alzare il volume, indipendentemente dalla situazione, dal luogo in cui ti trovi, per farla sentire a chi ti sta vicino per condividerla? Rappresentare la musica che amo su tela è per me come condividere le emozioni che provo ascoltandola.Ammirando tue creazioni è evidente la grande quantità di vinili che utilizzi. È un tipo di oggetto molto particolare e non facile da reperire. A chi ti rivolgi per rifornirti di dischi? Vieni anche contattato a tua volta?
Inizialmente ho utilizzato 50-60 vinili di mia proprietà, purtroppo danneggiati e non più utilizzabili, che conservavo in un angolo della mansarda; successivamente, con il passaparola e nel corso del tempo, gli amici e i conoscenti si sono prodigati per portarmi i propri. Ho anche raccolto enormi quantità di dischi da una casa discografica locale che, per un errore di stampa, avrebbe dovuto sbarazzarsene. Infine, vengo contattato sui social.

Se ci fossero delle persone che volessero “liberarsi” di vinili difettosi dove possono contattarti?
Sulle mie pagine social (Facebook: https://www.facebook.com/consonnimattiaferdinando Instagram: consonnimattia) oppure contattandomi via mail a: [email protected]. Tengo a precisare che non cerco dischi integri e convenienti da comprare, ma soltanto dischi destinati alla discarica.
Ti ricordi ancora la prima opera che hai realizzato su questo concept che tu chiami “Musica per gli occhi”?
Sì, certo! In realtà le primissime tele erano semplicemente sfondi monocolore, piuttosto minimaliste, con dischi applicati senza alcuna modifica, per valorizzare ed enfatizzare il vinile stesso. Poi, gradualmente, il mio percorso e la mia padronanza nei gesti, nel modellare i dischi e nel tinteggiare le tele, si sono evoluti, essendo io costantemente alla ricerca di nuove tecniche da sperimentare e utilizzare nell’esecuzione delle opere.

So che sei anche un collezionista di album. Nelle tue opere utilizzi principalmente il disco vero e proprio; le copertine dei vinili, invece, che fine fanno?
Quasi sempre le copertine dei dischi che ricevo sono malridotte e perciò, mio malgrado, sono costretto a gettarle; tuttavia, se trovo delle cover in buono stato, le conservo.

Vengono utilizzate per altri progetti o sono messe da parte per delle ispirazioni ancora in fase embrionale?
Come accennavo in precedenza, conservo le copertine intatte e successivamente penso a modi originali per riutilizzarle. In alcuni casi le ho impiegate come custodie per i miei cataloghi artistici, inserendo le foto delle mie tele all’interno, al posto del vinile.Potresti contemplare anche l’eventuale impiego di musicassette o cd per le tue prossime creazioni?
Sì, sì, li ho già utilizzati in più di un’occasione, in quanto ho delle gran quantità di scorte anche di questi supporti nel mio laboratorio.

Tra tutti i quadri e installazioni che hai realizzato, esiste un’opera alla quale sei particolarmente affezionato?
Certo, ciò è strettamente connesso e proporzionale al brano che “interpreto”. Più il brano ha valore per me, più sono coinvolto emotivamente e fatico a separarmi dall’opera che lo incarna! Se parliamo di installazioni, invece, quando ho coperto l’intera facciata della Sala Civica Radio di Meda con 2731 vinili, per omaggiare l’album “The Wall” dei Pink Floyd, beh, in quel caso ho realizzato un sogno.

È nata prima la tua passione per la musica o quella per l’arte figurativa? Quali sono i tuoi musicisti preferiti?
La passione per la musica, indubbiamente! Ascolto quasi tutti i generi musicali. Nella mia collezione privata ho più di 5000 album e avrei difficoltà ad esprimere delle preferenze perché poi mi sentirei in colpa per aver escluso qualcun altro, ma se mi puntassero una pistola e fossi costretto a scegliere un solo musicista o gruppo allora direi: i Pink Floyd.

Avrai sicuramente anche delle preferenze in ambito figurativo. Chi sono i tuoi pittori prediletti?
Chi mi lascia sempre senza parole è Caravaggio; mi piacciono molto anche Pollock, Modigliani, Botero e Munch.

Parlando di copertine, quale pensi che siano gli artwork più belli nel mondo della musica? E i più bizzarri, secondo il tuo punto di vista?
Non posso non citare Storm Thorgerson, a mio parere il più grande creatore di copertine. Le cover più interessanti e affascinanti sono quelle da lui realizzate per gli album dei Led Zeppelin, dei Pink Floyd, di Peter Gabriel, dei Muse. L’artwork di “Wish You Were Here” è davvero incredibile, sia all’interno che all’esterno dell’album; viene poi occultato con una fodera in plastica nera per simularne l’assenza, e questo lo trovo geniale. A mio parere è uno delle più suggestive e singolari copertine nella storia della musica.
Che importanza ha per te la copertina di un disco? Pensi che sia un elemento fondamentale per un disco avere una immagine accattivante?
Sì, credo che la copertina di un album sia molto importante; in alcune occasioni è stata per me anche più importante del contenuto stesso. Mi è infatti capitato di acquistare dei vinili solo perché attratto dall’immagine della cover, senza conoscere, se non superficialmente, cosa avrei successivamente ascoltato

Ricordi ancora il primo disco che hai comprato?
Il mio primo vinile (come scordarlo?) è stato “All the Best” di Paul McCartney, all’età di 15 anni.
Hai in corso dei nuovi progetti?
Certo, ne ho diversi, alcuni ancora allo stadio embrionale, altri in fase di realizzazione, in merito ai quali non posso ancora svelare molto. Se in autunno sarà possibile, emergenza sanitaria permettendo, ho pianificato una mostra personale molto particolare; parallelamente ho da poco terminato l’allestimento del mio atelier, un luogo dove accolgo gli amici, ma anche le persone che amano l’arte e la musica, per il gusto di chiacchierare un po’ e condividere idee davanti a un drink.
Ti ringraziamo molto per averci fatto conoscere il tuo mondo creativo. Lascio a te la conclusione per poter dire qualcosa che non è ancora stato detto!
Ti ringrazio di avermi dato l’opportunità di raccontarmi e ne approfitto per complimentarmi con voi per il vostro progetto “Art Over Covers”. Ritengo sia molto importante raccontare e divulgare, come fate voi, tutte le curiosità ed i retroscena relativi a copertine di album, locandine cinematografiche e libri.

Se volete fare un giro virtuale nel suo atelier, il luogo magico intriso di ispirazione dove crea le sue opere, qui potete leggere l’articolo scritto da Maria Macchia e pubblicato sul suo blog: https://marynowhere.com/2021/07/27/la-musica-per-gli-occhi-di-mattia-consonni/