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Singolo: “Can I Play With Madness”
Data di uscita: 20 Marzo 1988

Shock! Questo artwork è un pugno nello stomaco. In realtà un pugno, anche bello sano se lo sta prendendo Eddie, che sembra accusare parecchio. Non c’è dubbio che sia il Cyborg di “Somewhere in Time”, ma, caspita, anche Eddie the Head, quello degli esordi. Non è a figura completa infatti, ne vediamo solo la testa, come nei primi concerti, quando era fatta di semplice cartapesta ed aveva le sembianze di uno zombie mummificato. L’espressione, in bilico fra la sorpresa e la assoluta mancanza di pensiero. D’altronde, se ti stanno sfilando il cervello dal cranio senza il tuo consenso e mentre sei ancora in vita, non credo riusciresti ad avene una migliore. Oltretutto, il vuoto lasciato dalla materia grigia ora è occupato da tuorlo d’uovo, che un cucchiaino sta raccogliendo. Eddie The Head, Eddie “testa d’uovo”, servito alla coque. In preda alla follìa per allucinazioni che non comprende, si affida, per avere spiegazioni, ad un profeta che non gli dà esattamente buone notizie. Da qui tutto il trambusto nella testa del Cyborg. Ma che diavolo sta succedendo? Difficile spiegarlo qui, dovremo esaminare la cover del full album per farci un’idea.


Album: “Seventh Son of a Seventh Son”
Data di uscita: 11 Aprile 1988

Il settimo album in studio degli Iron Maiden, il loro settimo figlio. Il 7 è un numero ricorrente nelle culture e nelle religioni: sette peccati capitali, sette giorni per la creazione e altri innumerevoli richiami. Il disco in sé è visionario, il primo degli Iron definibile come “concept”. Tutto il lavoro ruota attorno alla figura del “Settimo figlio di un Settimo figlio”, ispirata al romanzo “Seventh Son” del 1987 scritto dall’autore americano Orson Scott Card .
La leggenda vuole che chi nasce come settimo figlio di un settimo figlio (vale anche per il genere femminile) abbia immensi poteri ma, soprattutto, la capacità di mutare i destini del mondo, facendo pendere l’ago della bilancia dell’eterna lotta per la supremazia tra bene e male, per l’una o l’altra parte, scegliendo con chi schierarsi. Capirete che, fin dalla nascita, questo bambino è oggetto di particolari attenzioni da parte dei contendenti, che cercano di attirarlo alla propria causa attraverso la manipolazione. Alla fine il ragazzo, crescendo, prenderà consapevolezza dei propri poteri che finiranno però per sopraffarlo, causandone (direttamente o indirettamente non ci è dato di sapere) la morte. Il bene ed il male lo hanno usato come un pedone per tutta la sua vita ed ora il suo destino si è compiuto. Ed eccoci qui, a cercare di comprendere quella che è, a mio parere, la copertina più visionaria dell’era Riggs. La scena che si presenta sembra talmente immobile da ritenersi congelata, visto anche il paesaggio artico intorno. È la fotografia del momento prima che tutto abbia inizio, il prescelto è nato e le forze superiori che si combattono all’infinito trattengono il fiato.

È mezzanotte meno due del principio. Il bimbo ancora nella placenta, sorretto dalla mano di Eddie; al posto del cuore una mela, simbolo del peccato originale, ma bicolore stile yin e yang: il bene ed il male che si mescolano l’uno nell’altro; la fiamma che accende la mente di Eddie come una rivelazione. Sul retro della copertina tutto il passato di Eddie, rappresentato dalle sue diverse forme cristallizzate nel ghiaccio. Da sinistra a destra: Eddie da “Somewhere in Time” con la pistola alta nella mano destra; Eddie da “Iron Maiden”, con il volto in primo piano; Eddie da “Killers”, capellone e dalla postura un po’ ingobbita; Eddie da “The Number of the Beast”, dove usa il diavolo come marionetta; Eddie da “Piece of Mind”, con la camicia di forza; Eddie da “Powerslave”, versione mummia-faraone. Sotto, apparentemente avulso dalla scena, un libro antico. Chissà se le pagine sono già scritte o sono completamente vuote, in attesa che vengano riempite.

Materia complessa questo full-length e le sue copertine. Un lavoro veramente concettuale, con innumerevoli riferimenti di molteplice interpretazione. Gli artwork dei singoli sono molto legati, anche se Riggs fa finta che sia tutto casuale, ma a chi lo vuoi raccontare geniaccio, al testo dei brani a cui sono riferiti…


Singolo: “The Evil That Men Do”
Data di uscita: 1 Agosto 1988

In “The Evil That Men Do” seguiamo il doloroso racconto di un non bene identificato narratore che si rivolge al nostro protagonista, probabilmente durante una visione. Il narratore potrebbe essere il primo settimo figlio che ammonisce il nuovo prescelto sulla malvagità dell’uomo e delle azioni che riesce a compiere. Innamorato di una donna che gli è stata portata via, a causa di qualcuno che lo ha tradito, l’antico figlio rivela al suo erede che, per quanto possa prodigarsi nell’avvisare e far capire agli uomini del tragico destino che li aspetta, essi non si fideranno dei suoi poteri, che crederanno frutto del male, e faranno di tutto per tradire la sua buona fede. Il ragazzo riesce a vedere ciò che l’antico figlio gli sta raccontando e capisce di essere di fronte ad un tragico destino. Per quanto ci possa provare, non riuscirà mai a salvare il genere umano dalla malvagità che lo opprime. Prostrato da questa rivelazione, la sua mente indebolita vacilla. Il Diavolo ne approfitta, insinuando nei sui pensieri l’idea del suicidio. Se il ragazzo compiesse quel gesto, sarebbe dannato per l’eternità, da passare all’Inferno.

Satana non avrebbe nessun problema ad accoglierlo.

La testa di Eddie si presenta quindi come la somma di quanto scritto sopra. La bocca come una prigione. Le profezie del prescelto, non credute, anzi viste come malvagie dall’uomo, saranno la sua condanna, la sua prigione. Sopra la mente non c’è una fiamma, simbolo di ispirazione, ma piuttosto un essere diabolico, il quale presenta un contratto, con la richiesta di siglarlo. Un patto con il Diavolo, forse un accordo che il ragazzo vorrebbe evitare.

Nota a margine, il titolo del brano si rifà ad una frase del discorso di Marco Antonio all’indomani dell’assassinio di Giulio Cesare, tratto dal “Giulio Cesare” di William Shakespeare
«The evil that men do lives after them, the good is oft interred with their bones»
Il male che l’uomo commette è materia antica.

…to be continued al prossimo articolo: https://www.artovercovers.com/2021/07/27/la-storia-di-eddie-the-head-nelle-copertine-dei-singoli-degli-iron-maiden-the-clairvoyant-e-infinite-dreams/

Fabio Vannucci