Freud e Doppelgänger in cilindro nella musica dei Blut

 Titolo dell’Album: Inside my mind pt. I
Anno di uscita: 2015

Titolo dell’Album: Inside my mind pt. II
Anno di uscita: 2017
Sito web: https://blutband.com/index.php/tag/blut-band/

La meraviglia è nel cilindro. Anzi: è sotto il cilindro. È la mente umana infatti che contiene e genera l’essenza stessa del possibile. Però non è detto che il risultato sia sempre rassicurante. A conferma di ciò abbiamo un testimone d’eccezione: il cilindro stesso. Infatti, proprio nell’epoca in cui questo copricapo si diffuse come accessorio di moda, cioè “l’Età Vittoriana” nella seconda metà del XIX secolo, si sviluppò in sordina all’interno della società britannica un fenomeno che causò alcuni tra i più bizzarri percorsi della mente umana. Per comprenderlo, occorre esaminare il lungo periodo di comando (1837 – 1901) della Regina Vittoria della Casata di Hannover, la cui impronta nella cultura britannica fu tale da originare il conio di un nuovo termine – appunto “vittoriano” – per descriverne i connotati, unici e fino ad allora inediti.

Fra questi connotati possiamo senz’altro contare: il progresso tecnologico che portò alla crescente industrializzazione (di cui abbiamo un’efficacie rappresentazione nel dipinto “Iron and Coal” realizzato da William Bell Scott tra il 1864 e il 1867); il derivante fenomeno di inurbamento; il radicarsi della filosofia utilitaristica; la costante attenzione ad un’immagine pubblica rispettabile. Come conseguenza di questi fenomeni, però, si svilupparono parallelamente anche aspetti negativi, tra cui la concentrazione delle nuove masse operaie e dei meno abbienti in spazi marginali ed evitati, e l’inasprirsi del concetto di rispettabilità in forme di ipocrisia e chiusura verso argomenti “sconvenienti”, tra cui la sessualità.

Si trattò in sintesi di un vero e proprio fenomeno di “sdoppiamento” – della società nel suo insieme così come dei singoli individui – i cui aspetti torbidi e repressi diedero lo spunto a romanzi di scrittori come R.L. Stevenson (“The Strange Case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde” pubblicato nel 1886) e Oscar Wilde (“The Picture of Dorian Gray del 1891). Questi testi di narrativa furono quindi tra i primi tentativi di esaminare il lato in ombra dell’animo umano: il “doppio” severamente taciuto nell’Età Vittoriana.

È interessante notare che in Italia, quasi negli stessi anni, furono pubblicati studi antropologici da parte dello psichiatra Cesare Lombroso  (1835 – 1909) su argomenti molto vicini ai temi di Stevenson e Wilde. Ed anche in questo caso, il cilindro potrebbe raccontare molto in prima persona, perché nelle indagini di Lombroso il protagonista non è solo la mente, ma la testa stessa con le sue misure e caratteristiche anatomiche.

Secondo le teorie dello studioso italiano, infatti, un criminale sarebbe riconoscibile per le sue anomalie fisiche e somatiche, che si presenterebbero in numero maggiore rispetto al caso di una persona integra. Queste ipotesi, espresse nel testo “L’Uomo Delinquente, in rapporto all’Antropologia, alla Giurisprudenza ed alle Discipline carcerarie pubblicato nel 1876, tracciano dunque un nesso causale tra anomalia fisica e anomalia morale.

Va detto che le congetture fisiognomiche di Lombroso, benché suggestive, furono poi accantonate, perché rivelatesi prive di reale fondamento scientifico. Soffermiamoci però ancora su di esse, perché ne è recentemente derivato un guizzo creativo davvero insolito e inaspettato: la musica.

La band italo-svizzera “Blut” ha infatti dedicato a Lombroso la prima canzone del proprio album d’esordio “Inside my Mind pt 1”, pubblicato nel 2015. La composizione (intitolata Inside the Evil) costituisce l’apertura di una vera e propria antologia dei disturbi mentali più singolari e meno conosciuti (vale ad esempio la sesta canzone dell’album “The Walking Corpse Syndrome”).

L’antologia prosegue nel secondo disco, pubblicato dalla band nel 2017: “Inside my Mind pt 2”. In questo album sembrano tornare in chiave moderna i deliri dell’Età Vittoriana nella canzone “Double Trouble”, e si aggiungono anche omaggi agli psicologi di fama mondiale Carl Gustav Jung ( nella canzone “Kesswill 25/7/1875”) e  Sigmund Freud (che, insieme ad un suo fantomatico vicino di casa, è protagonista nella composizione “Sigmund Freud ist mein Nachbar”). Nell’album troviamo anche sottili giochi di parole, come nell’omofonia tra l’inarrestabile cannibale Wendigo che si nasconde nella settima composizione  e il titolo della canzone stessa.

Come direttamente la band afferma, da un punto di vista musicale le composizioni costituiscono un  “caleidoscopio di suoni”. Gli stili che si amalgamano sono infatti i più variegati: dalle chitarre elettriche heavy-metal alle atmosfere medio-orientali, dal valzer alla musica elettronica.

L’aspetto scenografico della band è altrettanto peculiare: si riconoscono infatti nell’abbigliamento e nelle acconciature richiami ottocenteschi – di nuovo  “vittoriani” – che si accostano alle vivaci sfumature della danza del ventre e a lugubri maschere seicentesche, in una combinazione che estende il concetto stesso di “Steampunk” per la sua ricchezza di dettagli da scoprire.

Ora però, scusate, ma  si è fatto davvero tardi… La pendola rintocca, la carrozza sta per partire nella nebbia, e il cilindro questa volta è posato sulla copertina di “Inside my Mind pt 2” con altre sinistre storie da raccontare: indugiare nei dintorni sarebbe davvero una cosa da pazzi.