Anno d’uscita: 2004
Regia: Kim Ki-duk

Spesso le locandine cinematografiche variano da Paese a Paese. Le case di distribuzione puntano su immagini che possano stimolare maggiormente il pubblico, e questo non è certo omogeneo, geograficamente parlando. Ci sono però affiches talmente coinvolgenti da essere “universali” e da rimanere immutate, eccezion fatta per le parole scritte al suo interno, in ogni parte del Mondo.

Un regista dalle locandine “universali” è Kim Ki-duk (1960-2020). Il cineasta sudcoreano ha dato alla settima arte capolavori indelebili, specie nel primo decennio del XXI secolo, ma anche poster capaci di immergerci nell’opera con una semplicità e un impatto disarmante.

Uno dei film più apprezzati di Kim Ki-duk è “Ferro 3 – La casa vuota”, il cui poster è un’opera d’arte che riesce a descriverci in uno scatto l’emozione a cui stiamo andando incontro mentre entriamo in sala (o mentre accendiamo il televisore).

L’immagine, curata dal direttore della fotografia Jang Seong-back, mostra tre personaggi. Abbiamo un lui, una lei e un altro. Capiamo subito di essere di fronte a un ménage à troix. Un uomo, ripreso di spalle, abbraccia una giovane donna, appoggiando il viso sul suo seno. L’uomo ci appare desideroso di possedere la donna, la stringe a sé e forse le sta baciandole il seno. Il suo desiderio non sembra però essere corrisposto da lei, che cerca quasi di scivolargli via, librandosi in aria, per baciare il terzo incomodo che piomba dall’alto come un angelo.
La giovane donna non degna di uno sguardo il suo uomo, ma fissa verso l’alto il suo amante, che le poggia dolcemente il mento sulla sua guancia sinistra. Anche gli abiti partecipano alla scena e contribuiscono a identificare i soggetti. L’uomo tradito indossa un’ordinaria camicia chiara; la donna un elegante e leggero vestito rosso, colore della passione per antonomasia; l’amante appare invece nudo.

In questa foto abbiamo tutti gli elementi che danno vita al soggetto del film. Un uomo possessivo cerca di stringere a sé la propria donna, ma questa ha occhi solo per l’altro, figura sfuggente e quasi vacua, di cui il maschio tradito non sembra nemmeno accorgersi dell’esistenza. Solo la donna e lo spettatore vedono il ragazzo nudo. L’essenza di “Ferro 3 – La casa vuota” non poteva essere riassunta meglio.

C’è qualcosa di poetico nello scatto. I baci sono un soggetto tipico di ogni tipo di arte, ma ci sono quadri celebri che possono essere abbinati alla locandina del film di Kim Ki-duk. Uno è “Il compleanno” di Marc Chagall, dove il pittore russo si ritrae mentre bacia la moglie Bella Rosenfeld volando e ruotando la testa in maniera innaturale. Per Chagall è la forza dell’amore che lo porta a levarsi da terra e a girargli la testa. Il protagonista dell’opera di Chagall vola come l’amante della pellicola, ma per la propria moglie e non per l’amante. Il bacio nel manifesto è furtivo e delicato, fatto di nascosto. Può quindi ricordare uno dei tradimenti più celebri della letteratura mondiale: Paolo e Francesca da Rimini, la cui vicenda è narrata da Dante Alighieri nell’Inferno della Divina Commedia. I due amanti sono dipinti in un trittico del preraffaelita inglese Dante Gabriel Rossetti, dove al bacio furtivo seguono le due anime condannate nel Cerchio dei Lussuriosi, con in mezzo Dante e Virgilio ad osservarli. I due amanti del film finiranno come i tristi protagonisti del V Canto dell’Inferno? La visione del capolavoro di Kim Ki-duk è consigliata anche per questo.
“Ferro 3 – La casa vuota” è un’opera romantica, angelica e al tempo stesso violenta. Come molti quadri dei preraffaeliti per l’appunto, e chissà se lo scatto che introduce alla pellicola è stato realizzato pensando alle opere di quel movimento pittorico che a metà del XIX Secolo scelse di riprendere l’arte tardomedievale che Raffaello, con la sua perfezione, aveva superato. Nelle opere di Kim Ki-duk domina spesso la tecnologia della Seul contemporanea, ma al tempo stesso si assapora la cultura ancestrale coreana, quella del tae-geuk, del buddismo e del senso circolare della vita. All’uomo moderno in camicia se ne contrappone uno nudo, primitivo, ma probabilmente più sensuale e affascinante. Contemporaneità e passato si abbracciano e si baciano, come nei quadri preraffaeliti del XIX Secolo, come nella locandina di “Ferro 3 – La casa vuota“.
Leonardo Marzorati