Anno d’uscita: 1931
Regia:
Friedrich Wilhelm Murnau
Quello che da molti è considerato il più grande regista del cinema muto e il più grande documentarista dell’epoca decisero di unire le proprie forze, non senza screzi sul set, e nel 1931 realizzarono “Tabù”. Il tedesco Friedrich Wilhelm Murnau, ingaggiato da Hollywood, decise di farsi affiancare da Robert J. Flaherty, per la realizzazione del suo ultimo capolavoro (il regista morì poco dopo le riprese in un incidente stradale).

Il film è una storia d’amore ambientata tra le isole della Polinesia Francese. C’è un giovane uomo che ama una giovane donna. Questo matrimonio però, per usare le parole manzoniane, “non s’ha da fare”. La ragazza difatti è stata consacrata alla divinità locale e quindi deve restare vergine. Toccarla equivale a infrangere il tabù che dà il titolo all’opera. I due giovani però infrangeranno le leggi locali, con conseguenze che anche a distanza di 90 anni non vanno comunque “spoilerate”.
La locandina originale, curiosamente, omaggia solo uno dei due protagonisti. Si tratta del giovane uomo, Matahi, che vediamo in tutta la sua prestanza mentre sta per lanciare una rudimentale fiocina e catturare un pesce. Il poster riprende la scena iniziale del film, quando ci viene presentato il protagonista. Non si tratta di un ragazzo qualsiasi, ma del miglior pescatore dell’isola. L’atletismo del suo interprete, che sorprese sia Murnau che Flaherty, è uno degli ingredienti principali di “Tabù”.

Gli alberi che si intravedono e i marosi che si frastagliano sulle rocce immergono lo spettatore nell’esotico mondo delle isole dell’Oceano Pacifico. Nel 1931 il fascino lontano della Polinesia garantiva spettatori in sala, dato che quasi nessuno dall’Europa o dall’America poteva permettersi un viaggio in aereo in quelle isole sperdute. L’assenza di quella “civiltà” che ora la globalizzazione ha diffuso in tutto il pianeta, negli anni’30 aveva ancora molte sacche di resistenza. I popoli oceanici erano ancora, salvo rari casi, non ancora interessati ai fenomeni migratori, quindi solo al cinema si potevano ammirare gli “indigeni” di quelle terre lontane.
L’atto di pescare, lo sforzo fisico e mentale per cercare di catturare con una semplice lancia un pesce, è uno dei migliori esempi dell’azione umana volta alla sopravvivenza della specie. L’uomo deve affilare l’attrezzo, colpire con forza e destrezza al tempo stesso, per uccidere l’animale e poter dare alla sua tribù del cibo.
Il protagonista di “Tabù” ha un fisico atletico, quasi fosse l’Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci, ed è perfettamente immerso nella natura, come il Walden di Henry David Thoureau. Matahi è l’uomo in perfetta simbiosi con la natura, come quello descritto da Julius Evola in “Rivolta contro il Mondo Moderno”, testo pubblicato solo tre anni dopo l’uscita nelle sale del film.

La locandina omaggia sia il regista Murnau, sia il suo collaboratore Flaherty. La loro collaborazione non fu facile. La prima parte del film pende più dalla parte dello statunitense, avendo un carattere maggiormente documentarista; nella seconda emerge il tocco di Murnau, con la l’azione che travolge la storia. Il risultato è comunque uno dei migliori film della storia del cinema. Stesso discorso per la locandina, volta a celebrare l’uomo nel fiore dei suoi anni, quando si avvicina a quella perfezione da cui i più restano lontani.
Leonardo Marzorati