Anno d’uscita: 1975
Regia: Steven Spielberg
È arrivata l’estate! Siete pronti per partire verso le vostre mete tanto desiderate dopo un anno di duro lavoro? Anche la televisione lo sa e vi guarda… intenti a preparare le valigie, programmando come di consueto i classici film incentrati sulle disgrazie estive e sui viaggi. Da “Alive” a “47 Metri” e “Paradise Beach” è tutto un susseguirsi di situazioni terribili che vi faranno passare la voglia di prendere aerei, fare una bella immersione o surfata. Non si capisce ancora quale sia lo strano motivo, per cui i palinsesti cinematografici propongano ogni volta in prima serata, la proiezione di pellicole piene di sfighe allucinanti che colpiscono le persone in villeggiatura.

Ma il film iettatore per eccellenza rimane imprescindibilmente “Lo Squalo”: il signor film anti-estate. Diretto dal maestro Steven Spielberg, sarà la svolta decisiva nella Nuova Hollywood, per innovazione di trama e di genere. Il protagonista non è una persona ma un enorme squalo bianco che scompiglia e sgomenta i bagnanti della tranquilla e assolata spiaggia di Amity.

Lo squalo è un essere che non dialoga e non esprime sentimenti, ma distrugge e divora tutto ciò incontra per la sua strada, prediligendo le persone. Attorno a lui ruota tutta la storia e tutti i tentativi per la cattura organizzati e messi a punto dal capo della polizia Martin Brody, dall’oceanografo Matt Hooper, e dal burbero (e sempre alticcio) cacciatore di squali Quint. Lo squalo tiene le redini di tutta la diegesi, attivando strategie e metodo degni di un soldato in guerra, alienato solo dalla sua ferocia.

Il blockbuster è nato dall’omonimo romanzo uscito l’anno prima e scritto da Peter Benchley. Spielberg non venne attirato solamente dalla storia ma anche dalla copertina del manoscritto, tanto da utilizzare la stessa immagine per realizzarne la locandina. Il disegno originale è un quadro, opera dell’artista Roger Kastel.
È una minimal art che agguanta lo spettatore e non lascia nulla all’immaginazione. È potente ed estremamente incisiva, lo squalo sta affiorando dalle profondità del mare e si dirige con decisione a tutta velocità verso una ragazza che ignara di tutto, si sta rilassando a galla sul suo materassino. La giovane è Christine Watkin, la cui scomparsa fa da incipit alla pellicola: la prima vittima del mostruoso mammifero che la sorprenderà nell’oscurità di un bagno di mezzanotte. La sua uccisione sarà il motore che porterà alla caccia. Nel manifesto, lo squalo è ripreso da sotto, intenzionalmente per far risaltare la sua parte più minacciosa: i suoi denti.
Il titolo originale del film è infatti “Jaws” che significa “fauci” e non “Lo Squalo” come l’adattamento italiano. Non ci si focalizza sulla pinna ma si esalta l’aspetto più spaventoso. La panoramica dentaria è stata modificata dalla prima precedente cover del volume di Benchley; molto più minimale, curata da un altro designer: Paul Bacon. La differenza è sostanziale, lo squalo manca completamente di denti affilati e la scena si svolge in un nero opaco, lontano dall’impressionismo di Kastel.

La modifica e la scelta sull’immagine di quest’ultimo sarà una decisiva scelta di marketing. I denti dello squalo sono stati volutamente sovradimensionati e affilati per rendere maggiormente l’idea di spettacolarizzazione del terrore, mentre la mandibola protratta in avanti è fedele all’anatomia che garantisce una presa sicura e letale. L’inquadratura perpendicolare è stata incredibilmente immortalata per davvero dal fotografo Euan Rannachan mentre si trovava immerso al largo delle coste del Messico. Il risultato è la perfetta ricreazione del poster, uno scatto pazzesco non solo per la posizione ma soprattutto perché Euan è sopravvissuto dopo l’incontro!L’affiche nella sua semplicità è di una efficacia totale, sia per la sua grafica, sia per la sua mancanza di speranza. La vittima è lì, incurante del suo destino. Tutt’intorno all’animale c’è un blu plumbeo e denso che rende impossibile intravedere attraverso. Nell’immaginario collettivo il mare è sempre stata la scenografia di insidie e di terrori che hanno ispirato lo scrittore Jules Verne in “Ventimila leghe sotto i mari” e i registi Renny Harlin di “Blu Profondo” e Chris Kentis con la serie “Open Water”.

Comunque, al di là di tutti i film e libri a riguardo, lo squalo di per sé non è feroce come lo si crede, per colpa di lungometraggi di questo tipo la sua fama è diventata temuta e purtroppo ingiustamente presa di mira da cacciatori e da sprovveduti curiosi. È semplicemente l’abitante naturale del suo habitat e ha tutto il diritto di viverci, diversamente da noi. Le sue azioni sono giustificate dal proprio istinto e dalla sua predisposizione a procacciarsi il cibo, per cui è opportuno sfatare tutte queste leggende che si accaniscono su di lui. È il re dell’oceano. Lo squalo non è cattivo, è che lo disegnano così!
Sara”Shifter”Pellucchi

 

 

 

Per saperne di più sul film, potete leggere la recensione completa sul sito di Silenzio In Sala con il quale collaboriamo cliccando la scheda sottostante: