Anno d’uscita: 2014
Regia:
Damien Chazelle
Damien Chazelle
è il giovanissimo regista premio Oscar nel 2017 per “La La Land”: nel 2014 esordisce alla sua prima direzione mainstream con un altro bellissimo film “Whiplash”, il cui titolo è tratto da un brano jazz di Hank Levy, molto difficile perché ritmato in tempi dispari.

“Fino a dove saresti disposto a spingerti per realizzare i tuoi sogni?” sembra comunicare il poster. L’orlo del precipizio è la costante sempre presente nel film; il rischio che regola le emozioni, le frustrazioni e le sconfitte del giovane Andrew Neiman (interpretato dal bravissimo Miles Teller), disposto a tutto pur di riuscire a diventare il batterista jazz migliore della scuola. Il successo è appeso a una bacchetta come quella nella locandina: fine e fragile, che più volte si rompe durante le assidue prove, facendo colare sangue e sudore per tutte le fatiche sopportate, e per gli avvilimenti generati dal severo e spietato maestro Terence Fletcher (che varrà l’Oscar come migliore attore non protagonista a J. K. Simmons).
“Whiplash” rispecchia un certo modo la stessa esperienza vissuta dal regista. Chazelle infatti è stato un promettente batterista presso la Princeton High School. La pressione per l’alto livello qualitativo richiesto alle sue capacità sfociava spesso in ritrose competizioni verso gli altri allievi. In questa pellicola, il regista mette a nudo la propria emotività realmente vissuta in quegli anni, con le angherie subíte per eccellere nei risultati. Chazelle ha sempre fatto della musica il denominatore comune dei suoi film e “Whiplash” antecedente a “La La Land” ha aperto la strada sensoriale che accomuna la settima arte alla musica. Andrew è lì, in prossimità della fine della bacchetta. Il burrone davanti a lui è il monito per la riflessione per eseguire il grande balzo o fermarsi fino a dove è giunto. L’abito elegante è lo stesso che indosserà al concerto finale, alla resa dei conti per una rivalsa contro Fletcher. La solitudine contemplata nello sguardo verso il vuoto è la stessa che sentirà sul palco. Il buio della sala contro l’arancione delle luci che si riflettono sugli ottoni, sono i pochi elementi che distaccheranno le sue emozioni contro la perfetta esecuzione del brano. Sullo stage il pubblico diventa un nero oceano con bagnanti invisibili, facendo rimanere solo il protagonista con il proprio strumento. Lo sfondo del poster richiama l’illuminazione soffusa, un occhio di bue che inquadra solo Andrew, mettendolo irrimediabilmente in discussione verso un destino ignoto e avverso.
Molto interessante è il parallelismo con la copertina dello stesso cromatismo del libro “The first book of jazz” scritto e illustrato da Cliff Roberts. Il background arancione sullo sfondo è di una tinta che rappresenta l’armonia interiore e la fiducia in sé stessi, la carica necessaria che servirebbe a Andrew per superare il limite della prestazione al concerto.
L’arancione è anche il colore del secondo Chakra che dona il potere della creatività e della conoscenza. Probabilmente Chazelle, reduce dal proprio vissuto, ha deciso appositamente di circondare il protagonista con un colore che potesse trasmettere ottimismo e positività, per un lieto fine.
Sara “Shifter” Pellucchi