Anno d’uscita: 1972
Sito web:
http://www.johnlennon.com/
«Molte persone si esprimono giocando a calcio nel weekend o gridando. Ma io sono qui a New York e, se sento parlare di tredici persone morte ammazzate in Irlanda, reagisco immediatamente. Ed essendo ciò che sono, reagisco con un tempo in 4/4 ed un assolo di chitarra in mezzo».

Questa affermazione di John Lennon è rappresentativa del suo atteggiamento nei primi anni Settanta e del suo desiderio di prendere posizione nei confronti delle problematiche sociali e politiche del suo tempo. Tale fase della vita dell’ex Beatle è raccontata nel documentario “The US vs. John Lennon” di David Leaf (2008), che testimonia come l’amministrazione Nixon considerasse John un personaggio scomodo per le sue idee antiautoritarie.  E “Some Time in New York City”, album del 1972, rappresenta un atto di accusa da parte del musicista nei confronti del governo statunitense e delle sue istituzioni.

L’intento di Lennon è evidente fin dalla programmatica copertina del disco, concepita in forma di prima pagina di un quotidiano dove compaiono, al posto degli articoli, i testi delle canzoni, ognuna delle quali fa riferimento ad avvenimenti e personaggi dell’epoca. Si tratta di un’ulteriore conferma del fatto che John e Yoko, fin dalla campagna mediatica del bed-in del 1969, volessero esprimere le loro idee sugli eventi del proprio tempo, sia militando a modo loro nel movimento pacifista, sia assumendo posizioni più radicali nei confronti di tematiche quali l’oppressione delle donne, i diritti dei neri, la questione irlandese e le condizioni dei detenuti nelle carceri. Abituati a fare notizia e a finire sulle prime pagine dei giornali, i due decisero di appropriarsi, ancora una volta, dei mezzi di comunicazione, creando un proprio “notiziario” in cui le canzoni potessero diventare veicoli delle loro opinioni e della loro protesta conto le ingiustizie che li circondavano.

Lennon
e Ono, dopo essersi trasferiti negli Stati Uniti nel 1971, avevano stretto legami con gli esponenti della controcultura e con personaggi della sinistra newyorchese. Furono infatti contattati dagli attivisti Abbie Hoffman e Jerry Rubin e, il 10 dicembre dello stesso anno, presero parte al concerto in favore della liberazione di John Sinclair, imprigionato per possesso di marijuana. Si pronunciarono poi contro l’incarcerazione di Angela Davis, figura chiave del movimento per i diritti degli afroamericani, e contro la dura repressione attuata contro la rivolta dei detenuti nel carcere di Attica ,che ebbe luogo il 9 settembre 1971. Ricordiamo che Sinclair venne rilasciato tre giorni dopo il concerto a lui dedicato da Lennon.
Tra la fine del 1971 e i primi mesi del 1972 la coppia entrò in studio di registrazione per realizzare un album dai forti contenuti politici, con brani dedicati ai personaggi sopra menzionati e ad altri argomenti di attualità. Qualificandosi come “disco di protesta”, esso non ottenne riscontri favorevoli di critica e pubblico e negli anni è stato considerato uno dei lavori meno riusciti di Lennon, pur contenendo brani di spicco come le trascinanti “New York City” e “Woman is the Nigger of the World”. In effetti alcuni pezzi, strettamente legati agli eventi del periodo, possono apparire come “instant songs”, che potevano avere senso in quel momento storico, ma sono significativi più come esempio di impegno politico e sociale da parte di John e Yoko che per l’aspetto musicale vero e proprio. Inoltre, i testi a volte ribadiscono il messaggio pacifista di “Imagine”, talvolta invitano alla disobbedienza civile o non lesinano termini offensivi, ad esempio “pigs” e “bastards”nei confronti degli inglesi.

Al di là di queste considerazioni, il lavoro si pone intenzionalmente come un tentativo di dare un immediato contributo a diverse cause, pertanto l’artwork in forma di quotidiano appare particolarmente appropriato. Il titolo del disco è scritto in caratteri gotici; a sinistra appare un’immagine con la foto del produttore Phil Spector all’interno della sagoma di una mela, con la didascalita “To Know Him Is to Love Him”, che cita un brano dei primi Beatles (“To Know Her Is to Love Her”). Nella posizione dell’articolo di fondo compare la scritta “John & Yoko/Plastic Ono band with Elephant’s Memory” (si tratta del  gruppo che li accompagnò in sala di registrazione e in alcune esibizioni dal vivo) con un’immagine della coppia. I vari “articoli” sono come si è detto, i testi delle canzoni: sul fronte, compaiono “Sisters o Sisters”, “Angela” (dedicata ad Angela Davis), “Woman is the Nigger of the World”, inno contro l’oppressione delle donne, e “We’re all Water”.Sul retro compaiono “New York City”, che descrive le vicissitudini della coppia dopo il trasferimento negli USA, accanto a “Attica State” e“John Sinclair”, brani riferiti agli episodi precedentemente menzionati. “Born in a Prison” di Yoko Ono affronta invece il tema delle varie forme di prigionia che la società impone sugli individui. Un discorso a parte meritano “The Luck of the Irish” e “Sunday Bloody Sunday” (gli U2 riprenderanno questo titolo per il loro omonimo brano), che affrontano lo spinoso tema della questione irlandese ed in particolare l’episodio della “domenica di sangue” del 30 gennaio 1972, in cui a Derry la polizia sparò su 26 civili. Da segnalare il fatto che Paul McCartney, qualche mese prima l’uscita del disco di Lennon , aveva a sua volta pubblicato il singolo “Give Ireland Back to the Irish” sullo stesso argomento e tale brano era stato censurato dalle stazioni radiofoniche per la sua esplicita presa di posizione nei confronti delle violenze subite dai manifestanti irlandesi.
All’interno della copertina gatefold sono presenti numerose immagini di John, Yoko e dei musicisti. Sulla busta che contiene il primo vinile viene riprodotto un annuncio pubblicitario che invita i giovani britannici ad arruolarsi nell’esercito, con evidente intento di denuncia che ribadisce il carattere “militante” e antimilitarista dell’operazione discografica.
Il secondo disco fu concepito come un “omaggio” ai fans, che potevano così assicurarsi due LP al prezzo di uno. Si tratta di una registrazione dal vivo che include i brani  “Cold Turkey” e “Don’t Worry Kyoko”, seguiti da una live jam cui prese parte anche Frank Zappa con i suoi Mothers of Invention. Tra i musicisti, oltre a George Harrison e Billy Preston, ricordiamo al basso Klaus Voorman, amico di John fin dai tempi di Amburgo e autore della copertina di Revolver (https://www.artovercovers.com/2019/09/05/revolver), e Jim Keltner alla batteria. La busta che contiene il live riproduce scritte e disegni autografi della coppia.
John e Yoko, visti I riscontri di critica e pubblico non particolarmente favorevoli, si resero conto del parziale successo dell’iniziativa. Il commento di Ono, a distanza di anni, fu comunque positivo: «Eravamo due ribelli ed eravamo orgogliosi di noi stessi. Realizzammo questo album ispirandoci a Kurt Weill e Bertolt Brecht». Probabilmente un disco analogo da parte di un musicista emergente sarebbe stato considerato diversamente, ma nei confronti di un ex Beatle le aspettative erano sempre molto elevate. Tuttavia “Some Time in New York City” è sicuramente un ulteriore elemento che permette di conoscere e apprezzare la poliedricità di un artista autentico come John Lennon.
Maria Macchia