Eh, lo so: rischio di non essere completamente oggettivo nel presentare il lavoro grafico che potete vedere in apertura, perché conosco personalmente il musicista ritratto da prima che iniziasse il suo percorso artistico.

Credo però di poter fare in questo caso un’eccezione alla prassi, e di poter anzi aggiungere qualche aneddoto di prima mano, per risalire meglio il percorso fino ai “semi iniziali” da cui è nato l’album “Emilia Giuliani: Opere Complete Per Chitarra” realizzato dal chitarrista classico italiano Paolo Amico.

Come dicevo, ho conosciuto Paolo Amico diversi anni fa. “Diversi” vuol dire che i ricordi di quel periodo sono perlopiù ancora in lire, e che ne ritrovo frammenti e appunti nei messaggi dei primi cellulari (quelli a forma di menhir, per chi se li ricorda) che cominciavano a circolare allora. Erano messaggi “universali” – se mi concedete il termine – che circolano anche oggi praticamente identici nelle scuole superiori. Uno abbastanza ricorrente verteva sul chiedere, intorno alle ore 20.00, quali compiti fossero (stati) da svolgere per il giorno dopo…

Ovviamente anche in quegli anni la musica girava: non girava più a 33 o a 45 giri, ma girava. A dire la verità, pure le musicassette stavano cedendo in fretta il passo ai compact-disc, e mi capitò infatti di notare uno di questi ultimi supporti, appena acquistato, sul tavolo di Paolo Amico proprio in un giorno autunnale di una ventina di anni fa. Si trattava di una raccolta di registrazioni del musicista cubano Manuel Barrueco, tuttora considerato tra i chitarristi classici più importanti del mondo, di cui Paolo Amico mi fece un’entusiastica descrizione mentre scartava la confezione del disco.
Prima di allora non mi era mai capitato di sentir fare cenno di questo artista, perciò di primo acchito non fu tanto il suo nome sulla copertina che attirò la mia attenzione, quanto piuttosto altri dettagli. In primo luogo, tutto sommato, la chitarra classica che il musicista imbracciava. In quegli anni, infatti, capitavano sotto gli occhi quasi quotidianamente copertine di dischi punk, o di quella che oggi si chiama “Dance Anni ‘90” (e che all’epoca era “Dance e basta”), ma, al confronto, le chitarre classiche sulle copertine scarseggiavano. Non mi stupii tuttavia più di tanto, sapendo che Paolo Amico si esercitava già da tempo su quello strumento in modo assiduo (girava voce che, per non rischiare di acciaccare le dita, lasciasse passare i tiri più violenti, quando giocava da portiere nei tornei di calcio): mi sembrò anzi perfettamente coerente col suo studio.

Il secondo dettaglio che mi colpì fu il portamento rilassato di Barrueco e il suo sorriso bonario (diciamolo: anche questo particolare risaltava rispetto a tante copertine punk). Il chitarrista sedeva infatti comodamente, con la chitarra posata sulle ginocchia e lo sguardo che spaziava lontano. Il suo sorriso comunicava un sentimento completamente diverso, ad esempio, dall’ammiccare sornione di Elvis Presley: un senso di serenità e di silenzioso dialogo con la propria ispirazione.
Mi sorge naturalmente spontaneo ora un comprensibile senso di “déjà-vu”, quando osservo la copertina del disco “Emilia Giuliani: Opere Complete Per Chitarra”. E ciò ovviamente anche se le differenze tra la copertina di questo album e quella di Barrueco siano distinguibili già alla prima occhiata.

Ad esempio, nell’illustrazione del musicista cubano i colori vibrano vivi in un risultato che trasfigura nell’irreale, mentre in quella di Paolo Amico domina l’eleganza solenne del “bianco e nero”. Anche l’espressione del chitarrista italiano si discosta dal quieto appagamento di Barrueco. Lo sguardo è infatti coerente con l’atmosfera severamente meditativa dello spazio che lo circonda: gli occhi indagano assorti un punto distante, forse inseguendo la «formula che mondi possa aprirti», per citare un verso di  Eugenio Montale.

A riprova di questa tensione, e della propensione di Paolo Amico per la ricerca in ambiti musicali inconsueti, vale il soggetto stesso dell’album inciso dal musicista. Si tratta della prima raccolta integrale delle opere realizzate durante il XIX Secolo dalla chitarrista Emilia Giuliani (1813 – 1850): una compositrice italiana che tentò, in un contesto sociale e culturale certamente non facile, di ottenere visibilità con il suo strumento (peraltro passato di moda nei gusti del tempo) attraverso continui itinerari concertistici in Europa. L’opera della Giuliani purtroppo non ottenne nel tempo ampia divulgazione, quindi la raccolta incisa da Paolo Amico costituisce anche una forma di meritato riconoscimento postumo alla musicista, frutto di un approfondito lavoro filologico.

Non posso affermare con certezza se, oltre ad Emilia Giuliani, Paolo Amico abbia inteso omaggiare volutamente anche Manuel Barrueco attraverso l’immagine di copertina del suo album: come anticipato, ci sono somiglianze, ma anche nitide differenze tra le due illustrazioni. Lasciatemi però la presunzione di dare per sicura questa mia interpretazione… Sarebbe un modo per poter dire di aver assistito, più di vent’anni fa, ad un momento ispiratore di un percorso artistico significativo, che si misura appunto in decenni e che continua tutt’oggi con dedizione e finezza. Non è poco.
Paolo Crugnola