Anno d’uscita: 1976
Regia:
Martin Scorsese
“Taxi Driver”
,  lungometraggio uscito nel 1976, è un pilastro della storia del cinema. L’opera audiovisiva diretta da Martin Scorsese ha ottenuto 4 candidature a Premi Oscar, è stata premiata al Festival di Cannes, ha vinto due David di Donatello e ha ottenuto due candidature ai Golden Globes. Il film traccia in maniera intima il psicodramma di un veterano del Vietnam alienato e solo nella gigantesca e anonima New York. Seguendo la tradizione del cinema noir il personaggio principale, Travis Bickle, brillantemente interpretato da Robert De Niro, è un classico anti-eroe in conflitto. Per poter decifrare in chiave artistica il linguaggio visivo della locandina è utile confrontarsi sia con la trama che con il visual storytelling dell’opera cinematografica.

Tormentato dall’insonnia il veterano del Vietnam Travis decide di trascorrere molte delle proprie notti come tassista. Il lavoro gli darà la possibilità di osservare bene la città di New York e di avvertirne la decadenza. Senza veri amici e alla ricerca di uno scopo nella vita si invaghisce di un’ affascinante segretaria di nome Betsy, che lavora per la campagna elettorale di un noto uomo politico.
Travis le chiede di uscire. Betsy incuriosita accetta, ma ben presto il protagonista rovinerà il corteggiamento invitanola al cinema, che scoprirà essere a luci rosse. Duramente rifiutato, Travis si rinchiude definitivamente in sé stesso. Da quel momento il film racconterà una claustrofobica discesa nel baratro della solitudine e della pazzia, fino a giungere al climax della pellicola.
Travis svilupperà infatti una reazione, un’estremo ideale di giustizia che lascerà sfociare in una violenza primordiale e liberatoria; dapprima tenta invano di uccidere l’uomo politico per il quale lavora Betsy, poi compie una carneficina nella missione di liberare contro suo volere la giovanissima prostituta Iris (Jodie Foster), conosciuta precedentemente durante una notte di lavoro. In seguito, mentre sta arrivando la polizia, Travis tenta di suicidarsi fallendo, perché le sua arma è ormai priva di munizioni.
Il film termina in maniera ambigua, con immagini che mostrano frammenti di quotidiani appesi al muro, uniti alla lettera spedita dai genitori di Iris che lo ringraziano per aver liberato la loro figlia. L’anti-eroe parrebbe dunque essersi trasformato in un acclamato eroe della città, tanto che pure Betsy sembra di nuovo interessata a lui. Ma quando lei sale sul suo taxi, egli resta sulle sue, le offre la corsa, poi quando lei si allontana la osserva nervosamente con lo specchietto retrovisore. Uno scatto d’avvicinamento della sua testa verso lo specchietto fa intuire che Travis ha notato qualcosa che lo coinvolge fortemente, senza che questo qualcosa venga rivelato allo spettatore.

Lasciando spazio di interpretazione sul significato dell’epilogo, ovvero se tali sequenze siano realtà, una fantasia o addirittura un’allucinazione di Travis, Scorsese rimane fedele al leitmotiv narrativo della pellicola: lo spettatore è condannato a rimanere prigioniero dell’enigma, non solo quello di Travis, ma di tutta la storia (epilogo aperto).

Il mood board visitabile sul sito http://www.film-grab.com testimonia l’abilità del direttore della fotografia, Michael Chapman a spingere l’emotività e l’aspetto delle immagini verso una cupezza angosciante tendente al verdastro. Nonostante le molteplici insegne luminose di New York inquadrate e i colori vivi degli anni’70, non ci ritroviamo in un look d’immagine rivolto a glamour e allegria.
Non risulta dunque sorprendente che la locandina del film riprende proprio il verde come eyecatcher: illuminata con luce drammatica laterale, la giacca militare varie volte indossata da Travis durante il film, è al centro dell’immagine. Nella teoria del colore il verde è spesso associato a veleno.
Collocando il taxi giallo proprio dietro di lui a metà altezza della sua figura e con la distanza giusta vediamo evocata una croce. Come tutti sappiamo, nella cultura occidentale, la croce è un simbolo associato alla morte come pure, in senso cristiano-religioso, alla speranza.

Molto importante è la posa di Robert de Niro. Lo sguardo volto leggermente alla sua destra, sembra rivolgere la sua attenzione verso un qualcosa o un qualcuno fuori campo. Con questa efficiente tecnica viene abilmente evocato il disagio di un personaggio alla ricerca di qualcosa, la sua natura enigmatica e forse pericolosa.

Lo schema colore rosso-verde-giallo-ciano della fotografia con le sue sfumature si integra bene nella color palette dell’opera cinematografica. Inoltre la giacca verde e la camicia rossa sono in contrasto complementare, la tecnica per evocare drammaticità e bellezza. Come accennato sopra, il film è spesso ambientato di notte e vive di tonalità scure. Le sequenze a ritmi ipnotici e suoni di Jazz contribuiscono a narrare l’abisso psicologico in divenire.

La scelta per la locandina di fare posare De Niro in una scena notturna risulta dunque quasi dovuta, come pure l’evocazione della solitudine, che viene raggiunta evitando la comparsa di qualsiasi altra figura vivente nell’immagine. La profondità di campo della fotografia, rafforzata da molte fonti luminose presenti nei diversi piani dell’immagine dietro alla figura umana, contribuisce a dare un carattere o look tipicamente cinematografico.
I giochi tra luci e ombre, le cui cause non risultano decifrabili nella loro totalità, rispecchiano invece le atmosfere delle luci confuse di New York che si percepiscono nel guardare e ammirare questa potente opera audiovisiva.
Giustamente, la affiche evita riferimenti alla trasformazione dell’aspetto fisico del personaggio principale nell’ultima parte della pellicola. La follìa finale e primordiale di Travis viene infatti potenziata visivamente con il nuovo taglio di capelli. Si tratta della cresta degli irochesi “mohawk”, un popolo di nativi americani con la fama di essere stati spietati e crudeli guerrieri. L’acconciatura che in Italia inizialmente venne erroneamente chiamata “alla mohicana” diventerà poi uno dei simboli più importanti del movimento di rivolta giovanile punk alla fine degli anni’70 e inizio anni’80.

La trasformazione elabora e riflette un fatto storico molto importante per il film. Infatti, a causa della cultura pacifista degli hippie, il movimento che ha rivoluzionato le società occidentali a partire dell’anno 1969, i veterani del Vietnam si sono visti perdere l’aura dell’eroe della patria. Tornando a casa, oltre a patire i traumi della guerra, si dovettero rendere conto, che per una grossa parte della società, i soldati erano innanzitutto strumenti di morte, senza onore. Acconciandosi i capelli in tale maniera Travis torna a essere quello che era stato, quando era partito in Vietnam: un guerriero, che pensava di essere apprezzato e stimato per il suo sacrificio.
La locandina di “Taxi Driver” si mostra dunque come un’opera d’arte altamente evocativa, il cui linguaggio visivo ci prepara alla trama e alle sensazioni principali e predominanti del film, senza però cadere nella tentazione di rivelare troppo!
Fabian Von Unwerth