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Singolo: “Wasted Years”
Data di uscita: 6 Settembre 1986

Oh-oh, e dove siamo finiti. Questa copertina spiazza, non siamo abituati a vedere Eddie in una scena tratta visibilmente dal futuro. Cerchiamo informazioni utili, le date color ambra nel pannello comandi centrale un indizio ce lo danno. Quando siamo, più che dove siamo. Siamo nel 2050, evidentemente su di una sorta di nave spaziale o macchina del tempo, ne stiamo inseguendo un’altra, il TARDIS del Dr. Who lo vediamo là in fondo, sfruttando un tunnel spazio-tempo per puntare direttamente al giorno 25 Agosto 1986.

Ora, dirvi perché proprio quella data davvero non saprei, ma visto che tra le immagini visualizzate nei due schermi laterali, in quello a destra più precisamente, si nota una partita di football, vi informo che in quella data, in Premiere League, il West Ham espugnò l’Old Trafford vincendo per 3 a 2 contro i padroni di casa Machester United, trovandosi sola al comando alla seconda giornata di campionato. Una birra se la saranno fatta Harris e soci quel giorno, magari ne hanno nostalgia. Già la giornata successiva la squadra del cuore era precipitata al quarto posto. Il campionato si concluse con il West Ham al 15mo.

Restando agli schermi laterali, vediamo dei riferimenti al passato che arricchiranno la copertina dell’album. In questo caso a sinistra vengono richiamati “The Number of the Beast”, con i dannati, e “Powerslave” con le piramidi; a destra il cimitero di “Live After Death” e l’incontro di calcio di cui sopra. Lo schermo centrale ci rivela invece la nuova trasformazione di Eddie, il cui volto ricorda quello di un Cyborg con tanto di occhio-telecamera.

Sotto il suo riflesso, il monitor riporta la scritta:
“Do not waste your time
Searching for those wasted years.”

Il riferimento al testo scritto da Smith sembra ovvio, ma non è chiaro cosa significhi. Forse il chitarrista, sconfortato per la mancanza di casa e della famiglia durante il massacrante World Slavery Tour, trovo così il modo per reagire e farsi forza, convincendosi che fosse meglio vivere il presente piuttosto che soffermarsi sul passato. L’orologio digitale sulla destra, manco farlo apposta, segna “Two Minutes to Midnight”

Qualcosa di grosso sta per accadere?


Album: “Somewhere in time”
Data di uscita: 29 Settembre 1986

Già, non era un’impressione, Eddie è un Cyborg. La sua pistola ancora fumante ci informa che ha appena seccato un suo simile, la cui mano tremante ci fa intuire l’agonia degli ultimi istanti. Alle spalle del nostro rinnovato zombie tutta la band osserva la scena, per niente preoccupata. Siamo in un contesto urbano in cui diversi mezzi volanti percorrono in quota le vie di quella che decisamente è una citta del futuro. Forse, il luogo di origine del viaggio che doveva portare la cibernetica mascotte ai giorni nostri, anche se mi fa specie pensare che oggi, mentre scrivo l’articolo, siamo più vicini al 2050 che al 1986.

La copertina di questo album è un’enciclopedia di riferimenti al passato nella vita ed nella musica della band. Le citazioni, più o meno evidenti, sono disseminate lungo tutta la superficie che Riggs aveva a disposizione e trovarle tutte non sarà facile, visto che l’ha sfruttata intensivamente. Ci divertiremo a provarci, ma data la complessità dell’operazione, dedicherò un articolo ad hoc per questa caccia al tesoro. Lo troverete pubblicato, come sempre in esclusiva, su questo sito.


Singolo: “Stranger in a Strange Land”
Data di uscita: 22 Novembre 1986

Altra scena surreale, ci vuole un pochino a metabolizzarla. Clint Eastwood Eddie, tanto di impermeabile e cappello da cowboy e con la sua migliore espressione da sigaro, avvicina la mano più veloce del… e chi lo sa, alla sua fedele arma, pronto a spedire l’ennesimo malcapitato all’inferno con un buco in testa.

Il tipo che stava giocando a carte al tavolo è letteralmente in preda al terrore alla sua vista, tanto che, tremando, fa cadere le sue carte. Magari proprio la mano buona che stava aspettando. Di sicuro dovrà cambiarsi l’intimo urgentemente. Chi proprio non si scompone sono tutti gli altri avventori del locale, che osservano gli sviluppi con occhi pacati. «Se, vabbeh, ma che bar è questo, sembra una di quelle bettole frequentate da Han Solo e compagnia bella nei vari episodi di Star Wars.…»

Non è tanto bizzarra l’idea.

“Stranger in a Strange Land” è un romanzo di fantascienza del 1961 dell’autore americano Robert A. Heinlein. Racconta la storia di Valentine Michael Smith, un umano che arriva sulla Terra in età adulta dopo essere nato sul pianeta Marte e cresciuto dai marziani, ed esplora la sua interazione con la cultura terrestre e la sua eventuale trasformazione.” (trad. da en.wikipedia.org)
Qualche aggiustamento qua e là, l’umano diventa cyborg, arriva dal futuro anziché da Marte e, piccolo dettaglio, non ha intenzioni amichevoli, come al suo solito. La scena, una delle più belle tra i lavori di Riggs per gli Iron, ce la illustra la copertina stessa, con una nota presente sul retro, che recita così:

“L’androide senza nome entrò nell’affollato bar dello spazioporto.
Alto due metri e mezzo, con la morte nei suoi freddi occhi da androide, attraversò la stanza.
Piccoli alieni verdi si allontanarono dal suo percorso.
I temibili guerrieri marziani non osarono incrociare il suo sguardo e l’aria si gelò quando, nella sua voce ghiaiosa, gracchiò:
«Una pinta di amaro per favore, amico»”.

Il tutto succede immancabilmente alle 11:58 (orologio a destra del fiammifero), mancano sempre i soliti, fatidici, 2 minuti a mezzanotte.
Mannaggia a te, Derek.

…to be continued…

Fabio Vannucci