Anno d’uscita: 1976
Sito web: http://www.ringostarr.com/

Una curiosa immagine di copertina ed un cast all-stars per un risultato artistico non eccelso: questo, in breve, è Ringo’s Rotogravure, il quinto album solista dell’ex batterista dei Beatles, uscito nel 1976 per l’etichetta Polydor/Atlantic Records.

L’idea per la front cover fu dello stesso Ringo, mentre fu il designer Andrew Ayers a realizzarne l’artwork. Un ironico ritratto del musicista campeggia nei toni del seppia, mentre i suoi ben noti occhi azzurri restano del colore originale, sia pure più scuro per non contrastare con le tonalità spente dell’immagine. La capigliatura e la barba sono quelle che Starkey sfoggiava negli anni Settanta; la mano sinistra, con i famosi anelli per amore dei quali il musicista scelse il proprio pseudonimo, regge una lente di ingrandimento, tenuta davanti all’occhio sinistro, che appare infatti più grande. Autore del particolare scatto fu David Alexander.

Il lettering del titolo è in colori pastello; i caratteri maiuscoli in corsivo hanno un effetto di ombreggiatura. Sul retro della copertina è presente l’immagine di una porta degli uffici della Apple a Savile Row, piena di scritte lasciate dai fans dei Beatles, fotografata da Tommy Hanley.
In origine, nella confezione del disco erano inclusa una lente di ingrandimento simile a quella di Ringo, fornita per osservare i graffiti visibili sulla porta raffigurata in retrocopertina; tra le scritte leggibili, si riconoscono frasi come “Give John a Green Card”, “The Beatles Are the Best”, “We Love the Beatles” e “Long Live the Beatles”. Le altre fotografie, quelle del gatefold e della busta del vinile, furono scattate da Mark Hanauer ed ancora da David Alexander.
Curiose e divertenti le immagini interne, una serie di istantanee che ritraggono i collaboratori di Ringo e i musicisti che parteciparono alle registrazioni mentre mangiano o bevono. Sono riconoscibili, tra gli altri, John Lennon, Paul&Linda McCartney, Peter Frampton, Vini Poncia.
Il titolo dell’album, tradotto in italiano, significa “rotocalcografia”, un procedimento di stampa rotativo utilizzato per i periodici di grossa tiratura. Si tratta di una tecnica ideata dal boemo Klietsch nel 1895, derivata dalla calcografia, in cui gli incavi di una forma metallica di rame vengono riempiti di inchiostro per poi essere passati sul foglio per la stampa. L’insolita parola viene usata spesso nel film Easter Parade, un musical di grande successo del 1948 diretto da Charles Walters con Judy Garland e Fred Astaire, la cui colonna sonora fu firmata da Irving Berlin.
Il batterista ebbe modo di vedere la pellicola nel 1973 e tale ricercato vocabolo gli rimase impresso al punto che decise poi di utilizzarlo per dare il titolo al long playing. Probabilmente Starkey auspicava un grosso successo di vendite per l’album, paragonabile alle tirature dei rotocalchi ma, nonostante le prestigiose collaborazioni con i numerosi musicisti che parteciparono alla produzione, il disco ricevette un’accoglienza molto tiepida.

Tutti e tre gli ex Beatles avevano contribuito al lavoro con alcune loro composizioni: George Harrison regalò a Ringo il brano “I Still Love You”, John Lennon scrisse Cooking (in the Kitchen of Love) e suonò il pianoforte sulla stessa traccia; dopo aver partecipato a questa registrazione non entrò più in studio fino al 1980.
Anche Paul McCartney diede il suo contributo con “Pure Gold”. Altri illustri personaggi che suonarono o cantarono in uno o più brani furono Eric Clapton, Peter Frampton, Dr. John, Harry Nilsson, Jim Keltner, Klaus Voorman e lo stesso Paul McCartney. Tra i pezzi composti da Starkey si distingue, per quanto non particolarmente originale, Las Brisas, in stile messicano che, uscita come singolo, venne in seguito molto apprezzata dai fans sudamericani.

L’album non è tra i più ispirati della produzione solistica di Ringo e, a distanza di anni, è da rivalutare principalmente per le suddette collaborazioni degli ex compagni di avventura di Starr. Anche la copertina non brilla per originalità, ma ha comunque un suo valore in quanto espressione dell’ironia e della creatività che hanno sempre contraddistinto l’ex batterista dei Fab Four.
Maria Macchia