«I Pooh in origine si chiamavano Jaguars (sì, sempre animali, come poi l’orsetto). Correva il 1966. Arrivammo a Milano a firmare il nostro primo contratto con la Vedette Record, ci informarono che esisteva già un altro gruppo chiamato Jaguars. Ci chiesero di cambiare nome, visto che i nostri omonimi stavano per pubblicare un 45 giri (il gruppo, sia detto per inciso, ebbe vita breve). Successe che la segretaria di Sascia, proprietario della casa discografica, era una ragazza inglese. Cresciuta con i racconti di Alan Alexander Milne, scrittore nato nel 1882 e morto nel 56, autore proprio dell’orsacchiotto Winnie the Pooh. Ci disse: “Perché non vi chiamate Pooh, che è un bell’orsacchiotto?”. In Italia nessuno lo conosceva, però era insolito, suonava bene, il cartone animato non c’era e così decidemmo di diventare Pooh».