Devo dire anzitutto che questa è un’intervista molto speciale, almeno per me, perché  ho l’onore di parlare e fare un po’ di domande al grande Oscar Giammarinaro, leader e cantante della band Statuto di Torino: moniker preso dall’omonima piazza dove erano soliti ritrovarsi i mods della città della Mole.
Gli Statuto vedono la luce nel 1983 e furono una delle primissime band italiane a suonare ska, anche se nel corso del tempo hanno abbracciato anche altri generi, legati sempre al mondo modernista come beat, soul, r&b, brit pop etc.
Sono tuttora musicalmente attivissimi e vantano all’attivo una ventina di album, tra studio, live e raccolte. Hanno iniziato con il suonare dal vivo ai raduni mod, per poi arrivare, dopo le prime demotape, i primi singoli, un album e un mini lp con la Toast Records, a firmare un contratto con la EMI per incidere il disco che li ha consacrerà al grande pubblico: “Zighidà”! Full-length che oltre a farli conoscere al di fuori del circuito Mod, li porterà a partecipare al più importante festival della canzone italiana, ovvero Sanremo, con il pezzo ironico intitolato “Abbiamo vinto il festival di Sanremo”.

Incideranno altre svariate raccolte di inediti restando sempre fedeli a quei generi tanto amati dai Mods, ma è con lo Ska che secondo me daranno il meglio di loro; ed è nel 1999 con “Riskatto” che gli Statuto ritornano al grande pubblico suonando moltissimo dal vivo. (Penso che sia il gruppo che ho visto di più in concerto in tutta la mia vita!)
La band comunque attraversa varie fasi, anche stilistiche, non mancheranno periodi di crisi, come quello del 2004 quando decisero di autoesiliarsi da Torino e quindi di non suonarci più dal vivo. Scelta dovuta dopo aver subìto un vero e proprio boicottagio da parte dei poteri forti della musica e della cultura torinese.

Musicalmente però rimarranno attivi sia in studio che da vivo nel resto d’Italia, continuando a sfornare sempre altri ottimi album, in particolare “Come un pugno chiuso” del 2007, dove Oscar e soci si cimentano in un disco di cover Northern Soul (genere amatissimo dai mods!) reinterpretate a modo loro. Una vera bomba! E molto bello, ma come del resto tutti i loro dischi; anche “Un amore di classe” del 2016 uscito per la Universal, un vero e proprio concept album (richiamando lo stile di “Quadrophenia” degli Who), che racconta la difficile storia d’amore tra Adamo, giovane mod di Torino, ed Eva, una adolescente di estrazione borghese.
Oscar si cimenterà anche nella scrittura con la pubblicazione del libro “Il migliore dei mondi possibili-storie di mods e degli Statuto” (che è anche un album del 2002), volume autobiografico che ripercorre oltre che la storia del gruppo anche la sua vita come Mod. Ha scritto degli Statuto anche Antonio Baciocchi (musicista, scrittore e Modfather italiano!) con il suo libro “Statuto 30-la ribellione elegante”.
Insomma, un gruppo importantissimo, come lo è Oscar che ha dedicato una vita intera al modernismo e a tenere viva la fede di questo movimento, sia musicalmente che attitudinalmente.

Ciao Oscar! Innanzitutto benvenuto su Art Over Covers! Quando ti sei avvicinato al modernismo?
Avevo scoperto i Madness dai video di “One Step Beyond” e “Bed & Breakfast Man”, poi è uscito “Quadrophenia” nei cinema e ho scoperto il collegamento con lo Ska e i Mods e pian piano ho approfondito a conoscenza dei Mods di piazza Statuto e mi sono scoperto Mod anche io.

Quanto è importante per te essere Mod? Ed esserlo oggi, nel 2020?
Esattamente tanto quanto l’8 agosto del 1982, giorno in cui, simbolicamente, ho avuto la totale consapevolezza di essere Mod.

Spiegaci cos’è l’estetica Mod. E se questo modo di intendere l’estetica si ripercuote non solo nell’abbigliamento ma anche in altri campi della tua vita, come ad esempio l’arte, la musica, l’arredamento, gli scooters etc.
Lo stile estetico dei Mods è sempre in evoluzione, consiste nel prendere prima di chiunque altro, il meglio, sia nell’abbigliamento, che nella musica. Fin dagli inizi il Modernismo è stato un mischiare l’estetica e i suoni degli afroamericani con il taglio dei vestiti e gli scooters italiani passando per la musica proveniente dalla Jamaica. Partendo dal Modern jazz si è arrivati fino al Power Pop britannico, generando sempre generi nuovi e originali.

“Vivere una vita pulita in circostanze difficili”. Ci spieghi cosa significa?
Che il vero ribelle non ha bisogno di vestirsi da straccione o da “eterno combattente”, ma si può essere veri ribelli anche vestendosi con stile ricercato ed eleganza. Così come nell’affrontare le avversità quotidiane, pur essendo di estrazione sociale proletaria, non rinunciamo mai alla lotta e non ci autoghettizziamo nella maniera più assoluta. Il sistema non cambia? E noi cambiamo noi stessi! Il sistema vuol sfruttarci? E noi invece sfruttiamo il sistema. Essere qualcuno per quello che si è e non per quello che si ha. È bello essere mod.

Hai sicuramente una collezione di dischi a casa, come è composta e da quali generi?
Ho tanti dischi, essenzialmente di Mod’79 e ska 2Tone. Credo di avere tutti gli album di Mod revival usciti dal 1979 al 1986.

Ci sono dei dischi ai quali sei più affezionato? E quali secondo te sono le copertine più belle che hai o che hai visto?
Sicuramente sono legato a “One Step Beyond” dei Madness e “Glory Boys” dei Secret Affair. Le copertine belle sono tante, citerei quella di “Alive Today” degli Underground Arrows (Mod band romana del ’79, una delle prime in assoluto in Italia!)

Qual è il primo Lp che hai comprato o che ti ha aperto la strada ai generi che tu ascolti oggi?
“One Step Beyond” dei Madness, l’ho ascoltato regolarmente almeno una volta al giorno per 2 anni.
Quando acquisti un disco, secondo te, è importante che la cover abbia un’immagine in linea ai tuoi canoni estetici?
Certo che la copertina è importante, ma la cosa più importante è la musica che esce dal vinile. E proprio riferito al vinile è bene sottolineare quanto sia più importante possedere un disco su”album”, un supporto completo ed effettivamente bello da vedere. In questo caso, la copertina diventa ancora più importante, ci sono copertine che per me sono diventati veri e propri “manifesti di vita” come quella di “One Step Beyond” dei Madness, “A face in the crowd” dei Merton Parkas o quelle di “Quadrophenia” sia come album degli Who o della colonna sonora del film.

C’è un album in particolare che desideri o che cerchi da molto tempo?
Direi di no, quelli che desideravo di più li ho tutti. Negli anni ho cercato e trovato tutti gli album dei gruppi del Mod e dello Ska revival , compresi quelli che mi hanno fatto un po’ più penare come per esempio il primo dei Jolt e quello dei Vapors.

Chi è l’artista o il personaggio che nel panorama musicale MOD ritieni importante e/o fondamentale per il tuo movimento?
Su tutti Ian Page e Dave Cairns dei Secret Affair, mi hanno ispirato la vita sotto tutti gli aspetti, poi Paul Weller (Jam, Style Council), genio musicale inarrivabile e Pete Townshend (chitarrista e mente degli Who!)

Quale è il tuo lavoro principale? Riesci a vivere di musica e quindi della tua passione?
Sarebbe suonare, ma visto il periodo, per fortuna faccio anche l’insegnante di musica nella scuola media e dal 1985 tendenzialmente riesco vivere con la mia musica, direi sopravvivere, col tenore di vita di un operaio, ma divertendomi molto di più, sono quindi un privilegiato!

Parlaci degli Statuto adesso e del perché è stato scelto questo nome. E ci dici quanto è importante la tua vita insieme al gruppo?
Piazza Statuto è, dal 1980, il luogo di ritrovo dei Mods di Torino e noi, fin da subito, abbiamo voluto darci una forte identità, gli Statuto esistono per far sapere che ci sono i Mods e far conoscere la loro (nostra) cultura. Per la mia vita gli Statuto sono uno dei mezzi più efficaci per fare Modernismo attivo.
Quali sono tati i momenti salienti e/o più importanti con la tua carriera nel gruppo? C’è un aneddoto in particolare che ti piace ricordare?
Uno dei momenti più esaltanti è stato quando abbiamo suonato a Firenze nel 1987, il pubblico ci conosceva appena ma sapeva che avevamo un suono tutto nuovo e riempimmo il teatro Mayakovsky, trascinammo tutti in canti e balli: fantastico! Gli aneddoti sono troppi, non saprei quale scegliere.

Frequenti raduni Mod? Quanto sono importanti questi eventi nella tua vita e per il modernismo?
Organizzo raduni Mod dal 1986 ininterrottamente e partecipo a più raduni ed eventi Mod in giro per l’Europa, impegni e soldi permettendo. Sono i momenti più belli e gratificanti, nonché divertenti della mia vita.

Come mai ad un certo punto della tua carriera musicale (o della tua vita) decidesti di scrivere il libro “Il migliore dei mondi possibili”?
Perché ritengo sia giusto lasciare per scritto la testimonianza di storie e persone veramente anomale, fuori dal normale e che hanno come base di partenza piazza Statuto Mod, realtà unica al mondo.
Il tuo rapporto con il pubblico come lo definiresti? Pensi che nel modernismo, così come nel punk o nello skinheaddismo, la distanza tra chi sta sotto e sopra il palco è come se non ci fosse?
Il pubblico degli Statuto non è composto da soli Mods, Il Modernismo non è un fenomeno di massa, il nostro pubblico è veramente eterogeneo, ciò detto, non ho mai avuto neanche lontanamente un rapporto da “star” con chi ci ascolta o viene ai concerti, è risaputo.

Hai amici skinheads? In tutti questi anni passati a suonare o in giro per raduni hai incontrato e fatto amicizia con le “teste rasate”?
Ho qualche grande e vero amico skin, nobile cultura di strada proletaria che ha nelle origini valori eccellenti. Infatti nella cultura degli Skins originali (non dopo il 1969 quindi) cii sono affinità estetiche con la cultura Mod, musicalmente nell’ascolto dello ska e del soul, nell’abbigliamento sotto parecchi aspetti, soprattutto nello stile maschile.

Ti piace il cinema? C’è una filmografia in linea con lo stile Mod? Se si, potresti consigliarci quale titolo?
Mi piace molto il cinema, di ogni genere e periodo. Riguardo la nostra cultura, “Quadrophenia” è davvero un film fenomenale, sotto ogni aspetto. Poi consiglio “Fumo di Londra” perché si vedono veri Mods a una festa, poi per l’estetica segnalo “Blow Up” e “Absolute Beginners”.
Ti lascio concludere lasciandoti libero di dire qualsiasi cosa. Inoltre, avresti dei consigli da dare a chi si avvicina oggi al modernismo o ad una sottocultura ad esso collegata?
La vita Mod è la migliore soluzione per vivere in questo pessimo sistema.