Quarto ed ultimo appuntamento dedicato a quell’artista geniale e visionario di Derek Riggs e dei suoi Easter Eggs nascosti nelle copertine degli Iron Maiden nei dischi anni’80. Vi consigliamo un ultimo ripassino prima di dedicarvi a questa conclusiva ed imperdibile lettura:
https://www.artovercovers.com/iron-maiden-iron-maiden-e-killers/
https://www.artovercovers.com/the-number-of-the-beast-e-piece-of-mind/
https://www.artovercovers.com/2020/07/15/powerslave-e-live-after-death/ e ora cari lettori ecco a voi…

“Somewhere in Time”
Anno d’uscita: 1986
Con “Somewhere in Time” ci si aspetta, vista la moltitudine di riferimenti e richiami presenti nell’artwork, un’intricata caccia tra le linee tracciate dall’autore per scoprire dove lo stesso abbia nascosto il custode felino di tombe e la propria immancabile firma. Delusione, niente di più semplice. Tutto nel lato frontale, quasi sono loro che ti chiamano ancora prima che li cerchi. Ma non finisce qui. Aguzzando un po’ la vista sul gatto, che sta sempre immobile a fissarti come faceva al cimitero, la vedi. Di nuovo l’aureola. Ma come, siamo “da qualche parte nel tempo” e questo gatto si ripresenta esattamente come l’abbiamo visto l’ultima volta? Però il petto e le zampe sono bianchi. Mmmh, qualcosa mi ronza in testa, dove ho già letto di questa cosa del gatto… Adesso abbiamo un altro mistero nel mistero. Sembra di essere in “Inception” (lil ungometraggio di Christopher Nolan), che mi porta a pensare a “a dream within a dream” (Il sogno dentro al sogno), che mi rimanda a E. A. Poe che lo scrisse, che scrisse anche “The black cat”, il racconto sul gatto nero ucciso che si ripresenta, vivo, con macchie di pelo bianche… Stop. Azzardato? Forse. Certo però che sia Iron Maiden che Derek Riggs sono sempre stati legati a Poe, per cui questo volo di fantasia potrebbe non essere così peregrino.

“Seventh Son Of A Seventh Son”
Anno d’uscita: 1988
“Seventh Son Of A Seventh Son”
. Questo è l’ultimo lavoro degli Iron Maiden pubblicato nella decade degli Anni’80. L’immagine rappresenta un Eddie formato solo nella parte superiore. Sembra lo stesso di “Somewhere in Time”, con i suoi componenti cybernetici. Lo osservo e due cose attirano la mia attenzione. La prima è che dove dovrebbe esserci un cuore ora c’è una mela. Quella del peccato originale forse? Presto per dirlo, ma la sensazione è quella. La seconda è che nella sua mano sinistra (vai a sapere se ha qualche valenza simbolica) tiene un essere appena nato, ancora avvolto dal sacco amniotico da cui tenta disperatamente di uscire. Eddie lo porge verso di noi come per presentarcelo. Il settimo figlio di un settimo figlio, una creatura speciale, col potere di determinare le sorti dell’eterna guerra tra bene e male. Prendetene atto, è nato. E qui ho la folgorazione. Qualcosa non mi torna nella firma di Riggs, ben visibile sopra il pelo dell’acqua alla destra di Eddie. Vi ricordate che nel primo articolo scrivevo della mia interpretazione preferita attorno al simbolo firma di Riggs? Va ricordato che la linea diagonale che collega il cerchio grande a quello piccolo a destra rappresenta la direzione da percorrere grazie all’ispirazione divina. C’è sempre stata nelle firme di Riggs, ma questa volta no. Cosa ci vuole dire l’autore? Forse che il destino dell’Universo è già segnato e quindi non c’è più bisogno di indicare la via, poiché ormai tracciata? Oppure esattamente il contrario, cioè sarà proprio il settimo figlio del settimo figlio, l’essere che Eddie ci sta mostrando, ad indicare una delle due vie, quella che condannerà l’altra parte? Un vero colpo di scena. Stiamo assistendo al momento in cui tutto è ancora congelato in attesa che un’azione o un evento rompano quell’eterno equilibrio, dando il via ad una nuova era. Non sarà un gatto a compiere il gesto determinante, questo è chiaro, per cui trovo inutile cercarlo, sicuramente non ci sarà. Tranne per il fatto che mi è caduto l’occhio sulla strana forma di quella bruciatura sul libro nel retro di copertina. Pare un gatto sdraiato, di quelli che sonnecchiano mollemente sul divano. Mah, sarà solo suggestione…?!
Fabio Vannucci       

Si chiude così il primo ciclo dedicato alle copertine degli Iron Maiden con i segreti nascosti di Derek Riggs, ma prossimamente torneremo a parlare della super band britanni con l’analisi degli artworks dei loro singoli! Continuate a seguirci…