Anno d’uscita: 2013
Regia: Shinji Aramaki
«Il mio teschio è un simbolo di libertà!». “Capitan Harlock”: un film in CGI 3D del 2013 diretto da Shinji Aramaki, scritto da Harutoshi Fukui, puramente ispirato dal manga di Leiji Matsomoto del 1977.

La locandina giapponese mostra l’immensità e il silenzio dell’Universo. In questa parte di infinito si muove l’Arcadia, il veliero di Harlock, che ha un aspetto ancora più spettrale della nave Death Shadow che mostra senza paura le scelte di chi vive su di essa, nonché anima del suo amico Tochiro che vive a bordo.
Qui la figura del Jolly Roger, non è solo un vessillo, ma diventa un simbolo di rivolta verso l’omologazione; ciò diventerà una costante universale.

Nel poster l’archetipo dell’antieroe byroniano prende vita in maniera prorompente, nella rappresentazione di ogni singolo personaggio; si denota la presenza di elementi cromatici steampunk, e la peculiarità del binomio colore degli abiti e del metallo che narra i singoli dettagli dei personaggi in esame.
La Terra che giganteggia sullo sfondo rompe l’equilibrio del vuoto e si rivela essere la vera fine del viaggio dell’equipaggio, e, al tempo stesso, è una metafora personale di ogni vita mostrata.

Vediamo sulla destra in alto Tori, il corvo che si appoggia sempre sulla spalla di Harlock, che ricorda il suo amico nella serie animata manga, caratterizzato dalla famosa sagoma cartoonesca.
Sotto di lui c’è il suo padrone Capitan Harlock, messo nella tanto amata posa canonica e solenne nel suo silenzio, la nera silhouette è spezzata dai dettagli rossi dell’abito, che fanno risaltare tutti i contrasti presenti in lui.

Un dettaglio importante in questa cromia è l’alternazione del rosso e del nero, in cui il mantello nasconde un’anima rossa che brucia, mentre la parte finale avvolta rivela il suo carattere deciso e senza paura, rappresentato con il colore del fuoco.

La cicatrice ovviamente è in bella vista sulla sinistra e mostra chiaramente una ferita, simbolo di qualcosa di profondo, la benda sull’occhio destro, nascosto dal ciuffo parla esplicitamente del suo vivere con un blocco delle emozioni e della lotta del presente, l’unica cosa importante.
In un’altra versione del manifesto è soverchiata dall’immagine parziale della Terra, gli altri componenti dell’equipaggio sono schierati circondando il capitano in una specie di semicerchio.

Come prima figura troviamo Mime, ultima rappresentante di una stirpe aliena, come si vede soprattutto dagli occhi, è una creatura eterea nella sua rappresentazione, in quanto è l’incarnazione della fede in Harlock, non a caso ripete spesso: «Sono fedele a Capitan Harlock!»
Si prosegue con il giovane Yama, in risalto si nota il dettaglio minuzioso della mano vicino al fodero della pistola, il sempre presente teschio con le tibie, situato sul petto dalla parte del cuore che con il suo sguardo torvo sono la somma di quello che smuove le sue gesta e le sue riscoperte.

Yattaran, il corpulento uomo d’azione, con il maglione a righe bianche e nere, la bandana e la posa delle braccia, sono le icone del più canonico membro di una scialuppa pirata.

La prorompente Yuki, colei con il colore del suo abito tendente al rosa-viola, rappresenta sia la serenità ritrovata nella casa che è l’Arcadia, che la fiducia stessa verso chi la aiutata.

L’opera in questione è l’ennesimo rifacimento del soggetto forse più amato dagli appassionati di Manga, qui viene mostrata l’ennesima versione del capitano, che si distacca completamente dall’iconografia classica rimasta impressa nei nerd della mia generazione, mostrandosi ancora più adimensionale. Con questo, intendo una presa di posizione più ideologica e filosofica, qui viene mostrata la redenzione dal passato, la rinascita e della speranza.

Il primo riferimento filosofico è quello di Søren Aabye Kierkegaard, che poneva il dubbio sulla difficoltà della scelta, sapendo che una volta presa, le altre possibilità svaniscono per sempre. In secondo luogo è implicito il “concetto di essere e tempo” di Martin Heidegger: noi non siamo ora caratteristiche o classificazioni generiche, ma siamo in divenire, in quanto il tempo diventa lui stesso la persona che siamo.

Qui viene esemplificato il principio vitale della pirateria, ovvero il non farsi viziare e non diventare parte di una politica nazionale, restare liberi dietro un proprio vessillo, il Jolly Roger. L’occidentalizzazione di questa icona è diventata famosa come pericolo di vita e di morte, non tutti sanno che nella cartomanzia rappresenta sì la fine, ma anche un nuovo inizio, trasformando il suo significato in cambiamento.

Questo inseguimento, tra stupendi combattimenti spaziali, tattiche militari dove vige la presenza di un certo onore piratesco, è un punto che verrà precisato dopo, il tutto porta alla ribalta pochi personaggi ben descritti, tutti importanti nel descrivere a livello umano una realtà vastissima che si cela apparentemente in una narrazione minimalista.

Tra combattimenti nello spazio, sottotrame politiche, menzogne e smascheramenti, questa narrazione effimera si riempie e prende vita grazie ai dubbi, per poi dare adito a poche e veritiere risposte, la metafora dell’”Io” che sovrasta e prende il posto delle apparenze, nel divenire presente e futuro!

Con questa pellicola Harlock non è più un essere umano, ma un idea che vive e lotta per creare il suo tempo, tornando a dare fiducia ad un mondo nuovo.
Mirco “Nemo” Quartieri

 

 

 

 

 

 

 

 

Per saperne di più sul film, potete leggere la recensione completa sul sito di Silenzio In Sala con il quale collaboriamo cliccando la scheda sottostante: