Anno d’uscita: 2020
Sito web: http://www.manuchao.net/

Il 31 dicembre 2020, solo pochi giorni prima dalla stesura di questo articolo, è uscita la canzone “Todo Llegará” del tandem Manu Chao e Chalart58. Il brano sembra voler essere un’ode al principio della speranza in questi tempi difficili: nel videoclip, autoprodotto dall’artista francese con radici spagnole e basche, compaiono scritte a sostegno delle immagini e del testo: «todo llegará»,che, tradotto letteralmente significa “tutto verrà”; ci vuole dare fiducia e forza. Arriveranno per tutti i viaggi, l’allegria, l’abbondanza, la libertà. Sott’inteso, per quelli che avevano già il privilegio di una vita agiata e libera prima della pandemia, queste cose invece “torneranno”.

Già! Manu Chao, ma che fine ha fatto Manu Chao? Dal 2007 non escono full-length ufficiali, da anni non si sente praticamente più parlare di Radio Bemba nei media mainstream. Le interviste sono pressoché inesistenti. Chi però lo segue per esempio sui social, si è potuto rendere conto che non è affatto sparito. Ha fatto sì una pausa, ma questa è terminata almeno 3 anni fa.

Manu Chao vive principalmente a Barcellona e si è fortemente allontanato dall’industria musicale.  Collabora comunque, un po’ -la sua specialità-, con i musicisti più svariati e con alcuni anche tendenzialmente in maniera stabile. Tra questi artisti c’è appunto e tra l’altro Chalart58, importante produttore e musicista dub catalano e già batterista di Manu Chao agli inizi degli anni 2000. Ma vi è anche Klelia Renesi, attrice greca, con la quale ha da dato inizio all’enigmatico progetto Ti.Po.tA.
I videoclip dei pezzi e certi testi a firma del duo, come “Moonlight Avenue”, “Athina Vrazi A Capella”, “What Is Ti.Po.ta”, ecc. suggeriscono un’intimità tra i due che sembra andare ben oltre a quella puramente artistica. La canzone “Moonlight” Avenue ha un’anima fortemente romantica e celebrativa della libertà. Le diverse varianti di videoclip dedicati al singolo, sostengono questa semantica anche visivamente. Mostrano i due sopra e sott’acqua, in spiaggia, a volte suonando insieme, con immagini sognanti, piene di gioia, complicità, vita, spensieratezza e bellezza.
Dunque Manu Chao è tornato nell’underground, da molto tempo non produce più album ma solo singoli scaricabili gratuitamente. E intanto celebra la sua condizione di totale libertà artistica anche con l’amore per Klelia Renesi. Al contempo non sembra affatto abbandonare la sua lotta sociale, appoggiando manifestazioni sindacali con concertini unplugged spontanei e sposando la causa del popolo greco (Athina Vrazi” ).

La copertina di “Peki Peki Song” è opera del team creativo stesso. Si tratta di un still frame estratto dal videoclip, realizzato con il green screen e con un’inquadratura frontale che inscena Klelia Renesi in veste di sacralità femminile moderna. Sullo sfondo si alternano le grafiche in movimento di Vagelis Lakatzis, visuals e i disegni di MANWOZ.

In diversi video musicali, tutti self made, degli ultimi due/tre anni ritroviamo un linguaggio simile, semplice e complesso al contempo. Il musicista canta e suona spesso da solo. La scena è costituita dalla figura umana nel primo piano delle immagini e dallo sfondo creato con il green screen. Qui vengono inseriti filmati di luoghi e situazioni, varie illustrazioni artistiche, testi e simboli. Un ottimo esempio di questo approccio artistico sono il videoclip “Algundiavacaer” e “Pokito de mi”. I colori, i font e i simboli sono comunque fortemente riconoscibili e riconducibili all’universo visivo di cui si è attorniato l’artista fin dai tempi di Mano Negra.
Nella cover di “Peki Peki Song” è presente un simbolo chiave di questo universo: la stella.
Coincidono anche i tipici colori caldi delle innumerevoli copertine del passato: il giallo, il rosso, il verde come le varianti dell’azzurro, che qui diventano il blu notte di un cielo stellato.
Il simbolo della stella ha tanti significati: luce, energia, libertà, fede, eternità, speranza, ma anche ricerca della vita. Viene utilizzata pressoché in tutti gli ambiti della cultura umana: è presente in molte bandiere delle nazioni (USA, Cile, ecc.), è un simbolo di fondamentale importanza per almeno due religioni monoteistiche (la Stella di Davide per l’Ebraismo e la Stella di Betlemme per il Cristianesimo).

È molto probabile che la stella, utilizzata praticamente ad oltranza nella serie di artwork in copertina di Manu Chao, sia intesa come metafora visiva in un senso politico: infatti molte bandiere di paesi dell’emisfero Sud come pure molte bandiere di nazioni con un passato socialista o comunista riportano stelle a cinque punte, spesso colorate di giallo o rosso.

La lotta per la libertà dei popoli del Sud è uno dei grandi temi della musica di Manu Chao, che con “Clandestino” ha messo al centro della sua arte la problematica e il fenomeno dei flussi migratori. A quell’epoca, nel 1998, ancora pochi volevano o potevano vedere capire l’essenza anche numericamente drammatica di questo processo.
Riassumendo, condensando e soprattutto assumendo con le sue canzoni i punti di vista dei migranti illegali sparsi per il globo, ha dato una voce di “malegria” a milioni di disperati, senza passaporto in fuga dalla povertà e dalla oppressione vigente nei loro paesi d’origine. Come un regista che sceglie l’inquadratura soggettiva quale mezzo espressivo principale dei sui film, Manu Chao ha raccontato e reso percepibile, l’essenza della vita di una moltitudine di persone sfruttate, senza diritti e in eterna fuga dalle autorità!

Infine verrebbe da dire, che ha sviluppato un genere musicale che denuncia e celebra la vita allo stesso tempo, una musica cosmopolita ballabile, che mischia ritmi latini, folk, reggae e rap con testi slogan di facile comprensione. Ha dato così vita a un nuovo stile musicale con un impronta di empatia espressionista che raggiunse forse il suo apice con la canzone “La Vida Tombola” dedicata a Maradona, inserita e suonata dal vivo nell’opera cinematografica “Maradona by Kusturica”, del 2008.
Nel progetto Ti.Po.ta, questo suo linguaggio musicale e visivo rimane basilare, ma viene esteso: si celebra la magia della vita in un senso ancora più largo aprendo a mondi onirici, giocosi, più felici, ma anche enigmatici, suggestivi e romantici! Insomma si avverte fortemente la nuova influenza della sensibilità artistica femminile di Klelia Renesi.

L’artwork in copertina di “Peki Peki Song” diventa così una testimonianza apodittica di un’apertura che fin qui mancava nell’universo fortemente ibrido ma anche parecchio maschile di Manu Chao.
Fabian von Unwerth