“Steal the Fire” – Darking
Anno di uscita:2015
Sito web: https://m.facebook.com/Darking-Pagina-Aggiornata-1834665996746769

“Fighting for the Flame” – Assedium
Anno di uscita: 2008

Povero Prometeo. Da spensierato semidio in società nientemeno che con il padrone di casa dell’Olimpo Zeus… a bistrattato prigioniero sulle montagne del Caucaso, esposto all’addiaccio senza neppure un ombrello, e pure perseguitato da un’aquila inferocita. Ci sarebbe perfino da indignarsi, considerando che tutte queste disgrazie gli piombarono in capo solo per aver agito in buona fede a vantaggio del bene universale. Perché Prometeo può davvero essere considerato a ragione il primo illuminista della storia umana. Addirittura, se prestiamo fede al mito, non solo in senso metaforico.
Proviamo allora a ripercorrere le vicende di questo singolare personaggio con l’aiuto delle due illustrazioni che potete vedere in apertura. La prima costituisce l’immagine di copertina scelta dalla band heavy-metal toscana Darking per il proprio full-length “Steal the Fire”, pubblicato nel 2015.
La successiva fu invece adottata con lo stesso fine per il secondo disco di un’altra formazione heavy-metal italiana: gli Assedium. Questo secondo album, intitolato “Fighting for the Flame”, fu pubblicato nel 2008 ed è rimasto purtroppo senza successori.
I titoli appena citati vi hanno probabilmente già fatto sorgere nella mente qualche richiamo riguardo l’epopea di Prometeo. Sorvoliamo però un momento su questo aspetto, per trarre prima qualche osservazione più generale circa i temi proposti dalle due band.

L’epica, intesa come narrazione delle imprese sia storiche sia leggendarie di un popolo o di un eroe, è la colonna portante della musica e dei testi nel caso di ambedue le formazioni. Se si scorre la tracklist di “Steal the Fire”, s’incontrano per l’appunto titoli inequivocabili come “Icarus” ed “Eldorado”; allo stesso modo si possono citare, ad esempio, “Achaean Glory” e “Osiris” dall’album degli Assedium.

Prometeo, a sua volta, ha pieno diritto di essere annoverato nel genere epico, e non a caso la sua figura è presente in modo più o meno manifesto in entrambi i dischi di cui stiamo parlando. Vediamo perché…
Il poeta greco Esiodo (secc. VIII VII a.C.) e il suo compatriota drammaturgo Eschilo (525 a. C. 456 a.C.) gli attribuiscono ascendenze diverse, ma, per il resto, il semidio ha nella sua storia pochi punti dibattuti.
Anzitutto, Prometeo, su incarico di Zeus, creò l’essere umano modellandolo dall’argilla. Il signore dell’Olimpo volle tuttavia limitare le capacità della nuova creatura ad uno stato servile, ottuso, e privo di intelletto creativo. Come racconta Esiodo nel poema “Le opere e i giorni”, Prometeo si oppose a questa decisione spinto da un desiderio benefico verso gli uomini, e donò ad essi il fuoco, che fino a quel momento era stato un tesoro esclusivo degli dei. Il semidio rubò infatti delle fiamme all’insaputa dei numi (dal carro del sole, secondo una versione del mito), e le cedette agli esseri umani dando così inizio al cammino della civiltà.

Riconosciamo immediatamente la rappresentazione del furto nella copertina di “Steal the Fire”, e nel testo dell’omonima canzone presente nell’album: al centro di un paesaggio lugubre e desolato, sparso di rovine che rievocano il mondo classico, Prometeo impugna la prima fiaccola che abbia mai spezzato il buio. Atterrito dalla fiamma e dalla luce, un branco di demoni dalle forme contorte e animalesche, che già assomigliano a quelle dei loro “colleghi” medievali, si ritrae sbaragliato.

Si può facilmente rintracciare in queste figure grottesche una metafora delle storture che la mente umana, se priva del lume del ragionamento, può originare. Non è anzi fuori luogo vedere in esse una vivida anticipazione del monito del pittore spagnolo Francisco Goya (1746 1828): “Il sonno della ragione genera mostri”.
Una seconda metafora portante del mito che stiamo esaminando – a cui abbiamo già fatto cenno – è certamente quella del fuoco inteso come inizio del progresso e della società. Secondo quanto narrato da Esiodo, Prometeo concesse appunto, insieme alla prima fiamma, anche la chiave intrinseca per lo sviluppo delle arti.

Ogni passo avanti nel campo del sapere è quindi “figlio” del fuoco rubato, come ci mostra anche l’interessante videoclip realizzato dai Darking per la titletrack di “Steal the Fire”: https://youtu.be/dMZITX1u3XQ In esso ritroviamo difatti una citazione del “Homo ad circulum” di Leonardo da Vinci (14521519) e anche un riferimento alla raffigurazione eseguita dall’artista inglese William Blake (17571827) in onore dello scienziato Isaac Newton (16421727).
Anche senza questi esempi, riconosceremmo però immediatamente la portata epocale (e perfino questo aggettivo sembra eufemistico) del dono di Prometeo. Ovviamente gli esseri umani lo accolsero con gioia, ma non gioì invece per nulla Zeus, che non tollerò lo smacco alla sua autorità. E lo punì in due diversi modi.

Dapprima inviò Pandora, una donna letteralmente forgiata dal potere degli dei, a minare la nuova condizione acquisita dagli esseri umani. Per raggiungere questo scopo, il signore dell’Olimpo si servì dei mali e dei vizi contenuti nel vaso diventato proverbiale.

Dopodiché, secondo quanto racconta Eschilo nella tragedia “Prometeo incatenato”, Zeus ordinò ad altri due esseri ultraterreni, Cratos e Bia, di prendere prigioniero il semidio trasgressore, e di immobilizzarlo contro una parete di roccia posta al di sopra di un dirupo montano. Questo precipizio si troverebbe, come anticipato più sopra, in una regione desolata situata nel Caucaso: l’antica Scizia.

Il re dell’Olimpo comandò poi ad un’aquila di tormentare l’imprigionato ferendogli continuamente il fegato. La sevizia non mirava tuttavia ad uccidere il semidio, in quanto la natura sovraumana di quest’ultimo, benché non lo rendesse insensibile al dolore, gli garantiva comunque l’immortalità.

Eschilo accenna infatti nella sua tragedia a un “secondo fine” della tortura, alludendo ad un misterioso segreto custodito da Prometeo: il semidio sarebbe stato l’unico in grado di rivelare un vaticinio che costituiva una minaccia per lo stesso Zeus.

Per questo motivo il signore dell’Olimpo da principio sperò che il prigioniero, vinto prima o poi dalla sofferenza, si risolvesse a illuminare il senso della profezia. Prometeo però non cedette né alla tortura né alla promesse di salvezza in cambio del segreto. Sconfitto, Zeus non poté fare altro che permettere la sua liberazione. Ed esattamente quest’ultimo evento è il soggetto illustrato sulla copertina di “Fighting for the Flame”.

A destra nell’immagine, in ombra lontano dalla fiamma “corpo del reato”, distinguiamo difatti Prometeo avvinto in catene e ferito all’addome dall’aquila. Al centro della scena torreggia invece Eracle, l’eroe guerriero per eccellenza del mondo classico, che, sempre secondo Eschilo, appunto sciolse le catene del semidio.
Markus Vesper, l’artista autore dell’illustrazione, non ha tuttavia seguito alla lettera la narrazione del drammaturgo. Ha bensì immaginato e rappresentato un avvenimento “aggiuntivo” rispetto alla tragedia eschilea, restando nondimeno coerente con essa, e rimanendo contemporaneamente attento al messaggio espresso dalla band Assedium nel proprio album.

L’Eracle di Vesper, avvolto nella caratteristica pelliccia del leone di Nemea, è infatti impegnato in combattimento contro dei guardiani mostruosi che non sfigurerebbero tra gli avversari sovrannaturali da lui stesso affrontati, ad esempio, nel corso delle “dodici fatiche”. La battaglia di Eracle, oltre che alla liberazione materiale di Prometeo, è volta anche a salvaguardare “l’eredità spirituale” del semidio, il valore del suo gesto: Eracle “combatte per la fiamma”, come letteralmente recita il titolo del disco degli Assedium. La missione del semidio artefice si trasmette così sull’eroe guerriero, che è in fondo il più “umano” tra gli eroi per il suo continuo alternarsi di trionfi e cadute. Eracle può essere visto, quindi, come metafora dell’umanità intera impegnata a difendere il tesoro interiore che spinge ognuno ad avanzare giorno dopo giorno, e a ravvivare così la propria scintilla donata da Prometeo. Oltre che per quanto già esposto, un’ulteriore conferma di questa interpretazione si può trovare anche nelle note introduttive allegate dagli Assedium a “Fighting for the Flame”, e nel testo della quasi omonima seconda canzone dell’album, intitolata “The Flame”.

Prima di concludere questa rassegna contemporanea di miti antichi come il mondo stesso, permettetemi ora però di sottolineare un’ultima curiosità, anche questa antica come il mondo, nella copertina di “Fighting for the Flame”. Se osservate la metà sinistra dell’immagine, sullo sfondo in ombra lontano dagli avversari di Eracle, noterete una coppia… diciamo così: in relax. Si può supporre che si tratti del turbolento e bellicoso dio greco Ares e della dea della bellezza Afrodite, basandosi sull’elmo indossato dalla figura maschile e sulle armi posate vicino a quest’ultima.

L’amore tra i due personaggi divini è stato oggetto nel corso dei secoli di numerose raffigurazioni artistiche, tra cui una tempera su tavola realizzata nel 1483 da Alessandro (detto Sandro) Botticelli (14451510).
La versione della liaison che troviamo nel cover-artwork di “Fighting for the Flame” è – diciamolo – un tantino più “sintetica” di tante altre, ma aggiunge sicuramente una nota ruspante che ispira ilarità.

Difficile infatti non immaginarsi Eracle che borbotta tra un fendente e una parata: «… e intanto io qua a lavorare!». Eh, già: anche gli dei non hanno mica tutti la stessa fortuna.
Paolo Crugnola