Anno d’uscita: 1971
Sito web: https://www.pooh.it/

Il 1971, primo anno dell’era post-Beatles, fu un vero “annus mirabilis” per la musica rock. Mezzo secolo fa uscirono album immortali come “Imagine” di John Lennon, “Sticky Fingers” dei Rolling Stones, “Who’s Next” degli Who (dei quali potete leggere le recensioni sulle copertine: https://www.artovercovers.com/2018/09/10/sticky-fingershttps://www.artovercovers.com/2015/09/10/whos-next-the-who), “Hunky Dory” di David Bowie, “L.A. Woman” dei Doors. Ma anche gli artisti nostrani produssero dischi memorabili: Lucio Battisti pubblicò “Amore e non amore”, De André “Non al denaro né all’amore né al cielo”, i New Trolls pubblicarono “Concerto grosso” e Le Orme “Collage”. Nello stesso anno, un giovane produttore, Giancarlo Lucariello, portò al successo una band formatasi a Bologna cinque anni prima: i Pooh.

Proprio nel 1971 il gruppo aveva rescisso il contratto stipulato con la precedente etichetta, la Vedette Records, e ne aveva firmato uno nuovo con la major CBS. Era giunto il momento di dare alla luce il quarto LP, significativamente intitolato “Opera prima”.

Si tratta di un album ambizioso, che testimonia la volontà della band di affermarsi sul panorama musicale italiano in modo innovativo, e questo ne giustifica il titolo; al tempo stesso, è il primo long-playing del complesso distribuito da una casa discografica internazionale e curato da un ambizioso produttore, che indubbiamente lasciò la sua impronta su questo e i successivi lavori.

Tutti i brani, tra i quali spiccano le immortali “Tanta voglia di lei” e “Pensiero”, sono firmati da Roby Facchinetti (musiche) e Valerio Negrini (testi), presente nella formazione fin dalla line-up pre-Pooh, i “Jaguars” nati nel 1962, che dopo questo album lasciò il gruppo e venne sostituito da Stefano D’Orazio.
Gli arrangiamenti sinfonici spiccano in quasi tutte le tracce del disco, conferendogli un tenore epico, quasi da colonna sonora, con l’eccezione di “Il primo e l’ultimo uomo”, un pezzo rock-prog in cui la sezione ritmica ha il sopravvento.

Oltre ai due singoli, che ebbero uno straordinario successo anche sul mercato estero e vennero tradotti in inglese e spagnolo, merita una citazione il brano “Terra desolata”, interpretato da Valerio Negrini ed ispirato al poema “La terra desolata” di Thomas Stearns Eliot e al “Mito della caverna” di Platone. La “terra desolata” cui fanno riferimento il titolo ed il poema stesso è sia il territorio sterile e pericoloso che il cavaliere medievale deve attraversare nella ricerca del Santo Graal (tema che Negrini avrebbe ripreso in “Parsifal” due anni dopo), sia il mondo moderno che, ai tempi della scrittura dell’opera poetica, da soli quattro anni aveva visto il termine della Prima Guerra Mondiale e la morte di milioni di vite umane.

I riferimenti alla classicità nelle sue varie accezioni (filosofia greca, uso dell’orchestra) in un’ottica di contemporaneità trovano la controparte nell’artwork dell’album, sicuramente uno dei più originali nella produzione discografica iniziale della band, che venne realizzato dallo studio Moletti di Milano.

La front cover, una rielaborazione grafica del dipinto “L’Amour Vainqueur” del pittore francese William Adolphe Bouguereau (1886) rappresenta due amorini o putti alati; quello a sinistra è nell’atto di scoccare una freccia. L’amorino è una raffigurazione del dio Amore (Eros per i Greci e Cupido per i Romani), che si diffonde nell’arte figurativa sia nella raffigurazione del mito di Amore e Psiche, sia come motivo decorativo a sé stante, a partire dall’età ellenistica, per poi diventare un motivo ricorrente nella pittura europea, soprattutto nell’epoca barocca e nel XIX secolo.
Photo credit: Christie’s Images / Artothek/Archivi Alinari

I due personaggi sono qui inseriti in uno sfondo multicolore, con stelline gialle/ dorate. La tonalità prevalente è quella del fucsia, colore che viene ripreso anche nel logo della band. Gli angioletti presentano, unitamente al rosa, altre tonalità calde, quelle del giallo e del rosso, mentre il cielo stellato assume sfumature marroni, quasi di trattasse di una trasposizione “al negativo” dell’immagine originale.

Altrettanto ambiziosa e classicheggiante è l’immagine presente sul retro. La foto a colori dei quattro membri del gruppo è inserita in un contesto architettonico non direttamente identificabile con qualcosa di esistente: su uno sfondo monocromatico blu compaiono infatti elementi classici, rinascimentali e barocchi. È visibile una data (MDCXV, 1625) mentre in basso, sotto la foto, due scene sono inserite a destra e a sinistra del logo della casa discografica: una crocifissione e una processione nei pressi di un arco di trionfo.
All’interno del gatefold, infine, compaiono in b/n i ritratti fotografici in primo piano dei quattro componenti: Valerio Negrini, Dodi Battaglia, Roby Facchinetti e Riccardo Fogli; è presente anche, in piccolo, il volto del produttore Lucariello.
Nel 2014 l’etichetta BTF ripubblicò il vinile in tiratura limitata, con copertina e label uguali all’edizione originale.

Un album fondamentale nella discografia del gruppo, uno spartiacque tra il primo periodo e quelli successivi che prelude ai grandi successi del decennio e di quello seguente, si caratterizza indubbiamente per un artwork originale ed evocativo che merita un posto di rilievo tra quelli realizzati in un’annata memorabile per la storia della musica italiana e internazionale.
Maria Macchia