Anno d’uscita: 2020

Sito web: http://www.paulmccartney.com

La lunga attesa è terminata: oggi, 18 dicembre 2020, è la data ufficiale dell’uscita del diciottesimo album solista di Paul McCartney, “McCartney III”(in realtà le prime copie sono già in circolazione da un paio di giorni).
Questo nuovo lavoro di “Macca” si configura come la terza tappa di un percorso “in solitaria”, idealmente composto dai tre dischi che portano il suo nome. Il loro comune denominatore è il fatto che in essi Paul ha scritto, cantato e registrato personalmente ogni canzone, suonando anche tutti gli strumenti. La particolarità di “McCartney III” è data dalla definizione che lo stesso McCartney ha voluto darne, “Made in Rockdown”, poiché esso è stato registrato nei mesi del confinamento, la scorsa primavera, nel suo studio personale nel Sussex.

Il primo disco del musicista senza i Beatles, intitolato semplicemente “McCartney”, uscì nel 1970, una settimana dopo l’annuncio dello scioglimento del gruppo, e fu realizzato dall’artista in totale autonomia nella sua fattoria in Scozia.McCartney II” uscì dieci anni dopo, nel 1980, a conclusione dell’esperienza con i Wings, e fu anch’esso un disco “solista” nel vero senso della parola, sperimentale nei contenuti e completamente “autarchico” nella produzione.

Riguardo all’ultimo lavoro, fin dal mese di ottobre hanno iniziato a circolare indiscrezioni sulla sua imminente pubblicazione: videoclip, alcuni ritratti fotografici ad opera della figlia Mary ma, soprattutto, l’immagine di tre misteriosi dadi con le facce indicanti il numero 3.
Gradualmente le notizie relative all’uscita del disco sono diventate sempre più frequenti fino a quando, il 21 ottobre, sono state diffuse le foto dell’artwork: la copertina raffigura la faccia con il numero “3” di un dado, su uno sfondo nero nella parte superiore e bianco in quella inferiore, sulla quale è visibile l’immagine riflessa del dado stesso. L’enigmatica immagine è opera di Ed Ruscha. L’album contiene anche un poster con scatti della figlia Mary e del nipote Sonny.

Oltre al vinile in versione standard, sono state prodotte e commercializzate in prevendita numerose altre versioni in edizione limitata, con dischi multicolori, pubblicati da diverse etichette indipendenti, tra le quali la Third Man Records. Tra le varianti disponibili, andate esaurite in meno di 24 ore, meritano una citazione l’edizione “333”, limitata a 333 stampe, su vinile giallo a pois realizzato con 33 copie riciclate di “McCartney” e “McCartney II”, il vinile rosa, quello blu distribuito da HMV Records, il verde, il rosso, il bianco e l’arancione, uscito in seguito. Le copertine mostrano immagini del dado in tinta con il contenuto. Parallelamente alle svariate versioni del disco, sono stati realizzati fantasiosi gadgets a tiratura limitatissima.
L’artwork di “McCartney III” appare essenziale, non lontano sotto questo aspetto dall’evocativo design della cover di “New” del 2013, in cui non compariva il nome dell’artista, mentre il titolo era composto da tubi luminosi che con caratteri stilizzati riproducevano le lettere dell’alfabeto N, E, W. Tali tubi erano ispirati alle sculture dell’artista minimalista statunitense Dan Flavin, esposte alla Tate Gallery di Liverpool. Anche nel caso di “New”, le differenti versioni (vinile, CD, deluxe) erano state realizzate con copertine diverse nella colorazione.
Volendo confrontare l’artwork di “McCartney III” con quelli dei due dischi omonimi precedenti, va innanzitutto segnalato che questi ultimi furono principalmente opera di Linda McCartney.

Per la copertina di McCartney del 1970, l’artista visuale Gordon House e il designer Roger Huggett lavorarono su un progetto di Linda e Paul. La front cover del primo lavoro solista dell’ex Beatle raffigura una ciotola colma di un liquido rosso, presumibilmente succo di frutti come ribes, mirtilli rossi o ciliegie, che circondano la ciotola stessa. Quest’ultima è appoggiata su una superficie di colore bianco, plausibilmente un muretto, su uno sfondo nero. I colori predominanti sono, pertanto, il bianco, il rosso e il nero, che rendono la raffigurazione essenziale e suscettibile di diverse interpretazioni. Un’ipotesi sul significato dell’immagine potrebbe essere una rappresentazione visuale del proverbio “life is a bowl of cherries”, che significa che la vita è piena di piccoli piaceri che bisogna saper apprezzare. Il fatto che i frutti siano caduti fuori dal contenitore potrebbe alludere alla rottura con i Beatles che si era consumata in quel periodo. I fautori della teoria PID (Paul Is Dead) ritrovano invece nella raffigurazione della frutta rovesciata l’ennesimo riferimento alla morte di “Macca”.
La retrocopertina raffigura invece Paul con la piccola Mary, prima figlia della coppia, tenuta affettuosamente in braccio all’interno del giaccone foderato di pelliccia. La foto, scattata all’aperto in Scozia, è divenuta negli anni un’immagine iconica poiché rappresenta perfettamente il messaggio che Paul voleva veicolare in merito all’atmosfera del disco: “home, family and love”. La parte interna contiene altri scatti della Eastman, tra cui un collage di 21 foto di famiglia, che ritraggono il musicista, la stessa Linda, la figlia di lei, Heather, di 7 anni, la neonata Mary e il cane Martha.
La copertina dell’album del 1980, un disco “anomalo” e innovativo che compie escursioni nel synth-pop, è invece un ritratto in primo piano di Paul, che indossa una t-shirt bianca, su sfondo giallo, con una espressione che appare meravigliata o perplessa. Il volto dell’artista proietta un’ombra a destra e a sinistra. La foto è visibilmente sgranata, di bassa qualità; l’immagine ha il proprio corrispettivo nel retro, dove il medesimo scatto vede la testa del musicista divisa in due.
Nella parte interna campeggia un’immagine di un paesaggio marino con un arcobaleno che sembra sorgere, o tramontare, tra le acque, con in basso tre buffi ritratti dello stesso Paul. Poiché l’album uscì a breve distanza dal suo arresto per possesso di marijuana in Giappone, esistono fantasiose interpretazioni relative a queste foto, che alluderebbero ad un coinvolgimento di John Lennon e Yoko Ono nella vicenda. Pare che la coppia avesse intenzione di trascorrere un periodo di vacanza a Tokyo, nella suite presidenziale dell’Hotel Okura ma, sapendo che lo stesso Paul vi avrebbe alloggiato, i due decisero di fare una soffiata alla polizia per evitare che egli soggiornasse nell’albergo.Le tre foto, pertanto, rappresenterebbero la “vendetta” di Macca nei confronti dell’amico successivamente alla vicenda giudiziaria: nella prima egli indossa occhiali da miope (come Lennon) e un accappatoio (John era spesso a casa in vestaglia nel periodo in cui si era ritirato dalle scene); la collana da bambino che Paul mostra nella seconda immagine sarebbe un riferimento al figlio di John, Sean; l’ultima, invece, sarebbe una caricatura di Yoko. Altre ipotesi associano le tre foto agli altri tre ex-Beatles: la prima rappresenterebbe John (con gli occhiali); la seconda Ringo (il cerchio) e la terza George (per via dei baffi). Si tratta, ovviamente, di interpretazioni che non hanno fondamento; semplicemente, McCartney amava le pose buffe davanti alla macchina fotografica e sua moglie si divertiva a ritrarlo.

L’escursione attraverso gli artworks dei tre album ci dimostra che, pur nell’arco di ben 50 anni, in essi nulla è stato lasciato al caso. Si tratta di copertine enigmatiche, che si prestano a differenti interpretazioni da parte del pubblico. Esse, inoltre, rappresentano la controparte di tre progetti musicali che, ciascuno a suo modo, hanno lasciato il segno nel panorama discografico contemporaneo.

Maria Macchia