Eh… “nostalgia canaglia”, già. Nostalgia magari anche del genere fantasy nei suoi exploits meno recenti?… Sicuro. E chi tra voi è nato nei primi anni’80 ne ricorderà di certo qualche esempio. Nel 1982 comparve infatti sul grande schermo “Conan il Barbaro” per la regia di John Milius: trampolino di lancio internazionale per l’attore Arnold Schwarzenegger. L’anno successivo toccò invece a “Krull”: film meno fortunato in termini di popolarità, ma comunque suggestivo, e che contava a propria volta nel cast un non ancora affermato Liam Neeson. Viceversa, aveva già una fama consolidata l’attore Val Kilmer, quando fu chiamato a interpretare l’avventuriero Madmartigan in “Willow”: altra pellicola epico-fantastica, uscita con successo nel 1988.
Tutti questi esempi, e numerosi altri che si potrebbero citare, dimostrano che nel corso degli anni’80 il genere fantasy era in pieno vigore cinematografico. Occorrerà aspettare fino ai primi anni 2000 per assistere di nuovo a una sua popolarità così diffusa tra gli spettatori, grazie alla trilogia de “Il signore degli anelli”. Bisogna però precisare che, in campo musicale, il “ritorno di fiamma” tra il pubblico e il fantasy era già in corso prima che Sauron tentasse di conquistare i cinema, oltre che la Terra di Mezzo. Il genere heavy-metal stava infatti vivendo agli sgoccioli del secondo millennio un periodo nuovamente florido, dopo una fase di relativo oblìo perdurata negli anni’90. Questa “rinascita” ebbe come principali avanguardie band che attingevano a piene mani proprio dall’immaginario fantasy per le proprie composizioni.
L’utilizzo di queste tematiche non fu una novità assoluta all’interno dell’heavy-metal: se ne erano visti (e sentiti) numerosi esempi già negli anni ’80. Tuttavia, mai come in precedenza il “metallo di fine millennio” ebbe una vena epico-fantastica così marcata e immediatamente riconoscibile. Perciò, all’arrivo degli eroi di Tolkien nelle sale cinematografiche, gli appassionati della Terra di Mezzo avevano già le “orecchie allenate” alle vicende e agli scenari che di lì a poco avrebbero ammirato sugli schermi.

Alcune band italiane ebbero il ruolo di apripista in questo fenomeno musicale: nel lustro a partire dal 1997, infatti, gruppi tricolori come Rhapsody, Drakkar, Thy Majestie, Heimdall, e numerosi altri divennero un vero e proprio riferimento per i patiti di saghe eroiche in musica. A distanza di più di vent’anni, l’ambito tematico, le atmosfere, “l’impatto” di queste band non sono tramontati. Tutt’altro: alcune di esse sono ancora in attività, e “nuove leve” si sono aggiunte. L’intervista che potrete leggere nelle prossime righe avrà per protagonista proprio una di queste formazioni di nascita più recente: i friulani Crystal Skull. Infatti, attraverso le parole del polistrumentista Claudio “The Reaper” Livera, fondatore della band, e perciò diretto protagonista del genere, scopriremo di più riguardo questo mosaico di suoni, immagini, e soprattutto atmosfere che è l’epic-fantasy metal. Cominciamo senz’altro…
Benvenuto su Art Over Covers, Claudio! Il disco d’esordio della tua band intitolato “Ancient Tales” è stato pubblicato lo scorso giugno: puoi descriverci il percorso che ha portato a questo primo risultato? Come è nato, e come si è sviluppato, il “progetto Crystal Skull”? Ciao, Paolo, grazie a te e Art Over Covers per l’opportunità di raccontare il mio lavoro. Il progetto Crystal Skull nasce a distanza di molti anni orsono (ahimè): parliamo ormai di 13/14 anni fa. All’epoca suonavo nei Black Raven (chitarrista, Heavy Metal) e nei Violent Assault (bassista, Black/Thrash Metal), però sentivo l’esigenza di fare qualcosa di ancora più mio. La mia visione di base era quella di creare un sound potente e veloce, ma allo stesso tempo molto epico e visionario. Originariamente volevo formare una vera e propria band, in verità. Però gli eventi e la mancanza di amanti di questo genere (di nicchia) nella mia zona mi hanno portato a cambiare completamente rotta, fino a trovarmi agli antipodi rispetto all’idea iniziale. Dovetti infatti virare e prendere la via del lavoro da solista, e all’inizio non fu per niente facile. Mi sono dedicato molto alla prova di scrittura e alla registrazione delle canzoni in casa, scoprendo giorno dopo giorno che il lavoro svolto era sempre migliore, e che i pezzi prendevano vita così come li avevo immaginati. Purtroppo, nel frattempo ho avuto molti intoppi tecnici e non, che mi hanno più volte portato a mettere in pausa il lavoro, e che però non mi hanno mai fatto demordere dal mio obiettivo. Il lampo che fece risplendere di nuovo il mio progetto fu quando, durante le riprese del disco dei Sacro Ordine dei Cavalieri di Parsifal “Heavy Metal Thunderpicking“, spiegai il mio progetto a Marco Falanga (Moonlight Haze) che ci registrava il disco. Subito mi fece capire che c’erano tutti i mezzi per riuscire a registrarlo e a portarlo alla luce. Da lì iniziammo la selezione dei pezzi più validi (all’epoca dovevo fare una scrematura tra una trentina di canzoni, ahahah!); poi passammo alle registrazioni e a tutto il resto della produzione.

A livello strettamente musicale, direi che le canzoni dell’album hanno “una fibra” molto robusta, che non a caso cita tra le sue influenze il genere power-speed-metal in voga in Germania negli anni’80 e ’90. Considerando che numerose altre band metal concentrate su tematiche fantasy esaltano invece la componente sinfonica dei loro brani, il tuo progetto ha un chiaro tratto distintivo. Ci puoi raccontare le ragioni di questa scelta?
Diciamo che, più di una questione di scelta, è stato il cuore a parlare. Io sono cresciuto con i dischi dei Blind Guardian (“Follow The Blind”, “Tales from the Twilight World”, “Imaginations from the Other Side”…), dei Running Wild (“Masquerade”, “Blazon Stone”, “Black Hand Inn”, “Pile Of Skulls” ecc), dei Gamma Ray (“Land of the Free”, “Somewhere out in Space”), Helloween (“Keeper of the Seven Keys” 1&2, “Walls Of Jericho” ecc), dei Rage (“Black In Mind”, “The Missing Link”, “End of All Days”), Grave Digger (“The Reaper”, “Heart of Darkness”), ecc. Questi dischi mi hanno sempre accompagnato nella mia lettura preferita: il fantasy. Poi, io non sono mai stato un grande amante delle band più sinfoniche: a parte alcune, le altre tendono ad annoiarmi dopo due, tre canzoni. Credo che il “Fantasy” Metal non debba per forza essere sinfonico. Ad esempio: molte band negli anni ‘80 trattavano testi incredibilmente fantasy e suonavano un roccioso heavy metal senza tastiere o cori femminili.

Addentriamoci ora nei testi. “Ancient Tales” è il primo capitolo di una trilogia incentrata su un mondo fantastico minacciato da un potere maligno. Tre avventurieri si oppongono alla catastrofe con il loro coraggio… Questo schema narrativo mi ricorda romanzi come “La Spada di Shannara” per l’iniziale divisione manichea tra “luce “ e “ombra”, nonché per la “cerca” dei protagonisti che assume presto anche i caratteri di una crescita psicologica, man mano che le scelte hanno luogo e che le certezze sono poste alla prova. Senza voler anticipare troppo, Claudio, ci puoi dire se anche i personaggi di “Ancient Tales” vivono, o vivranno, un’evoluzione di questo tipo?
Ahahah, mi hai beccato, Paolo! Scherzi a parte: “La spada di Shannara” è stato il libro che mi ha aperto il cuore alla letteratura fantasy! Prima però di raccontarti un po’ dei tre personaggi del mio racconto, devo precisare una cosa. Mentre la prima stesura del disco (nel lontano 2009/2010)  aveva una pura struttura continuativa nella narrativa della storia, “Ancient Tales” è invece una “raccolta” di pezzi scritti dal 2007 al 2017. Per questo, come narra la voce nell’introduzione del disco, ascoltando questo album è come se ci trovassimo davanti ad un vecchio saggio, che lentamente sfoglia un antico e rovinato libro impolverato. Quando egli riesce a decifrare le scritture, ci narra le gesta dei nostri tre personaggi. Tornando però alla tua domanda, ti confermo che è mia intenzione farli evolvere e cambiare lungo i tre capitoli. Qualcuno affronterà grandi dolori e traumi, altri invece acquisteranno nuovi poteri che però andranno ad influire sul personaggio medesimo. Si inseriranno anche nuove figure e l’ambientazione stessa potrebbe variare. Ma su alcuni aspetti non ti svelo troppo; altrimenti ti spoilero già il nuovo disco (in fase di registrazione). Posso però raccontarti che i nostri tre personaggi principali, così diversi l’uno dall’altro, sono stati riuniti dal fato (o dal caso: lascio a voi la scelta, ma solo dopo l’uscita del terzo ed ultimo capitolo). Infatti, questo trio ben assortito si incrocia per caso nella fuga dopo la caduta di Enrilith, capitale del regno di Arendal, successivamente al massiccio attacco delle truppe di Am-Aras. È così che Regdar Dundragon (proveniente dalla valle del Sultar Tur ove si levano le 4 torri della magia di Gundor), Turok (Nano guerriero fiero e potente di Whitestone, città dei nani alle basi delle montagne di confine con le wasteland: una terra abitata da morti e spiriti antichi) e la guerriera mezzelfa Raven Erevyn (cacciata da bambina con la madre da Tarlington: regno degli Alti Elfi dei Boschi di Flowerhill) si uniscono, ed insieme partono alla ricerca dell’unico potere in grado di sconfiggere Am-Aras (uomo mezzo spettro nato sull’isola dei Re Morti, e che poi ha creato il suo regno sull’isola di Skelside). Ti garantisco che in questo viaggio vivranno ed attraverseranno ogni sorta di avventura.
Nella nostra intervista non può certamente mancare l’illustrazione di copertina… Leggo nelle note accompagnatorie che l’artwork di “Ancient Tales” è stato realizzato da Fabio Babich, artista conosciuto, tra l’altro, per il suo contributo ai disegni della serie a fumetti fantasy “Dragonero” pubblicata da Sergio Bonelli Editore. Difficile immaginare un illustratore più indovinato, visto il soggetto portante di “Ancient Tales”. Come è nata la vostra collaborazione?
Io e Fabio ormai ci conosciamo da anni: fu lui a creare il logo e le copertine dei lavori dei Black Raven nel lontano 2007. Già allora era un disegnatore incredibile. Gli bastava una matita ed un tovagliolo per creare delle opere incredibili!!! Quindi, non ho cercato nessun’altro per dare un volto ed un’ambientazione al mio disco. Pensa: sono disposto anche a posticipare l’eventuale uscita del prossimo disco, pur di avere le sue matite per le prossime copertine. Inoltre, ci capiamo al volo. Quando gli spiegai il mio progetto ed i personaggi del concept, non servirono neanche prove per trovare i soggetti giusti: a parte qualche modifica che aggiunsi in seguito, centrò la mia idea al primo colpo. Che dire… un artista incredibile che meriterebbe molto più successo a mio parere.
E, correggimi se sbaglio, l’immagine sulla cover dovrebbe rappresentare proprio i tre eroi impegnati nel conflitto di cui abbiamo parlato poco sopra. Di certo, le rovine in fiamme sullo sfondo e il paesaggio soffocato dal buio polveroso trasmettono un senso di ansia… La luce bluastra, poi, oltre a dare un ulteriore tocco gelido, evidenzia alcuni particolari dell’illustrazione che sono protagonisti nelle canzoni, giusto?…
Hai pienamente ragione: era proprio quello che volevo ricreare! La copertina stessa rappresenta il loro primo incontro nella fuga dopo la caduta di Enrilith (il castello che brucia e cade alle loro spalle), e la scelta dei colori è nata proprio per dare questa sensazione agli ascoltatori. Non volevo una copertina tutta “sbriluccicosa” e allegra… Alla fine hanno poco da stare allegri i nostri tre eroi! Doveva trasmettere il senso di oppressione e caduta dovuti alla malvagità di questa guerra: un senso di oscurità. Però doveva, allo stesso tempo, infondere anche quella piccola lucentezza elettrica che porta la speranza di non mollare e riuscire nel proprio intento.

Abbiamo toccato l’argomento dei colori; perciò permettimi di approfittarne per porti una domanda “di curiosità” che è diventata una costante nelle nostre interviste: hai un colore preferito, o che credi sia il più idoneo da accostare alla tua interpretazione della musica?
Questa è una domanda difficile così a bruciapelo, quindi, te ne dirò tre. Come colore principale sceglierei il verde: rappresentazione del viaggio e dell’avventura, ma anche della speranza, dei buoni propositi e dei buoni sentimenti. Però, subito sotto in secondo piano (di poco), ti direi il rosso, per simboleggiare la furia e la forza di una battaglia, la passione e la dedizione anima e corpo ad un obiettivo. Infine il nero, perché il male e l’oscurità non possono non esistere. Anche nel libro fantasy più ottimistico il male non muore mai: magari si nasconde e lavora nell’ombra della notte, ma è e sarà sempre presente.

Parlando sempre di copertine, ma concepite per altri musicisti: ti è mai capitato di acquistare un disco solo perché l’immagine della cover ti avesse particolarmente attratto? Se sì, quale, o quali?
Sì, sicuramente mi è successo. La copertina è un primo biglietto da visita che sta a simboleggiare quello che poi sarà il contenuto del disco. Ammetto anche, però, di aver preso delle gran bidonate certe volte, per essermi fatto “comprare dalla copertina”. Soprattutto 15/20 anni fa quando non potevi ascoltarti il disco su Youtube o Spotify, e quindi magari salvarti da dischi orribili (ahahah). Però, in primis, un disco che ho amato e che amo ancora tantissimo, e che comprai assolutamente per la copertina, fu “Champion Eternal” dei Domine. All’epoca ignoravo chi fossero, ma fu amore al primo ascolto!!! Poi potrei nominarti i Seventh Avenue con il loro secondo disco “Tales of Tales”: un disco che ascolto con molto piacere ancora oggi; gli Iced Earth con la raccolta “Days of Purgatory” (non li conoscevo all’epoca, lo ammetto); i Wizard tedeschi con “Bound By Metal”; i Morgana Lefay con “Maleficium”; e molti altri che al momento non rammento.
Quali sono state finora secondo te le copertine migliori realizzate da artisti dell’illustrazione diversi da Fabio Babich?
Domanda complicata da affrontare in poche righe, anche perché si alternano a seconda del momento, e quindi non posso dirti le mie preferite in assoluto. Posso dirti che adoro tutte quelle disegnate da Andreas Marschall! Lui ha fatto dei lavori incredibili, e praticamente ha disegnato il 90% delle copertine dei miei dischi preferiti in assoluto (Blind Guardian, Running Wild, Grave Digger, Hammerfall, Rage, Scanner, Sodom, U.D.O. ecc). Inoltre, come non parlare delle copertine dei Cirith Ungol?! E qui allora devo necessariamente nominare Michael Whelan (Cirith Ungol, Obituary, Sepultura, Sacred Rite, Smoulder). Anche lui è un artista incredibile. Poi, non saprei… Devo dire che dal 2000 in poi molte copertine sono state create o disegnate con il computer, e sinceramente non mi piacciono per niente. Non rendono come una tavola disegnata a mano: non c’è storia!! Poi, ci sono delle copertine alle quali sono più legato in maniera sentimentale, ma magari come disegno non raggiungono alti livelli. Vedi i Manilla Road con “Crystal Logic”, “Open The Gates”, “The Deluge”, “The Courts OF Chaos”; gli Iron Maiden di “Somewhere in time”; i Gamma Ray di “Land Of The Free”, gli Helloween di “Future World” (pdk). Ma di sicuro al momento mi sto dimenticando qualche titolo…
Per completare il quadro, non mi resta che chiederti quali siano, in generale, i tuoi artisti o fotografi preferiti…
Se parliamo di arte in generale, sono un po’ carente, lo ammetto. Non seguo molto gli artisti della pittura e della fotografia, e quindi non posso nominarti i miei autori preferiti. Posso confessarti che adoro le foto in bianco e nero: trovo che abbiano delle sfumature ed un carattere magico. Credo che certe volte i colori portino a distrarre l’attenzione da molti dettagli, mentre con il B/N ti arrivano subito.

Ci avviamo alla conclusione dell’intervista… e diamo magari spazio ora ad un argomento “a monte” che passa spesso inosservato. Generalmente lo si definisce “fantasy metal”, come se fosse un genere musicale che attinge i propri temi sempre dallo stesso “contenitore omogeneo”. Secondo questa premessa, ci si aspetterebbe ad esempio “sempre i draghi”, “sempre le armi magiche”, etc. Invece le fonti d’ispirazione, anche solo a livello di narrativa scritta, sono molteplici e variegate: Michael Moorcock non è sovrapponibile a J. R. R. Tolkien, che non è a sua volta sovrapponibile a Robert E. Howard. Nel tuo caso, Claudio, quali sono stati nello specifico gli scrittori, autori cinematografici, o artisti di vari ambiti che hanno influenzato la “tua” idea di fantasy?
Essendo nato il mio amore per questa corrente letteraria con “La Spada di Shannara”,  sicuramente sono portato più per uno stile classico, di cui Tolkien è il rappresentante supremo. Seguo tutt’ora Terry Brooks, e, anche se le prime trilogie sono le più belle, mi  ha molto appassionato come ha proseguito la storia del mondo di Shannara (La serie tv è terribile, però, ahahah). Anche le altre saghe che ha scritto non mi sono dispiaciute, anche se inferiori a Shannara. Moorcock, l’ho scoperto tardi, ma la sua saga di Elric è qualcosa di incredibile. Un vera rivelazione! Un anti-fantasy visionario (se mi passi il termine), e mi piacerebbe molto che un giorno ne venisse tratta una serie TV in stile “Game of Thrones”!!! Non posso non nominare poi “La ruota del tempo” di Robert Jordan: anche lui molto diverso dagli altri autori nominati, ma comunque ha creato una saga stupenda. Un altro autore che mi ha “cresciuto” è stato Stephen King, di cui amo tutti i  vecchi lavori, benché abbia toccato l’apice con “La Torre Nera”. Un’avventura fantasy fuori dai canoni classici, ma che comunque racchiude lo spirito e l’anima del fantasy classico. Sicuramente,  poi, la saga di Dragonlance, la prima trilogia di Licia Troisi (ho ancora oggi un amore incredibile per il personaggio di Nihal). Una menzione super speciale, però, devo farla ad un eterno maestro: E.A. Poe, e al suo “allievo” H.P. Lovcraft!!! Nel mondo del cinema, purtroppo, il fantasy non è mai esploso veramente; almeno non l’ha fatto fino all’uscita del “Il Signore degli Anelli”. Quindi, di film puramente fantasy, ce ne sono pochi, se non i classici (“Ladyhawk”, “La Storia Fantastica”, “Excalibur”, “I Goonies”, “Conan”, ecc). Se invece guardiamo più un aspetto generale, sicuramente i film di S. Leone, Romero, Spielberg, Kurosawa, Carpenter, Burton, Nolan.

Domanda semiseria a bruciapelo: i “Crystal Skull” sono chiamati a suonare da headliner a Eternia davanti al Castello di Grayskull. Sul più bello, Skeletor tenta per l’ennesima volta di irrompere nella fortezza… Sospendi il concerto per assistere all’assalto, o prosegui e magari suoni anche “Open the Gates” dei Manilla Road per incoraggiamento? 
Non vale, Paolo, questa è una domanda a “tracobetto”, ahahah!!! Diciamo che si potrebbe fare che prima lo aiuto nell’assalto, e poi tutti insieme, armati di boccali di birra, intoniamo insieme al pubblico tutta la discografia dei Manilla Road!!!
Siamo già arrivati purtroppo alla fine dell’intervista. Un ringraziamento maiuscolo a te, Claudio, per la tua disponibilità. Prego: a te le righe finali in piena libertà di espressione…
Innanzitutto, lasciami ringraziare te, Paolo, e Art Over Covers per l’intervista e la possibilità di mettere in mostra il mio primo lavoro: vuole dire molto per me! Ci tengo a ringraziare ancora, e non mi stuferò mai di farlo, Maurizio dell’Underground Symphony Records, per aver creduto nel mio lavoro e nella mia musica! Infine, voglio salutare e ringraziare tutti gli amici che mi hanno aiutato nel portare alla luce questo primo capitolo: siete stati grandi! Lasciami aggiungere che non ci metterò altri dieci anni per fare uscire il prossimo capitolo (ahahah, speriamo), perché il secondo disco è già pronto a livello di canzoni, e le registrazioni sono cominciate un mese fa; quindi spero in un anno di riuscire a pubblicarlo. Un saluto a tutti i lettori di  Art Over Covers!!! Stay Heavy…STAY METAL!!!

May the Lords of Crystal ride with you…
…May The Lords Of Skull rise again!!!
 
Claudio “The Reaper”