Anno d’uscita: 1992
Regia:
Francis Ford Coppola
“Dracula”
di Bram Stoker è il capolavoro di Francis Ford Coppola tratto dall’omonimo romanzo. Per tutti gli amanti del genere horror/vampiristico rimarrà per sempre un fondamentale punto di riferimento, non solo per la narrazione ma anche per la moltitudine di riferimenti metaforici accostati che si commistionano durante la diegesi della pellicola. Un lungometraggio assolutamente completo di regole cinematografiche che evidenziano la filosofia e le peculiarità dei personaggi in modo esponenziale e al tempo stesso suggestivo.

Coppola ha dato un’ulteriore prova di maestrìa nel dirigere una storia così complessa ma anche così struggente. “Dracula” non è un film horror ma una storia d’amore intensa e infinitamente romantica e passionale, che riesce a far impietosire lo spettatore anche di fronte a un proditorio mietitore di morte come il conte Vlad, disposto a tutto pur di raggiungere il suo amore eterno. Quando si ama nulla più intorno esiste, e le vicende che si sono susseguite al fine del ricongiungimento con la propria amata spariscono in un secondo piano privo di rilievo. La locandina esprime perfettamente questa nozione, dove chi si ama si isola dal resto di tutto. L’egotismo del conte Vlad riesce a convogliare tutti gli elementi intorno a sé per un eterno ricongiungimento con Mina, e la coppia dà il suo fondamentale protagonismo centrale.
Il manifesto rappresenta una specie di porta che dirige verso un buio ctonio, ovvero, l’oscurità dove vive Dracula. Essendo un vampiro non può vivere sotto i riflessi dei raggi solari diurni, la sua esistenza eterna si svolge solo al crepuscolo e lì porterà Mina dopo averla fatta di nuovo sua con il morso della trasformazione.

Loro stanno lì, il conte (interpretato da un magnifico Gary Oldman) guarda fuori dall’immagine, come se avvertisse lo spettatore che il cambiamento è imminente, che sarà il punto di non ritorno, un’ultima occhiata prima di sparire per sempre. Mina (Winona Rider) è accanto a lui, abbandonata al suo amato che le sta accarezzando il petto, una mano sensuale risveglia i sensi, il solletico della passione che sta per cingerla e trasportarla in un nuovo mondo. Lei ha gli occhi chiusi, come se fosse ipnotizzata sotto il suo volere.

Stanno entrambi per intraprendere un ultimo viaggio. Intorno a loro è esposto il riassunto della vicenda, immagini di un riepilogo che mostrano gli altri personaggi coinvolti nella storia. Esiste una versione a colori del manifesto leggermente modificata, che fa riconoscere al meglio le parti.
Iniziando in basso a sinistra c’è l’immagine di Mina e Lucy che parlano serenamente, il fuoco delle crociate, il conte Vlad prima del ringiovanimento, le tre concubine del conte Vlad, l’acerrimo nemico di Dracula, Val Helsing, Mina con il suo amato Jonathan: prima vittima del conte che verrà rapito nel suo castello e poi ancora Mina sensuale, in tutto il suo splendore e infine i morti impalati dopo il passaggio del re di Valacchia. In alto un presagio demoniaco è posto sopra il concio di chiave dell’arco a tutto sesto che delimita l’insieme dei fotogrammi.

Un volto mostruoso con i denti aguzzi e con le orecchie di pipistrello sta al centro di due teste di lupo: sono gli animali in cui può trasformarsi un vampiro, come se il funesto presagio fosse segnato e facesse da ingresso al mondo oscuro e nefasto agli occhi dei mortali. Il punto di non ritorno a cui si rinuncia per un amore eterno. “Love Never Dies”.
Sara “Shifter Pellucchi